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> VIAGGIO NEL MONDO DEI CLASSICI, Divagazioni sui film, i traduttori, i parolieri e i doppiatori Disney
nunval
messaggio 30/9/2015, 17:49
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Ciao a tutti! Apro questo mio thread (una specie di blog) per condividere con tutti voi i miei primi scritti e le mie ricerche sul doppiaggio Disney, iniziate nel lontano 1992. Realizzai una scheda per ogni classico fino ad Hercules e completai il lavoro nel 1997. Non l'ho mai pubblicato (se non un piccolo riassunto sul volume edito dall'AIDAC IL DOPPIAGGIO) e a parte le schede sul sito di Antonio Genna...ora che è passato tanto tempo lo voglio rendere pubblico attraverso un canale a cui sono particolarmente legato: il nostro forum.

Inizio con BIANCANEVE . Buona lettura a tutti!

BIANCANEVE E I SETTE NANI
PINOCCHIO
FANTASIA
DUMBO, L'ELEFANTE VOLANTE
BAMBI
SALUDOS AMIGOS
I TRE CABALLEROS
MUSICA, MAESTRO!
I RACCONTI DELLO ZIO TOM
BONGO E I TRE AVVENTURIERI
LO SCRIGNO DELLE SETTE PERLE
LE AVVENTURE DI ICHABOD E MR. TOAD
DUE CLASSICI ONORARI: I SEGRETI DI WALT DISNEY e TANTO CARO AL MIO CUORE
CENERENTOLA
ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE
LE AVVENTURE DI PETER PAN
LILLI E IL VAGABONDO
LA BELLA ADDORMENTATA NEL BOSCO
LA CARICA DEI CENTO E UNO
LA SPADA NELLA ROCCIA
MARY POPPINS
IL LIBRO DELLA GIUNGLA
GLI ARISTOGATTI
POMI D'OTTONE E MANICI DI SCOPA
ROBIN HOOD
LE AVVENTURE DI WINNIE THE POOH
LE AVVENTURE DI BIANCA E BERNIE
RED E TOBY NEMICIAMICI
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messaggio 30/9/2015, 18:09
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1) BIANCANEVE E I SETTE NANI

