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Versione completa: Un Burattino di nome Pinocchio
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Alessio (WDSleepingBeauty)
Un incantevole film d'animazione italiano di Giuliano Cenci del 1972.

E' un film d'animazione che per 90 minuti vi terrà incollati allo schermo.....è fedelissimo all'originale racconto di Collodi e ci sono canzoni meravigliose!
Chuck_B
consiglio ad entrambi di eliminare / editare il messaggio.
è vietato parlare o meglio istigare gli utenti del forum a fare qualcosa di illegale...

Il download da emule di materiale protetto da diritti d'autore è illegale, anche se come dici tu è gratis...

Editate che è meglio, va'
Simba
Sandrus ha pienamente ragione ragazzi, fate attenzione a parlare così pubblicamente di pirateria, ci si potrebbe trovare in situazioni spiacevoli, chiudo la discussione, magari parlatene in privato.
Grazie. Saluto.gif
belle
si in effetti sarebbe meglio o altrimenti lo editiamo noi, ragazzi mi raccomando è per il bene del forum, cercate di capire, senti simba ma qui a me non risulta chiuso il topic? huh.gif
ciao biggrin.gif Saluto.gif
Simba
E' si c' hai ragione rolleyes.gif il fatto è che ho parlato troppo presto blink.gif ora dopo l' aggiornamento del forum sono moderatore solo della mia area, tongue.gif quindi qui nn posso fare niente, lo dovrebbe fare un moderatore di qui. Saluto.gif
March Hare = Leprotto Bisestile
Sarebbe meglio se i primi due messaggi venissero editati dal moderatore, senza aspettare che lo facciano gli autori stessi dei messaggi. Anch'io sono moderatore (non di quest'area) e visto che il nostro compito è decidere quello che va e quello che non va credo non ci sia problema se cancelliamo i due messaggi. Ripeto, è nostro dovere. Non vorrei rischiare per non aver agito in tempo. Belle, tu sei moderatrice qui?
Marvin Acme
MEA CULPA MEA CULPA MEA CULPA, comunque l'ho eliminato il mio messaggio....ma che vuol dire "edita"?
winnetto
CITAZIONE (Re Rhitta @ 14/12/2006, 20:47)
MEA CULPA MEA CULPA MEA CULPA, comunque l'ho eliminato il mio messaggio....ma che vuol dire "edita"?
*


Non vuol dire proprio cancellare , ma correggere smile.gif
Pan
Ho provveduto io ad editare il post. Scaricare film o altro materiale protetto da copyright è reato.
Alessio (WDSleepingBeauty)
Chiedo scusa amici, perdonatemi! cry.gif
Alessio (WDSleepingBeauty)
Salve amici, Saluto.gif

avete presente l'incantevole film d'animazione di Giuliano Cenci del 1972 dal titolo:
Un Burattino di Nome Pinocchio ( a detta di molti l'unica opera cinematografica ( tra le innumerevoli versioni ) più fedele al racconto originale di Collodi )

Ebbene: sul sito ''Cinemino'' vi è un magnifico articolo sul film di Cenci, realizzato dal grande Mario Verger.
Trovate l'articolo andando su Google e sul Web scrivete: un burattino di nome pinocchio e cliccando sul terzo indirizzo che appare.

Ho chiesto a Mario Verger ( tramite eMail ) informazioni sull'uscita in DVD del film animato e lui mi ha risposto così:
(P.S.: leggete tutto QUELLO CHE C'E' SCRITTO: E' INTERESSANTISSIMO!!!!!!)