IL FILM

La nascita del primo grande classico di Walt Disney si può far risalire ad una sera del 1934: Walt Disney riunì tutti i suoi collaboratori in sala di registrazione e li intrattenne dalle otto a mezzanotte raccontando tutta la famosa fiaba dei fratelli Grimm come la vedeva lui, recitandone tutte le parti. Concluse dichiarando che quello sarebbe stato il loro primo lungometraggio. Da quella sera ebbe inizio un periodo di fervente attività per lo studio, che si concluse con la “prima “ del film tenutasi il 21 Dicembre 1937 al Carthay Circle Theater di Los Angeles, alla presenza dei più famosi nomi della Hollywood del tempo. Si racconta che perfino Clark Gable e Carole Lombard avessero i lucciconi, quando il film arrivò al celebre finale: il consenso di pubblico e di critica fu unanime e Biancaneve incassò nei soli USA la favolosa cifra di 8 milioni di dollari. Il film, d’altra parte, era per l’epoca davvero rivoluzionario: quando i cartoons erano dei semplici cortometraggi di 7 minuti basati essenzialmente su gags, proponeva un soggetto ben preciso, con momenti comici ed altri intensamente drammatici, con una freschezza ed una sincerità raramente viste su uno schermo: Le novità tecniche usate, dallo sfavillante Technicolor alle riprese effettuate con la “ multiplane camera” che dava alle scene l’effetto della prospettiva e della profondità di campo dei film dal vero, grazie ai fondali disposti su piani diversi, furono come la ciliegina sulla torta di un opera pressoché perfetta, basata su una sceneggiatura e su personaggi caratterizzati fin nelle minime sfumature.
La credibilità dei personaggi è il grande punto di forza di Biancaneve e i sette nani: le emozioni e i sentimenti che essi provano sono quasi palpabili. Esemplare a tal proposito è l’inizio del film: Disney scelse di eliminare la parte iniziale della fiaba, che narrava la morte della madre di Biancaneve e ci immerge immediatamente nel tema principale della pellicola che è quello della gelosia tra la matrigna e Biancaneve. Il conflitto tra i due personaggi sarà instaurato in termini visivi nella scena in cui Biancaneve ascolta la canzone del principe e con una carrellata (rivoluzionaria all’epoca per il medium animazione) l’inquadratura si sposta sulla finestra dalla quale la Regina sta spiando la figliastra. La Regina e Biancaneve sono le due figure centrali del film, nonostante sia sempre stato detto che i veri protagonisti sono i sette nani; questi ultimi, sebbene siano stati dotati di una specifica identità e di un nome, sono e rimangono caratteristi che hanno la funzione di far risaltare ancor più il personaggio di Biancaneve, virtualmente in scena dall’inizio alla fine del film. Infatti i nani più importanti, che fungono da portavoce del gruppo, sono essenzialmente tre: Dotto, in quanto essendo il capo, ha l’ultima parola riguardo ad ospitare Biancaneve; Brontolo, il bastian contrario per eccellenza che è l’ultimo a lasciarsi conquistare dalla fanciulla e Cucciolo, la mascotte del gruppo e il preferito di Biancaneve, il cui mutismo ne fa una figura ancora più tenera ed istintiva, con più di un punto in comune con gli animaletti del bosco, primi amici e protettori della ragazza. Gli altri quattro sono dei semplici supporters che ripetono più o meno le stesse azioni: Gongolo ovviamente è sempre allegro, Pisolo non fa che cadere addormentato ed è sempre alle prese con una mosca dispettosa che, alla fine gli si addormenterà sul naso, Eolo si fa notare per i suoi poderosi starnuti mentre Mammolo arrossisce in continuazione per la gioia del Technicolor. Biancaneve è sicuramente ancora oggi l’eroina più popolare creata dagli studi Disney, dotata di un grande fascino, da attribuirsi non solo alle caratteristiche psicologiche ma anche al particolare modo di muoversi della figura. Fondamentale per la riuscita del personaggio è poi l’immediato rapporto che essa ha con la natura e gli animali: importantissima a tal riguardo è la scena in cui Biancaneve parla con l’uccellino caduto dal nido poco prima che il cacciatore si appresti ad ucciderla. La sua tenerezza è l’ultima goccia che fa desistere l’assassino dal suo proposito. Da antologia la celebre scena della fuga nella foresta, dove la povera ragazza vede materializzarsi tutti i suoi peggiori incubi: in effetti fino a quel momento Biancaneve non era mai stata cosciente di vivere a stretto contatto con una persona capace di ucciderla e la scena rappresenta in modo formidabile le sensazioni di una persona che vede crollare tutto il suo mondo di certezze per immergersi nella minaccia dell’oscurità. La Regina, sia prima che dopo la sua trasformazione in strega, è protagonista di scene di un impatto mai verificatosi prima nell’animazione e raramente in un film dal vero. Ci sono momenti in cui il personaggio sembra davvero di carne ed ossa e la sua rabbia repressa buca lo schermo, pensiamo per esempio all’espressione del suo volto quando scopre l’inganno del cacciatore. La sua presenza diventa poi quasi intollerabile dopo la sua trasformazione: la sequenza in cui Biancaneve morde la mela è magistrale per il senso di reale pericolo che trasmette. Gli animaletti sono splendidi e fungono da cornice a tutta la vicenda in modo eccellente: sono indimenticabili la sequenza in cui aiutano Biancaneve nelle faccende di casa e la scena finale in cui avvisano i nani dell’arrivo della strega. Il cacciatore assolve ottimamente il suo ruolo di schiavo della regina, quasi sempre riluttante ad eseguirne i voleri. Lo specchio magico è una delle figure più affascinanti del film ( impressionante la mutevolezza delle sue espressioni, considerando che ha il volto praticamente fatto di fumo). Il principe in tutti questi anni è stato il personaggio più bistrattato e accusato di essere stereotipato e vuoto. In realtà il suo ruolo doveva essere più lungo, come dimostra anche la splendida versione a fumetti del film realizzata nello stesso 1937 da Hank Porter e Bob Grant. In essa il principe coglie di sorpresa Biancaneve nascondendosi dietro un principe fantoccio che la ragazza si è costruita con un secchio, una scopa e uno strofinaccio e viene poi imprigionato nelle segrete del castello dalle guardie della Regina. La relativa insicurezza con cui gli animatori maneggiavano la figura umana convinse Disney a ridurre le sue apparizioni al minimo indispensabile e le scene descritte vennero poi effettivamente usate vent’anni dopo in La Bella Addormentata nel Bosco.
LE CANZONI DI BIANCANEVE
La musica e le canzoni del film divennero subito popolarissime : si può dire che Biancaneve è uno dei primi grandi musical della storia del cinema; le canzoni non sono mai fini a se stesse o puramente decorative ma servono allo sviluppo della storia o a definire meglio i personaggi. Sotto la supervisione dello stesso Disney , Frank Churchill, Leigh Harline e Paul Smith svolsero un lavoro superbo che avrebbe influenzato non poco la storia del cinema musicale. Particolarmente efficaci sono i temi musicali delle scene in cui compare la Regina. Le canzoni comprese nella colonna sonora sono otto, tutte composte da Frank Churchill su testi di Larry Morey: I'm wishing (Vorrei – la canzone dell’eco, reintitolata , negli anni ’60, “Io spero”), cantata da Biancaneve vicino al pozzo dei desideri, introduce il personaggio e funge da preludio all’arrivo del principe che dichiara il suo amore con One song (Non ho che un canto); With a smile and a song (Con un canto nel cuor) viene cantata da Biancaneve nel bosco; la celeberrimaWhistle while you work (Impara a fischiettar) accompagna la scena in cui Biancaneve e gli animaletti fanno le pulizie; la marcia dei nani è la famosa Heigh Ho! (Ehi ho). Dotto spiega ai nani come ci si lava al ritmo di Bluddle uddle um dum; The dwarfs’yodel song ( the silly song) (La tirolese dei nani) è il tema conduttore della famosissima sequenza in cui Biancaneve balla con i nani; Some day my prince will come (il mio amore un dì verrà) è la delicata romanza con cui Biancaneve racconta ai nani il suo incontro col principe. Quest’ ultima canzone è , insieme a One song il motivo musicale ricorrente del film, eseguiti più volte sia in forma orchestrale che cantata. Altre due canzoni furono composte ma non inserite nel montaggio definitivo: You’re never too old to be young, poi sostituita dalla Tirolese dei nani e Music in your soup, che veniva cantata in una scena in cui in nani cenavano con Biancaneve dopo essersi lavati, sequenza che Disney abolì in fase di lavorazione insieme a quella in cui costruivano un letto per Biancaneve: pur ottimamente concepite, le scene non aggiungevano nulla alla storia e ne rallentavano lo svolgimento. I due brani furono comunque incisi su disco negli anni ’60, in una sorta di seguito narrato del film intitolato The seven dwarfs and their diamone mine . Nella sua versione più breve il disco fu tradotto anche in italiano , nel 1968, nella famosa collana Disneyland “Guarda Ascolta Leggi” e le due canzoni tradotte , con i testi del paroliere Spiker, in Mai troppi saran gli anni tuoi e Questa zuppa che bontà. Il successo del film ancora oggi non accenna a diminuire; presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1938, vinse il Grande Trofeo d’Arte della Biennale, premio appositamente istituito: l’anno successivo fu la volta di un Oscar speciale composto da un premio di dimensioni regolari e sette “mini Oscar”. Dopo la prima edizione del 1938, la RKO ne fece una prima riedizione italiana per il Natale del 1949 e, nella prima vera del 1953, ne fece approntare una versione su pellicola in 16mm, stampata nei laboratori Technicolor di Londra, per le sale parrocchiali, che rimase in circolazione per oltre venti anni, anche dopo la chiusura delle agenzie della RKO nel 1958. Passata, in Italia e in molti paesi europei la distribuzione alla Rank Film, Biancaneve allietò le vacanze natalizie degli italiani nel 1962 e, dopo essere rimasta in circolazione per alcuni anni, tornò in archivio fino al Natale 1972, quando la Disney, allora distribuita in Italia dalla Cinema International Corporation, programmò in tutti i cinema la “versione moderna” del film, ridoppiato a cura di Roberto de Leonardis. Una nuova edizione venne riprogrammata per il Natale 1980, sempre dalla CIC mentre nel 1987, dopo una intensa carriera, il film venne completamente restaurato, ristampato su fotogramma panoramico e dotato di Dolby Stereo in tutto il mondo. La riedizione speciale del cinquantenario venne programmata con immenso successo anche da noi, distribuita ancora dalla CIC (ora diventata United International Pictures). Una ulteriore riedizione in tutta Europa, a cura della Warner Bros, raggiunse i cinema italiani per la Pasqua del 1992 e, nel 1994, l’opera di restauro sul film è proseguita grazie alle ricerche della Kodak, che ha utilizzato il suo sistema di restauro digitale chiamato Cineon: grazie al computer, tutti i fotogrammi del film, riportati al formato originale 1, 37: 1 sono stati completamente rigenerati e , grazie all’utilizzo di una nuova pellicola a grana finissima si è migliorato il contrasto dello stesso negativo originale, da cui sono spariti difetti esistenti fin dal 1937, come baluginii, tremolii, piccole particelle di colore dovute allo sviluppo e perfino granelli di polvere depositatisi sui disegni al momento dell’esposizione fotografica. Presentata sugli schermi nella primavera del 1994, quest’ultima riedizione è stata poi la base della prima VHS ufficiale del film, distribuita in Italia in anteprima mondiale nel maggio del 1994. Lo spettacolare restauro digitale è stato poi stampato anche in formato super 8mm in edizione limitata dalla Derann Films in Inghilterra ed ha fornito la base per la strepitosa edizione platinum in dvd distribuita nell’autunno del 2001. Per la successiva diamond edition del 2009 in alta definizione in blu ray il negativo Technicolor è stato nuovamente restaurato e scansionato con un risultato superbo.

LA VERSIONE ITALIANA

Biancaneve è uscito per la prima volta in Italia nel dicembre 1938, reduce dal trionfo alla mostra di Venezia dello stesso anno. Il film ha avuto due versioni italiane, infatti è stato ridoppiato in occasione della riedizione del 1972. Nel 1938 venne pubblicizzato orgogliosamente dalla RKO-Generalcine come “la meraviglia delle meraviglie” :Roy Disney venne appositamente in Italia per dirigere le audizioni per le voci italiane dei personaggi, accompagnato da Stuart Buchanan, voce originale del cacciatore. A Cinecittà lavoravano già molti dei doppiatori che nel dopoguerra avrebbero dato vita alla mitica cooperativa di doppiaggio CDC, a cui sarebbe stata affidata la maggioranza dei film americani. Coordinatore dell’edizione fu Cesare Cavagna, mentre la versione italiana, che si prese purtroppo parecchie libertà con l’originale, venne curata da Vittorio Malpassuti (già direttore di doppiaggio per la Fox, scrittore, poeta e giornalista) e da Simeoni, mentre Luigi Savini e A.C. Lolli si occuparono della direzione del doppiaggio. Rosetta Calavetta venne scelta per il personaggio di Biancaneve. Giovanissima, era già molto brava e doppiava all’epoca Deanna Durbin. Per il doppiaggio delle canzoni di Biancaneve venne ingaggiato il famoso soprano Lina Pagliughi, che svolse un lavoro eccellente, eguagliando se non superando la voce originale di Adriana Caselotti. Tina Lattanzi doppiò la Regina con un tono di voce perennemente minaccioso, Dina Romano ne prese il posto dopo la trasformazione in strega con effetti genuinamente terrificanti; Aldo Silvani regalò i suoi accenti solenni allo Specchio Magico e Mario Besesti fece il cacciatore, sottolineando ogni sfumatura drammatica del personaggio. Le voci dei nani sono di Olindo Cristina (Dotto), Cesare Polacco ( Gongolo ) , Lauro Gazzolo (Mammolo),Amilcare Pettinelli (un grandissimo Brontolo, scontroso e irascibile al punto giusto), mentre le piccole parti di Pisolo ed Eolo vennero affidate a Giuseppe Mazzanti e Gero Zambuto. Le poche battute del principe sono affidate a Giulio Panicali, che diventerà una delle voci di punta della CDC e dirigerà il doppiaggio di molti film Disney. E’ comunque necessario sfatare il mito di cui è stato ammantato questo doppiaggio del film, soprattutto in tempi recenti, confrontandolo sfavorevolmente con la versione del 1972. E’ vero che Roy Disney scelse personalmente le voci italiane ma né lui né il suo assistente conoscevano una parola di italiano, come risulta da un articolo pubblicato nel 1938 sulla rivista Cinema. Al giornalista che faceva loro rilevare il fatto essi risposero che il loro compito era esclusivamente quello di trovare degli attori che sapessero riprodurre fedelmente le caratteristiche vocali originali dei personaggi. Il fatto che Buchanan non potesse controllare l’esattezza della traduzione non lo preoccupava: riteneva infatti che fosse compito dei tecnici direttori del doppiaggio tradurre al meglio il copione. Si trattò di un grave errore di valutazione perché la traduzione si prese parecchie libertà con il copione originale, soprattutto per quanto riguardava i dialoghi della strega e di Biancaneve. Per esempio, nella scena in cui lo specchio rivela dove si trova Biancaneve le colline e le cascate a cui si fa riferimento nell’originale diventano “monti strani” e un ipotetico bosco “ di così cosè”!. Quando Biancaneve morde la mela le fanno dire con tono drammatico “Ho freddo al cuore” mentre in originale dice “I feel strange” cioè “mi sento strana”; l’elenco delle libertà di traduzione potrebbe continuare. Le canzoni del principe e i cori dei nani furono resi in stile opera lirica (il famoso cantante che doppia il Principe, Giovanni Manurita, è particolarmente odioso) col risultato di renderne praticamente incomprensibili i testi; Tina Lattanzi venne costretta dal direttore di doppiaggio a fare della Regina una caricatura di Greta Garbo, adottando un tono di recitazione monocorde che calca sulle frasi come se non risultassero abbastanza minacciose ( niente a che vedere con il raffinato lavoro svolto dalla stessa attrice 20 anni dopo per Malefica nella Bella Addormentata).
Nel 1972, come abbiamo detto il film è stato completamente ritradotto a cura di Roberto de Leonardis, con la direzione musicale di Pietro Carapellucci e la direzione del doppiaggio affidata a Fede Arnaud. I doppiatori appartengono alla cooperativa CVD, nata nel 1970 da una scissione della CDC. Il lavoro è accuratissimo, si tratta di un vero e proprio recupero filologico del copione originale. Le canzoni sono tradotte fedelmente dallo stesso de Leonardis con lo pseudonimo di Pertitas.
Melina Martello è una Biancaneve straordinaria, con toni dolcissimi e mai leziosi: esemplare in tal senso è il famoso dialogo con l’uccellino smarrito, superiore nella resa a qualsiasi altra versione, compresa l’originale.
Benita Martini caratterizza la Regina con una voce fredda, di ghiaccio, sotto i cui accenti è palpabile la furia repressa.
La strega è caratterizzata con toni più petulanti e caricaturali ma non per questo meno efficaci, dalla grande Wanda Tettoni.
Pur non rinunciando ad alcune celebri battute del primo doppiaggio, come il tormentone della Regina (specchio servo delle mie brame, chi è la più bella del reame?) e mantenendo giustamente i nomi dei nani così come tradotti in precedenza, ora finalmente Biancaneve può dire mordendo la mela “mi sento così strana”, il luogo dove si è rifugiata si trova “oltre le sette colline fatate, oltre le sette cascate”, i cori dei nani, affidati al complesso vocale del maestro Carapellucci sono perfetti e comprensibili e il principe può dichiarare il suo amore con la bella voce di Bruno Filippini. Le battute di dialogo sono invece affidate a Romano Malaspina.
Mario Feliciani è uno Specchio Magico affascinante, mentre Vittorio di Prima è un sensibile cacciatore. Per quanto riguarda i nani, con aderenza ancora più perfetta dei vecchi doppiatori alle voci originali, parlano grazie a Roberto Bertea (Dotto), Manlio Busoni (Brontolo), Carlo Baccarini (Gongolo), Giancarlo Maestri (Pisolo), Vittorio di Prima (Eolo) e Silvio Spaccesi (Mammolo). In questa versione udiamo per la prima volta all’inizio del film la voce di un narratore (Luciano Melani) che modifica leggermente il testo italiano scritto sul libro: ciò avviene per tradurre in maniera più fedele la narrazione senza modificare il negativo originale italiano. Lo stesso avviene quando viene inquadrato il libro della strega . Le didascalie che nel finale preannunciano l’arrivo del principe e i cui fondini illustrano il passare delle stagioni passano nel 1972 da una versione animata uguale all’originale ad una a fondino fisso su cui è scritta la nuova traduzione. Dalla riedizione del 1992 si è ritornati ai vecchi fondini e relativa traduzione.
Per le canzoni di Biancaneve la voce appartiene a Gianna Spagnulo, dotata di un timbro vocale particolarmente dolce e vellutato , capace di affrontare anche brani difficili come Some day my prince will come con grande scioltezza . Le canzoni del film hanno avuto più di una versione italiana: nel 1938 le edizioni Suvini Zerboni pubblicarono i testi italiani di Rastelli e Panzeri, in parte utilizzati anche nel doppiaggio del film. Nel dopoguerra Devilli scrisse nuovi versi italiani per il brano I’m wishing e nuove strofe per La tirolese dei nani e Non ho che un canto il cui testo italiano era stato scritto da Bertini. L’album delle canzoni con i testi di Rastelli-Panzeri-Devilli-Bertini venne pubblicato in esclusiva dalle Edizioni Curci, a partire dal 1961, mentre la nuova versione italiana di Pertitas (Roberto de Leonardis) è stata pubblicata dalla Ricordi negli anni ‘90.