"""Ciao Alessio
ho letto il Tuoi apprezzamenti al mio articolo sul Pinocchio di Cenci e ti ringrazio.
Sono molti anni che scrivo di cinema di animazione e ogni articolo che ho scritto ha sempre riscosso curiosità da parte degli appassionati dell'argomento trattato.
Il DVD su Pinocchio non esiste, in quanto il film cioé il negativo, oggi è di proprietà della RAI; motivo per cui, come è facile immaginare, hanno più interesse a mandare in onda i loro programmi soliti rispetto all'enorme patrimonio filmico presente nei loro archivi.
a presto
mario verger"""

Al che io ho scritto:
"""adesso desidero disperatamente il DVD del film d'animazione;
allora: propongo 2 possibili soluzioni:
1) invitare la RAI ( che possiede il negativo del film ) a realizzare il DVD del film di Cenci.
2) se la RAI si rifiuta di realizzare il DVD allora costringiamola ( visto che possiede tutti i diritti ) a mandare in onda il film animato sulle sue reti ( tanto non le costa nulla avendo l'esclusiva ), ricordandole che può realizzare ascolti da capogiro visto l'irreperibilità del film e la richiesta di molti appassionati. Se la RAI saprà ben pubblicizzarlo guadagnerà molto. In questo modo il film verrà apprezzato anche da chi non l'ha mai visto.
Che ne dici caro Mario? Dobbiamo farci sentire! Il film dev'essere rivalutato e non lasciarlo seppellito negli archivi RAI a marcire.
Scriviamo una lettera alla RAI ? ( E' la RAI l'unica che possiede i diritti sul film vero? )""".

Che ne pensate amici? Secondo voi è possibile arrivare ad un accordo con la RAI?
RISPONDETE IN TANTI!!!! w00t.gif w00t.gif w00t.gif
Pan
CITAZIONE (Walt Disney Sleeping Beauty @ 15/12/2006, 23:01)
Chiedo scusa amici, perdonatemi! cry.gif
*

Non preoccuparti, non è successo nulla. wink.gif
March Hare = Leprotto Bisestile
CITAZIONE (Walt Disney Sleeping Beauty @ 16/12/2006, 16:32)
2) se la RAI si rifiuta di realizzare il DVD allora costringiamola ( visto che possiede tutti i diritti ) a mandare in onda il film animato sulle sue reti ( tanto non le costa nulla avendo l'esclusiva ), ricordandole che può realizzare ascolti da capogiro visto l'irreperibilità del film e la richiesta di molti appassionati.

Dubito che gli ascolti sarebbero alle stelle. Io, ad esempio, lo guarderei con interesse se venisse trasmesso solo ed esclusivamente perché mi avete fatto incuriosire e sono convinto che molti farebbero come me (cioè lo guaderebbero solo sotto il consiglio di un appassionato come te, Sleeping Beauty, ma dato che gli appassionati d'animazione in Italia sono pochissimi e che è difficile convincere gli altri che l'animazione è arte...)
Alessio (WDSleepingBeauty)
Caro lepr8, non posso darti torto... sleep.gif

Forse in Italia, gli unici veri appassionati d'animazione siamo noi, la comunità di questo sito di Guido e le comunità di altri siti d'animazione... sleep.gif

Però, leggendo l'articolo vi è scritto che mezzo mondo ha apprezzato il film d'animazione di Cenci! w00t.gif
E' conosciuto anche in America , infatti gli americani che sono intervenuti nelle risposte all'articolo ci sono.

Purtroppo il film non è mai stato considerato dalla critica, ma merita di essere rivalutato...
Rimarrete incantati guardandolo...è il racconto di Collodi che vivrà sui vostri schermi... Innamorato.gif

A proposito:
Mario Verger mi ha scritto:

''Un Burattino di Nome Pinocchio'' di Cenci fu mandato in onda nel 1989 o agli inizi del 1990 da RaiTre: c'era una presenatrice che presentava il programma che, di puntata in puntata, introduceva l'episodio del film, spezzettato in diverse puntate di 12 minuti l'una circa. Come al solito, anziché trasmetterlo per intero per farlo "gustare" ai telespettatori, hanno preferito diluirlo in brani intervallati in diverse puntate settimanali. Alle Teche Rai hanno appunto copia di questa messa in onda che risale ad oltre 15 anni fa.
Sudicio Briccone
Sarà legale indicare il link Youtube per vedere materiale protetto da copyright? boooh!

http://www.youtube.com/view_play_list?p=FEE289ECF3F67BDE

Rimuovete pure se lo ritenete opportuno...
Pan
CITAZIONE (Sudicio Briccone @ 16/2/2009, 15:00) *
Sarà legale indicare il link Youtube per vedere materiale protetto da copyright? boooh!