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messaggio 30/9/2015, 18:09
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Io, Nun, non riesco a vedere nulla... Né link né altri testi... unsure.gif

EDIT: Ora vedo tutto perfettamente wink.gif


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messaggio 30/9/2015, 19:19
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Io non so se ci siano link o altro ma vedo tutto quello che ha scritto Nun e le immagini che ha postato.

Se posso darti un suggerimento io ti consiglio di tenere questo come 3D principale dove al primo post metti il link della scheda che hai inserito, così ti rimane tutto più ordinato e anche le discussioni degli utenti (che magari ti faranno delle domande) rimarranno in ordine.


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messaggio 30/9/2015, 19:23
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Nunziante worshippy.gif
Un grazie immenso per la condivisione di questo materiale prezioso che, sono sicuro, sarà un piacere leggere.


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messaggio 30/9/2015, 21:00
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Che bello, Nun! Grazie! Appena ho un attimo leggo tutto per bene! Dovresti scriverci un libro. smile.gif


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messaggio 30/9/2015, 21:40
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Complimentoni per questa pubblicazione, Nunval! clapclap.gif Molto interessante, non vedo l'ora di leggere le altre parti ! thumb_yello.gif


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Grazie Simba !

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messaggio 30/9/2015, 23:30
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Davvero interessante! I miei complimenti, Nù! thumb_yello.gif Sarà un piacere leggere i prossimi articoli che pubblicherai! smile.gif


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Che idea splendida Nunval... grande! ci sono molte notizie davvero dettagliate... Complimenti.


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Idea meravigliosa, complimenti!


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Logan232
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Grande iniziativa Nun, complimenti!
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nunval
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2) PINOCCHIO

IL FILM

La versione Disney del famoso romanzo di Collodi, pur essendo uno dei migliori risultati raggiunti dallo studio è sempre stata trattata con freddezza dai nostri critici e, pur ottenendo successo presso il pubblico, non ha mai soppiantato il racconto originale, come è invece successo per molti altri classici dello studio. Disney infatti si è preso molte libertà con l’originale e, per poter apprezzare appieno il risultato, è necessario staccarsi dalle ambientazioni e dalle atmosfere collodiane. Il Pinocchio di Collodi è un piccolo birbante dell’età approssimativa di dieci anni, ribelle, dispettoso, collerico e ben poco simpatico. La vita misera che i personaggi di Collodi conducono e le ambientazioni tetre del libro dovettero sembrare a Disney ben poco attraenti per un disegno animato, così egli decise per una totale rilettura e riambientazione della storia, trasferita in un villaggio alpino molto tirolese e incentrata su quattro episodi principali: la nascita del burattino, il teatrino di Mangiafuoco ( ritratto come totalmente cattivo, una vera furia umana che non esita a fare dei suoi burattini legna da ardere quando non servono più), il Paese dei Balocchi (dove la figura del Postiglione è altrettanto terrificante di quella di Mangiafuoco e la trasformazione di Lucignolo in asinello, vista attraverso le ombre sulla parete è scioccante) , ed infine il ritrovamento di Geppetto nel ventre di una gigantesca balena anziché nel pescecane immaginato da Collodi, in una sequenza dal ritmo davvero incalzante. La scena in cui Geppetto, trasformato da misero falegname in un costruttore di raffinati giocattoli ed orologi a cucù, costruisce Pinocchio è veramente deliziosa, ravvivata dai due deliziosi animaletti che vivono con lui: Figaro il gattino capriccioso come un bambino e Cleo la deliziosa pesciolina dalle movenze di odalisca.
Dopo molti ripensamenti ed un primo abbozzo della figura di Pinocchio come caricatura, si optò per una versione che desse una immagine del burattino più vicina a quella di un bambino dell’età di circa sette anni, totalmente ingenuo e con un dialogo a base di “perché?”; inoltre il burattino era privo di volontà propria, come si nota nelle scene in cui il Gatto e la Volpe, una deliziosa coppia comica degna dei fratelli Marx, per fargli cambiar idea gli rigirano semplicemente il corpo nella direzione opposta. Per contrasto, il Grillo Parlante venne trasformato da noioso ammonitore ucciso a colpi di martello in un compagno di viaggio forse un po’ pedante ma simpaticissimo. Il Grillo funge da narratore a tutta la vicenda e canta anche le più belle canzoni del film: When you wish upon a star e Give a little whistle, composte da Ned Washington su musica di Leigh Harline. Molto bella anche la figura della Fata Azzurra, che mantiene la funzione di deus ex machina che aveva nel libro e, pur comparendo solo in due sequenze, è dotata di una presenza scenica formidabile e di animazioni perfette: sembra quasi di vedere una attrice a cui qualche effetto speciale ha donato l’aspetto particolare del film. Dal punto di vista tecnico il film è ancora più sbalorditivo di Biancaneve. La Multiplane Camera sfrutta la profondità di campo in modo superbo, la carrellata che parte dalla Stella dei desideri in cielo per arrivare alla bottega di Geppetto è meravigliosa. Il Technicolor rende magnificamente i colori delle scenografie dipinti ad olio. Le magnifiche musiche e canzoni completano e arricchiscono l’opera: Leigh Harline, Ned Washington e Paul Smith hanno creato una partitura che sottolinea abilmente situazioni e stati d’animo dei personaggi, riprendendo spesso i temi delle canzoni, in tutto cinque: oltre alle già citate When you wish upon a star (Una stella cade), premiata con l’Oscar e Give a little whistle (Fai una fischiatina), abbiamo Little wooden head (Burattino), cantata da Geppetto mentre fa ballare Pinocchio coi fili, Hi-Diddle-Dee-Dee cantata dalla volpe mentre conduce Pinocchio da Mangiafuoco e infine I’ve got no strings (Mai mi legherai), particolarissimo inno di Pinocchio alla libertà, cantata durante lo spettacolo dei burattini. Le canzoni sono tutte composte da Harline e Washington che scrissero anche altri motivi poi non utilizzati o utilizzati solo in forma orchestrale, come Turn on the old music box, danzato da Pinocchio e Geppetto nella bottega. Gli spartiti pubblicati da Irving Berlin negli Usa presentano anche i brani non inseriti nel film: Honest John, Jiminy Cricket , Three cheers for anything; Monstro the whale e la già citata Turn on the old music box. è curioso notare che le canzoni del film furono pubblicate in Italia fin dal 1940, dalle edizioni Suvini Zerboni, con i testi italiani di Lario e titoli diversi. Il film doveva infatti uscire nel 1940 e la RKO aveva anche pronto tutto il materiale italiano. La casa editrice Marzocco tradusse anche il libro ricavato dal film ma, purtroppo, l’entrata in guerra degli Stati Uniti bloccò tutto e si dovette aspettare il Natale del 1947. I titoli con i quali le canzoni sono famose oggi risalgono alla pubblicazione, nel 1963, da parte delle Edizioni Curci, con i testi di Spiker. Nessuna delle due versioni italiane è utilizzata nel film. La Curci pubblicò anche, come vediamo, tutte le canzoni non utilizzate nel film

Ecco qui sotto, per completezza, uno specchietto con i titoli delle canzoni pubblicate su spartito

TITOLO ORIGINALE /TITOLO ITALIANO 1940 (Edizioni Suvini Zerboni ) /TITOLO ITALIANO 1963 (Edizioni Curci)
When you wish upon a star /Se una stella in ciel cadrà / Una stella cade
Little wooden head /Caro burattin / Burattino
Give a little whistle /Fai una fischiatina /Fai una fischiatina
Turn on the old music box /Vecchio carillon /Mi piace la pianola
Hi diddle dee dee /Mi sento un grande attore /Hi diddle dì dì
I’ve got no strings /Felice io son /Mai mi legherai
Three cheers for anything /Urrà per ogni cosa /Il paese dei balocchi
Honest John / Honest John
Jiminy Cricket /Il Grillo Parlante
Monstro the Whale / La balena

LA VERSIONE ITALIANA

Il film è uscito in Italia per il Natale 1947, in pieno dopoguerra, distribuito dalla RKO. Il doppiaggio venne curato dalla CDC, con la traduzione di Alberto Liberati . Tutte le canzoni, ottimamente tradotte, sono interpretate dagli stessi doppiatori, ad eccezione di When you wish upon a star . La bella canzone, che accompagna i titoli di testa venne interpretata da Riccardo Billi. Tra le voci si riconoscono subito Carlo Romano, irresistibile Grillo e Lydia Simoneschi, straordinaria Fata Azzurra, molto simile nei toni alla principessa del Ladro di Bagdad di Alexander Korda, da lei doppiata l’anno prima. Un merito particolare a Mario Besesti, che ha saputo ricreare un Mangiafuoco ancora più furioso della versione originale, mentre Mario Gallina utilizza al meglio i suoi toni pomposi ed aristocratici per la Volpe. Sembra poi che la voce di Pinocchio appartenga a Corrado Pani. La voce di Geppetto appartiene al famoso caratterista Mario Corte,mentre le ballerine-marionette di Mangiafuoco parlano con la spiritosa voce di Rosetta Calavetta, che, per l'occasione, sfoggia buffi accenti stranieri. A differenza di quanto era accaduto nove anni prima per Biancaneve, il doppiaggio di Pinocchio risulta uno dei più moderni mai realizzati, sia nei dialoghi che nella traduzione delle canzoni e nella recitazione degli attori. Nel 1963 verrà ridoppiata solo la canzone Una stella cade, probabilmente per tradurne anche l’intermezzo corale, lasciato precedentemente in originale (la bella interpretazione vocale si deve a Bruno Filippini). La versione restaurata del film, uscita in Italia direttamente in video nel 1993 ha recuperato anche il vecchio doppiaggio della canzone. L’edizione in blu ray , uscita nel 2009, ha riportato il film allo splendore originario del Technicolor, scansionando in HD l’originale negativo al nitrato.



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messaggio 1/10/2015, 12:57
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Ottimo lavoro per uno dei miei Classici preferiti! clapclap.gif


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kekkomon
messaggio 1/10/2015, 12:59
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chipko
messaggio 1/10/2015, 14:21
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CITAZIONE (nunval @ 1/10/2015, 12:16) *
La versione Disney del famoso romanzo di Collodi,[...], pur ottenendo successo presso il pubblico, non ha mai soppiantato il racconto originale, come è invece successo per molti altri classici dello studio.

Per fortuna

CITAZIONE (nunval @ 1/10/2015, 12:16) *
Per contrasto, il Grillo Parlante venne trasformato da noioso ammonitore ucciso a colpi di martello in un compagno di viaggio forse un po’ pedante ma simpaticissimo.