Suppongo di sì, altrimenti avrebbe provveduto youtube stesso a rimuovere i video. wink.gif
Rainbow

Il “Pinocchio” di Giuliano Cenci è tornato a casa

Presentata all’Odeon di Firenze la versione restaurata di “Un burattino di nome Pinocchio”


di Damiano Fedeli


“Il mio Pinocchio si è fatto un bel giro nel Paese dei balocchi, e ora è tornato a casa”. Brillano gli occhi di Giuliano Cenci, fiorentino, classe 1931, uno dei padri del cinema d’animazione italiano, per alcuni il padre indiscusso dei cartoons di casa nostra. Il suo Pinocchio – lungometraggio in disegni animati del 1971 – torna adesso idealmente a casa. Le bobine dei negativi originali sono state ritrovate per puro caso la scorsa primavera in un magazzino a Roma, dopo una caccia al tesoro durata almeno vent’anni. E adesso il film, restaurato e digitalizzato in HD dal Centro sperimentale di cinematografia, è stato finalmente proiettato – domenica 15 alle ore 16 in anteprima al cinema Odeon di Firenze – probabilmente per la prima volta in maniera degna dopo quarant’anni. E questo è già un evento per un cartone dalla storia rocambolesca e sfortunata. Come il Pinocchio di Collodi, anche il film di Cenci è incappato in gatti e volpi, materializzatisi sotto forma di miopia imprenditoriale, banche e carte bollate. “Sennò – e il disegnatore fiorentino lo ripete senza falsa modestia – a quest’ora starebbe parlando con il Disney italiano”. E c’è da credergli, se persino il creatore di ET, Carlo Rambaldi, che il cartone di Cenci l’aveva a suo tempo visto, lo definì “l’unico vero Pinocchio”. Merito di un tratto nel disegno delicato e poetico, che ora il restauro ha restituito in tutta la vivezza dei colori originali. Merito di una fedeltà alla storia di Collodi portata avanti come programma. “Il Pinocchio di Disney era una favola tirolese, era snaturato”, racconta Cenci. “Io volevo rispettare il testo originale”.

Per raccontare questa straordinaria storia bisogna fare un passo indietro. A quando – alla fine degli anni ‘30 – Cenci uscì dal cinema dopo aver visto la Biancaneve di Disney e, sicuro, disse alla mamma: “Anche io voglio disegnare cartoni animati!”. Di scuole non ce n’erano. “Decisi di imparare da solo”, racconta ora il disegnatore. I primi suoi esperimenti sono del ’45, quando frequentava il liceo artistico a Firenze. “Feci uno di quei libretti che si sfogliano velocemente, dando l’illusione dell’animazione. Era un Paperino che camminava nel bosco per poi andare a sbattere in un tronco, distratto da un pappagallo”. In quegli anni, nel ’49, uscì il primo lungometraggio d’animazione italiano, la “Rosa di Bagdad” di Anton Gino Domeneghini. E la scuola di Cenci erano quei ritagli di pellicola inceppata e strappata che gli operatori dei cinema, amici, gli regalavano. “Me li studiavo fotogramma per fotogramma, per carpire i segreti dell’animazione. E mettevo in pratica quello che imparavo grazie agli strumenti, artigianali ma efficientissimi e innovativi, che mi costruivano mio padre e mio fratello Renzo”.

Siamo alla metà degli anni Cinquanta. Con il fratello, Cenci mette su una ditta di pubblicità. “I soldi non bastavano e lavoravo anche come operaio al Comune di Firenze. Di giorno riparavo le strade, di sera disegnavo, le mani tremanti per la fatica”. C’era del genio e dell’innovazione. “Per un parrucchiere di piazza Leopoldo realizzammo una réclame cinematografica che per la prima volta in Italia mescolava figure vere e figure disegnate. Una ragazza in carne e ossa usciva dal salone e riceveva il fischio compiaciuto di un Cupido cartone”. Arrivano i Caroselli. E Cenci gioca un ruolo di primo piano: è lui a dare il via al filone dei disegni animati nelle pubblicità, creando il pinguino Chico per i frigoriferi Philco. Con nomi come Bruno Bozzetto, padre del Signor Rossi, i fratelli Pagot (gli autori di Calimero) e Osvaldo Cavandoli, ideatore della Linea, il disegnatore fiorentino dette vita a Milano all’Isca, l’Istituto superiore per il cinema di animazione. Lì, quel gruppo agguerrito e creativo realizzò alcuni dei più famosi Caroselli, pezzi di storia della tv italiana.