Bè nel libro non è affatto un personaggio noioso, tutt'altro, altrimenti non si spiegherebbe perché Pinocchio senta il bisogno di ucciderlo, il grillo nel libro rappresenta non solo la cosiddetta coscienza ma anche quel piano che noi definiamo "realtà" che i bambini (ma ormai anche tanti uomini) tendono a rifiutare rifugiandosi nel sogno e nell'illusione. Ciò che fa scattare la furia omicida di Pinocchio è infatti questo passaggio:

CITAZIONE
— Perché ti faccio compassione?
— Perché sei un burattino e, quel che è peggio, perché hai la testa di legno. —

Che a ben vedere non è molto diverso dal monito "polvere sei e polvere ritornerai".
È la verità ad essere foriera di furia, non la noia, e quando Collodi parla di noja

CITAZIONE
La storia di Pinocchio col Grillo-parlante, dove si vede come i ragazzi cattivi hanno a noja di sentirsi correggere da chi ne sa piú di loro.

va inteso nell'accezione antica del termine, ovvero "avere in odio".
Infatti poi il Grillo tornerà (sotto varie forme) perché la realtà non può essere eliminata, e verrà sempre più accettata da Pinocchio in quel suo processo che è la crescita che lo porterà ad essere un bambino vero.

Mi sono permesso questa piccolissima segnalazione perché in quel passaggio, sicuramente senza volerlo, sembrava quasi che la versione disneyana del grillo migliorasse quella collodiana, ma sono sicuro che non intendessi dire quello.
Per il resto clapclap.gif


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LucaDopp
messaggio 1/10/2015, 15:02
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CITAZIONE (nunval @ 1/10/2015, 12:16) *
A differenza di quanto era accaduto nove anni prima per Biancaneve, il doppiaggio di Pinocchio risulta uno dei più moderni mai realizzati, sia nei dialoghi che nella traduzione delle canzoni e nella recitazione degli attori.

Verissimo, è incredibile come questo doppiaggio appaia molto più moderno di alcuni realizzati da De Leonardis negli anni '50 (soprattutto Peter Pan). Un piccolo miracolo che non può che giovare a questo straordinario capolavoro.
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messaggio 1/10/2015, 16:26
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CITAZIONE (nunval @ 1/10/2015, 12:16) *
2) PINOCCHIO
[...]
Tutte le canzoni, ottimamente tradotte, sono interpretate dagli stessi doppiatori, ad eccezione di When you wish upon a star .

Per me la canzone di Geppetto non è doppiata dal mitico Mario Corte, si sente una voce assai più decisa e meno tremolante.
Bel lavoro, complimenti!


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LYDIA SIMONESCHI voce di:
Maureen O'Hara, Joan Fontaine, Vivien Leigh, Ingrid Bergman
Deborah Kerr, Barbara Stanwyck, Bette Davis, Jean Peters
Jennifer Jones, Susan Hayward, Gene Tierney, Lauren Bacall
Silvana Mangano, Sophia Loren, Alida Valli
ecc. ecc. ecc.
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Capitano Amelia
messaggio 1/10/2015, 23:01
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CITAZIONE (LucaDopp @ 1/10/2015, 15:02) *
Verissimo, è incredibile come questo doppiaggio appaia molto più moderno di alcuni realizzati da De Leonardis negli anni '50 (soprattutto Peter Pan). Un piccolo miracolo che non può che giovare a questo straordinario capolavoro.

Già, e tutt'ora non sente il peso dei suoi 70 anni (approssimativamente), a parer mio, uno dei pochi doppiaggi che è riuscito a conservarsi fresco. Personalmente parlando, io non ho soppiantato la versione disneyana a svantaggio di quella collodiana, bensì le gradisco tutt'e due. smile.gif


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nunval
messaggio 2/10/2015, 12:32
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3) FANTASIA

IL FILM

Nel 1940 Walt Disney presentò il suo film più rivoluzionario, in anticipo di almeno 30 anni sui tempi: FANTASIA. Nato da un incontro casuale tra Disney e il famoso direttore d’orchestra Leopold Stokowski, il lungometraggio presenta l’illustrazione di otto celebri brani di musica classica diretti da Stokowski con la famosa orchestra di Filadelfia e introdotti da una presentazione del critico musicale Deems Taylor. Come questi spiega, ci sono tre generi di musica nel film: quella che racconta una storia precisa, quella che dipinge un quadro e infine la musica che esiste come fine a se stessa. Il primo brano è di questo tipo ed è una visualizzazione in termini astratti della Toccata e fuga in re minore di Bach. I componenti dell’orchestra vengono ripresi in silouette, mentre i colori riempiono lo schermo. Nel secondo brano, la Suite dallo Schiaccianoci di Ciaikowsky, i fiori, le piante, i pesci e le fate si uniscono in un inno alla natura che descrive il passare delle stagioni, con una particolare menzione per i funghi che, come piccoli cinesi eseguono la Danza Cinese e per i folletti del gelo che pattinano sul ghiaccio nel Valzer dei fiori.
Nell’episodio più celebre del film, Topolino, nel ruolo dell’apprendista stregone, si trova a mal partito con centinaia di scope magiche che si moltiplicano davanti ai suoi occhi in un tripudio di effetti speciali e, alla fine del brano, sale baldanzoso sul podio per stringere la mano a Stokowski.
La Sagra della primavera di Igor Stravinski fa da commento ad una affascinante visione del primo miliardo di vita sul nostro pianeta, fino alla terribile estinzione dei dinosauri.
In un delizioso Intermezzo, viene presentata la Colonna Sonora come personaggio : postasi timidamente al centro del fotogramma, la colonna mostra le immagini prodotte dai vari strumenti musicali. La Pastorale di Beethoven è l’occasione per mostrare la vita sul monte Olimpo : assistiamo al volo di Pegaso e alle schermaglie amorose di centauri e centaurette, mentre Bacco viene preso alla sprovvista col suo mulo unicorno perennemente ubriaco in una tempesta provocata da Zeus.
La Danza delle ore di Ponchielli è il pretesto per una spassosa parodia del balletto classico eseguita da struzzi, elefanti, ippopotami e coccodrilli, con crollo finale.
Nella parte finale l’unione di Una notte sul monte calvo di Mussorgsky all’Ave Maria di Schubert crea una perfetta contrapposizione tra sacro e profano: gli spiriti tormentati si levano dalle tombe per raggiungere il mostruoso Chernabog, il demonio irto sulla rupe. Dopo un furioso sabba le tenebre verranno sconfitte dalla luce e una processione saluta il sorger del sole.

Fantasia è un’opera unica nella storia del cinema e della musica, tanto che si può tranquillamente definire una esperienza da provare almeno una volta. I cardi e le orchidee che eseguono la Danza Russa dello schiaccianoci, il terribile Tirannosauro della Sagra della Primavera e la tempesta della Pastorale non si dimenticano facilmente; quando poi sullo schermo compare il demonio della Notte sul monte calvo, si rimane letteralmente senza fiato. Il film è stato rivoluzionario anche dal punto di vista del sonoro, presentando la registrazione della musica con un nuovo sistema appositamente studiato, il Fantasound, che sfruttava una registrazione ottica multipista e un gruppo di altoparlanti che circondava gli spettatori, anticipando di circa 40 anni il Dolby Stereo.
Presentato per la prima volta nel novembre 1940, inizialmente non ebbe successo commerciale ma le successive riedizioni ne hanno costantemente aumentato la popolarità. Nel 1956 la RKO distribuì una riedizione in Superscope su schermo panoramico e suono stereo a 4 piste magnetiche; nel 1977 una successiva edizione con stereofonia a tra canali; nel 1982 il celebre direttore d’orchestra Irwin Kostal, autore per Disney degli arrangiamenti di Mary Poppins, Pomi d’ottone e manici di scopa e
Elliott il drago invisibile, reincise tutta la partitura per permetterne la registrazione con sonoro digitale e Dolby stereo. Nel 1990, il cinquantenario del film è stato l’occasione per un colossale lavoro di restauro eseguito negli YCM laboratories di Burbank, che ha permesso per la prima volta di riutilizzare parti del negativo originale Technicolor che da anni erano state sostituite da controtipi. L’eccezionale opera sulle immagini ha portato ad una nitidezza e ad una saturazione dei colori mai viste prima anche grazie all’utilizzo di speciali pellicole a grana fine. Le registrazioni originali di Leopold Stokowski sono state rimasterizzate in Dolby Stereo e il film ha trionfato anche in videocassetta. L’ultima edizione del 60°anniversario in blu ray disc, distribuita nel 2010, dopo che il precedente restauro del 1990 aveva fatto il debutto in dvd nel 2001, è stata una duplice occasione: per la prima volta si sono visti in tutto il mondo gli intermezzi con le presentazioni di Deems Taylor e, finalmente, anche l’ultimo episodio con il Monte Calvo e l’Ave Maria è stato restaurato a partire dagli originali negativi technicolor, con risultati superbi. Il problema della "scomoda" centauretta di colore stavolta è stato risolto digitalmente con la sua totale cancellazione dal fotogramma.

LA VERSIONE ITALIANA

FANTASIA è uscito per la prima volta in Italia nell’ottobre 1946, distribuito dalla RKO. Dalle versioni straniere sono sempre state escluse le scene in cui compare Deems Taylor, quindi anche in Italia abbiamo sempre avuto un semplice commento “fuori campo” , affidato fino alla riedizione del 1966, distribuita dalla Rank Film, a Josè Oliveira , la famosa voce di Josè Carioca (il doppiaggio venne eseguito direttamente in USA). Nell’ottobre 1957 la RKO aveva distribuito anche da noi l’edizione in Superscope di cui si è già parlato. Nel 1973, in occasione del cinquantesimo anniversario della Disney, è arrivata anche in Italia la riedizione uscita in patria nel 1969, che presentava come brano iniziale l’intermezzo della colonna sonora seguito dalla Sinfonia pastorale che si scambiava il posto con la Toccata e fuga. Inoltre, la sequenza della sinfonia pastorale presentava dei piccoli tagli nelle scene che mostravano una centauretta nera che lucidava gli zoccoli delle centaurette bianche. La narrazione in questa edizione venne affidata a Pino Colizzi, mentre Sergio Fiorentini doppiava il maestro Stokowski. I dialoghi furono scritti da Roberto de Leonardis . La riedizione stereofonica del 1977 è stata distribuita da noi nell’ottobre dell’anno successivo, in concomitanza con i festeggiamenti per il 50° compleanno di Topolino e, per l’occasione, i due episodi della Pastorale e della Toccata vennero reinseriti al loro posto. La versione diretta da Irwin Kostal è stata distribuita in Italia solo nel 1986, a cura della UIP, ed in questa occasione il commento, completamente riscritto, è stato affidato a Germano Longo. L’ultima distribuzione nelle nostre sale risale al settembre 1990, con la presentazione della versione restaurata in Dolby Stereo della colonna sonora originale di Leopold Stokowski, che recupera anche i tagli effettuati nell’ episodio della pastorale, adottando il trucco del “gonfiaggio “ del fotogramma in modo da tagliar fuori dall’inquadratura la centauretta nera. In questa edizione il commento audio è sempre quello con la voce di Germano Longo e questa versione è stata distribuita nel 1991 in VHS e nel, 2001, in dvd. Il blu ray del 60°anniversario mi ha visto coinvolto in prima persona per l’adattamento dei dialoghi italiani delle presentazioni integrali di Deems Taylor, e ne ho approfittato per recuperare, grazie a mio materiale d’archivio, il copione originale adattato da de Leonardis nel 1973, che ho integrato con l’adattamento ex novo delle parti inedite. L’edizione è stata curata dalla Royfilm, con la direzione di Leslie la Penna. La voce di Deems Taylor, stavolta, è di Saverio Indrio.









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messaggio 2/10/2015, 12:53
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Di nuovo complimenti Nù! wink.gif
Uno dei topic più illuminanti e utili, evviva la vera cultura disneyana!!! wub.gif

P.S.: ovviamente trepido in particolar modo per Dumbo e La bella addormentata!


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messaggio 2/10/2015, 13:16
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Tanti complimenti, è un piacere leggere ogni singola riga. Io invece sono curiorissimo di leggere qualcosa sui Classici ad episodi! smile.gif


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Fra X
messaggio 2/10/2015, 13:32
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Grazie per questi aneddoti e chicche! ^^
Già con "Pinocchio" a livello visivo effettivamente si fa un bel balzo in avanti come nella scena della fuga dalla balena, molto d' impatto ancora oggi con belle sequenze d' azione.
Su Biancaneve in effetti "monti strani" e "bosco di così cosé" non è il top rispetto all' altra edizione mentre "ho freddo al cuore" come ha già detto qualcuno è molto evocativa.