È il 1967 quando Cenci decidere di mettere mano alla realizzazione del film di Pinocchio. “Il lungometraggio è il sogno di ciascun animatore”, racconta. Per realizzarlo, decise di dar vita a una inedita forma di ‘azionariato diffuso’. “Preparammo una dozzina di scene pilota, un totale di quattro-cinque minuti. Furono proiettate allo Stensen a Firenze, durante una serata presentata da Corrado”. Gli investitori si trovarono e fu raccolta una somma considerevole. “Erano circa 470 milioni di lire, una cifra alta, ma garantita: ciascuno avrebbe avuto la sua parte degli incassi in ragione della quota versata. I finanziatori potevano venire a controllare in ogni momento l’avanzamento dei lavori”.
Una cinquantina fra disegnatori, operatori e tecnici lavorarono a “Un burattino di nome Pinocchio” (questo il titolo completo del film) in un laboratorio a Coverciano per cinque anni. Furono prodotte un totale di settecentomila tavole disegnate a mano, per 93 minuti di cartone animato. Il doppiaggio avvenne a Roma alla Cdc, con voci prestigiose come quelle di Lauro Gazzolo e di Renato Rascel (autore anche delle musiche), dei giovani Ferruccio Amendola, Vittoria Febbi, Roberta Paladini.

La sfortuna di un capolavoro mancato del cinema italiano comincia qui. Cenci scandisce le date con precisione e un velo di tristezza. “Era la prima settimana di settembre 1971. Il film fu presentato alla stampa. Goffredo Lombardo, il direttore generale della Titanus, colosso mondiale della distribuzione, mi convocò nella sua stanza. Era fatta: voleva distribuire il mio Pinocchio in tutto il mondo”. Uno scrupolo di coscienza fermò per un attimo Cenci. “Volevo consultare i miei finanziatori, mi pareva doveroso e corretto. Ma quello che aveva la quota maggiore mise il suo veto. Tornai da Lombardo con le lacrime agli occhi e fui costretto a rifiutare: che pazzia!”. Il Pinocchio uscì, ma con estrema difficoltà e in malo modo, con distributori indipendenti. “Pensi: a Firenze fu proiettato all’Arlecchino, cinema porno. E le mamme i bambini, comprensibilmente, non ce li portavano. Con un’uscita di questo tipo, all’estero ce lo comprarono per un boccon di pane. Eppure ha girato in mezzo mondo. Anche in modo rocambolesco o piratato, come in Egitto, dove fu proiettato a mia insaputa all’ambasciata italiana, con i sottotitoli in arabo”.

Arrivano i debiti, i passaggi di mano e i tribunali: prima i diritti vengono ceduti a una ditta di Firenze, la Cartoonfilm, poi, per una riduzione in puntate, alla Rai con cui la stessa Cartoonfilm ingaggia e perde una decennale (dall’89 al 99) guerra giudiziaria. “In tutto questo, i negativi originali erano spariti: li abbiamo cercati dappertutto”, racconta Cenci. Finché a marzo 2011 Massimo Becattini, restauratore fiorentino di documentari d’arte, non li ha rintracciati nei magazzini della vecchia Telecolor (oggi Eurolab), a Roma. Il restauro – effettuato dalla stessa Eurolab – lo ha pagato in parte la Cineteca nazionale, in parte lo stesso Cenci, entusiasta come non mai di questo ritrovamento. “Siamo arrivati appena in tempo: i negativi rischiavano di sbiadire. Ora sono stati ritrovati i colori originali e ripuliti i suoni”. Infine, si commuove: “Per me è stato come aver ritrovato un figlio, sa?”.


Toscana Oggi, 24 gennaio 2012
Alessio (WDSleepingBeauty)
QUOTE (Rainbow @ 26/1/2012, 18:35) *
Il “Pinocchio” di Giuliano Cenci è tornato a casa

Presentata all’Odeon di Firenze la versione restaurata di “Un burattino di nome Pinocchio”


di Damiano Fedeli


“Il mio Pinocchio si è fatto un bel giro nel Paese dei balocchi, e ora è tornato a casa”. Brillano gli occhi di Giuliano Cenci, fiorentino, classe 1931, uno dei padri del cinema d’animazione italiano, per alcuni il padre indiscusso dei cartoons di casa nostra. Il suo Pinocchio – lungometraggio in disegni animati del 1971 – torna adesso idealmente a casa. Le bobine dei negativi originali sono state ritrovate per puro caso la scorsa primavera in un magazzino a Roma, dopo una caccia al tesoro durata almeno vent’anni. E adesso il film, restaurato e digitalizzato in HD dal Centro sperimentale di cinematografia, è stato finalmente proiettato – domenica 15 alle ore 16 in anteprima al cinema Odeon di Firenze – probabilmente per la prima volta in maniera degna dopo quarant’anni. E questo è già un evento per un cartone dalla storia rocambolesca e sfortunata. Come il Pinocchio di Collodi, anche il film di Cenci è incappato in gatti e volpi, materializzatisi sotto forma di miopia imprenditoriale, banche e carte bollate. “Sennò – e il disegnatore fiorentino lo ripete senza falsa modestia – a quest’ora starebbe parlando con il Disney italiano”. E c’è da credergli, se persino il creatore di ET, Carlo Rambaldi, che il cartone di Cenci l’aveva a suo tempo visto, lo definì “l’unico vero Pinocchio”. Merito di un tratto nel disegno delicato e poetico, che ora il restauro ha restituito in tutta la vivezza dei colori originali. Merito di una fedeltà alla storia di Collodi portata avanti come programma. “Il Pinocchio di Disney era una favola tirolese, era snaturato”, racconta Cenci. “Io volevo rispettare il testo originale”.

Per raccontare questa straordinaria storia bisogna fare un passo indietro. A quando – alla fine degli anni ‘30 – Cenci uscì dal cinema dopo aver visto la Biancaneve di Disney e, sicuro, disse alla mamma: “Anche io voglio disegnare cartoni animati!”. Di scuole non ce n’erano. “Decisi di imparare da solo”, racconta ora il disegnatore. I primi suoi esperimenti sono del ’45, quando frequentava il liceo artistico a Firenze. “Feci uno di quei libretti che si sfogliano velocemente, dando l’illusione dell’animazione. Era un Paperino che camminava nel bosco per poi andare a sbattere in un tronco, distratto da un pappagallo”. In quegli anni, nel ’49, uscì il primo lungometraggio d’animazione italiano, la “Rosa di Bagdad” di Anton Gino Domeneghini. E la scuola di Cenci erano quei ritagli di pellicola inceppata e strappata che gli operatori dei cinema, amici, gli regalavano. “Me li studiavo fotogramma per fotogramma, per carpire i segreti dell’animazione. E mettevo in pratica quello che imparavo grazie agli strumenti, artigianali ma efficientissimi e innovativi, che mi costruivano mio padre e mio fratello Renzo”.

Siamo alla metà degli anni Cinquanta. Con il fratello, Cenci mette su una ditta di pubblicità. “I soldi non bastavano e lavoravo anche come operaio al Comune di Firenze. Di giorno riparavo le strade, di sera disegnavo, le mani tremanti per la fatica”. C’era del genio e dell’innovazione. “Per un parrucchiere di piazza Leopoldo realizzammo una réclame cinematografica che per la prima volta in Italia mescolava figure vere e figure disegnate. Una ragazza in carne e ossa usciva dal salone e riceveva il fischio compiaciuto di un Cupido cartone”. Arrivano i Caroselli. E Cenci gioca un ruolo di primo piano: è lui a dare il via al filone dei disegni animati nelle pubblicità, creando il pinguino Chico per i frigoriferi Philco. Con nomi come Bruno Bozzetto, padre del Signor Rossi, i fratelli Pagot (gli autori di Calimero) e Osvaldo Cavandoli, ideatore della Linea, il disegnatore fiorentino dette vita a Milano all’Isca, l’Istituto superiore per il cinema di animazione. Lì, quel gruppo agguerrito e creativo realizzò alcuni dei più famosi Caroselli, pezzi di storia della tv italiana.