CITAZIONE (chipko @ 1/10/2015, 14:21) *
Per fortuna

Qualche mese fa l' ho visto insieme alla mia cuginetta e anche se le è piaciuto all' inizio mi ha detto: "Ma questo non è Pinocchio vero!" biggrin.gif .
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nunval
messaggio 3/10/2015, 15:38
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4) DUMBO

IL FILM


Dopo gli sforzi artistici ed economici profusi in Pinocchio e Fantasia, Disney decise di prendere fiato con la produzione di Dumbo, uscito nell’ottobre 1941, dopo un lavoro di sceneggiatura durato appena sei mesi e un anno per completare le animazioni. Il film durava solo 64 minuti ma era basato su una storia appassionante e presentava simpaticissimi personaggi. Tratto da un racconto di Helen Aberson e Harold Pearl, narra la storia di un cucciolo di elefante che, nato con orecchie grandissime, viene prima messo in ridicolo dal branco e ridotto a fare il clown del circo poi, con l’aiuto del topolino Timoteo e di un gruppo di corvi, impara ad usare le orecchie per volare, diventando famoso in tutto il mondo. Pur essendo molto più semplice nella concezione dei suoi predecessori, Dumbo presenta molti punti di forza: i colori allegri del circo, i personaggi, tutti ottimamente caratterizzati e le belle musiche. Due le scene da ricordare in particolare, autentici pezzi di bravura: l’erezione del tendone del circo sotto un furioso temporale e la mitica sequenza in cui Dumbo e Timoteo si ubriacano ed hanno allucinazioni a base di ……..elefanti rosa. Come al solito la psicologia dei personaggi è sviluppata al millimetro: Dumbo è un cucciolo tenerissimo e il fatto che non parli (infatti i bambini piccoli come lui non parlano) lo rende ancora più indifeso. A Timoteo, il topo suo pigmalione spetta il compito di fargli da interprete nei confronti del pubblico: da antologia la scena in cui terrorizza il gruppo delle elefantesse. Altrettanto convincente è il profondo rapporto tra Dumbo e sua madre, la signora Jumbo, che trova il massimo dell’espressione nell’ esecuzione della canzone Bambino mio, quando l’elefantessa, imprigionata e trattenuta da catene, può solo annodare affettuosamente la proboscide con quella del figlio. I clown , pronti a sfruttare l’elefantino senza curarsi minimamente della sua incolumità sono poco caratterizzati ( volutamente, trattandosi di personaggi sgradevoli: la scena in cui progettano il numero con Dumbo li mostra solo in silouette all’interno del loro tendone, impedendo così al pubblico di familiarizzare eccessivamente). La locomotiva del treno del circo, Casimiro parla con i normali sbuffi di una locomotiva ( lo si nota bene purtroppo solo nella versione originale: le sue battute non sono state doppiate); una deliziosa sequenza la mostra affrontare una ripida salita e i suoi sbuffi dicono chiaramente I think I can (penso di farcela) e, una volta superato l’ostacolo I Though I could (sapevo di farcela). La cicogna che porta il fagottello di Dumbo è irresistibile: smarrisce la strada e, mentre si ferma su una nuvola a controllare la cartina, il suo pesante carico sprofonda lentamente. Una volta consegnato il pacco si fa firmare una ricevuta e canta Happy Birthday. Una menzione speciale va poi al quartetto di corvi che aiutano Dumbo, evidente caricatura di un quartetto vocale all black, abilissimi nel jazz.
Le canzoni del film, opera di Frank Churchill, Ned Washington e Oliver Wallace sono deliziose e caratterizzano i momenti salienti del film: Look out for Mr. Stork (La cicogna) commenta l’arrivo delle cicogne nel circo; Casey Jr. (Casimiro) è il motivetto simbolo del treno del circo; Song of the Roustabouts viene eseguita dal coro degli operai mentre montano il tendone del circo; Baby mine (Bambino mio) è la struggente ninna nanna che la mamma canta per Dumbo mentre si trova nel carro prigione; con The clown song i pagliacci manifestano tutto l’entusiasmo per il povero elefantino declassato a clown; Pink elephants on parade ( Gli elefanti rosa) è lo straordinario numero musicale in cui Dumbo e Timoteo si ubriacano e vedono elefanti rosa: una sequenza esemplare per ritmo, genialità, originalità; infine il gruppetto di corvi prende in giro l’elefantino con When I see an elephant fly (Gli elefanti volanti).


LA VERSIONE ITALIANA

Dumbo è uscito in Italia in occasione del Natale 1948, distribuito dalla RKO. A partire da questo film praticamente tutti i doppiaggi italiani Disney saranno realizzati da Roberto de Leonardis che si occuperà personalmente della traduzione dei dialoghi e delle canzoni. La direzione del doppiaggio, realizzato dai soci della CDC, è di Mario Almirante. Tutte le canzoni, ad esclusione di Bambino Mio, eseguita da Miriam Ferretti, sono cantate dal Quartetto Cetra, che aveva da poco assunto la formazione “mista” con Lucia Mannucci che manterrà nel corso degli anni. Lo stesso Disney invierà al Quartetto una lettera di ringraziamento per l’ottimo lavoro svolto, che raggiunge punte di virtuosismo incredibile nei numeri Gli elefanti rosa e Gli elefanti volanti. Per l’importantissimo ruolo del topo Timoteo venne scelto Stefano Sibaldi, voce abituale di Glenn Ford. Lola Braccini caratterizza in maniera eccellente l’elefantessa capo del branco, mentre Mauro Zambuto è una spassosa cicogna. Il direttore del circo è poi doppiato da Mario Gallina, mentre il capogruppo dei corvi parla grazie a Lauro Gazzolo. Altri corvi sono doppiati da Mario Corte e Olinto Cristina. Tra i clown si riconoscono le voci di Mauro Zambuto e Luigi Pavese. Sul sito www.antoniogenna.net è disponibile il cast completo del doppiaggio, anche se qualche voce è di attribuzione incerta, come ad esempio la Braccini, con interessanti note di Marco Volpe. Questo cast d’eccezione ha contribuito non poco al successo del film in Italia. L’unica riedizione cinematografica italiana risale al 1971 ( distribuzione CIC); il film è poi passato nel circuito 16 mm ed è stato distribuito per la prima volta in videocassetta nel 1985. L’edizione in blu ray del marzo 2010 ha presentato questo classico con un nuovo formidabile restauro.

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brigo
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Complimenti Nun, tra il lavoro tuo e quello del Compendium non possiamo far altro che leggere, rapiti, queste meravigliose schede. Applausi scroscianti!!!

PS: nel lungometraggio "The reluctant dragon" (1941), in cui il giornalista e attore Robert Benchley si trova a curiosare all'interno dei Walt Disney Studios, viene presentata una scena in cui si mostra al pubblico come vengono registrati i suoni e i rumori in un film animato: detta scena mostra nello specifico lo staff di rumoristi al lavoro in uno stralcio animato con protagonista la locomotiva Casimiro (Casey Jr), facendo vedere anche parti animate non presenti nel lungometraggio Dumbo. Si sa se tali scene vennero scartate nel montaggio finale di Dumbo o se furono create appositamente per questo spezzone di "The reluctant dragon"?


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