È il 1967 quando Cenci decidere di mettere mano alla realizzazione del film di Pinocchio. “Il lungometraggio è il sogno di ciascun animatore”, racconta. Per realizzarlo, decise di dar vita a una inedita forma di ‘azionariato diffuso’. “Preparammo una dozzina di scene pilota, un totale di quattro-cinque minuti. Furono proiettate allo Stensen a Firenze, durante una serata presentata da Corrado”. Gli investitori si trovarono e fu raccolta una somma considerevole. “Erano circa 470 milioni di lire, una cifra alta, ma garantita: ciascuno avrebbe avuto la sua parte degli incassi in ragione della quota versata. I finanziatori potevano venire a controllare in ogni momento l’avanzamento dei lavori”.
Una cinquantina fra disegnatori, operatori e tecnici lavorarono a “Un burattino di nome Pinocchio” (questo il titolo completo del film) in un laboratorio a Coverciano per cinque anni. Furono prodotte un totale di settecentomila tavole disegnate a mano, per 93 minuti di cartone animato. Il doppiaggio avvenne a Roma alla Cdc, con voci prestigiose come quelle di Lauro Gazzolo e di Renato Rascel (autore anche delle musiche), dei giovani Ferruccio Amendola, Vittoria Febbi, Roberta Paladini.

La sfortuna di un capolavoro mancato del cinema italiano comincia qui. Cenci scandisce le date con precisione e un velo di tristezza. “Era la prima settimana di settembre 1971. Il film fu presentato alla stampa. Goffredo Lombardo, il direttore generale della Titanus, colosso mondiale della distribuzione, mi convocò nella sua stanza. Era fatta: voleva distribuire il mio Pinocchio in tutto il mondo”. Uno scrupolo di coscienza fermò per un attimo Cenci. “Volevo consultare i miei finanziatori, mi pareva doveroso e corretto. Ma quello che aveva la quota maggiore mise il suo veto. Tornai da Lombardo con le lacrime agli occhi e fui costretto a rifiutare: che pazzia!”. Il Pinocchio uscì, ma con estrema difficoltà e in malo modo, con distributori indipendenti. “Pensi: a Firenze fu proiettato all’Arlecchino, cinema porno. E le mamme i bambini, comprensibilmente, non ce li portavano. Con un’uscita di questo tipo, all’estero ce lo comprarono per un boccon di pane. Eppure ha girato in mezzo mondo. Anche in modo rocambolesco o piratato, come in Egitto, dove fu proiettato a mia insaputa all’ambasciata italiana, con i sottotitoli in arabo”.

Arrivano i debiti, i passaggi di mano e i tribunali: prima i diritti vengono ceduti a una ditta di Firenze, la Cartoonfilm, poi, per una riduzione in puntate, alla Rai con cui la stessa Cartoonfilm ingaggia e perde una decennale (dall’89 al 99) guerra giudiziaria. “In tutto questo, i negativi originali erano spariti: li abbiamo cercati dappertutto”, racconta Cenci. Finché a marzo 2011 Massimo Becattini, restauratore fiorentino di documentari d’arte, non li ha rintracciati nei magazzini della vecchia Telecolor (oggi Eurolab), a Roma. Il restauro – effettuato dalla stessa Eurolab – lo ha pagato in parte la Cineteca nazionale, in parte lo stesso Cenci, entusiasta come non mai di questo ritrovamento. “Siamo arrivati appena in tempo: i negativi rischiavano di sbiadire. Ora sono stati ritrovati i colori originali e ripuliti i suoni”. Infine, si commuove: “Per me è stato come aver ritrovato un figlio, sa?”.


Toscana Oggi, 24 gennaio 2012


Finalmente il Pinocchio di Cenci è ritornato a noi, come un grande capolavoro che si rispetti! clapclap.gif
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