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> 1992 la serie tv, Recensione spoilerosa
chipko
messaggio 22/4/2015, 22:44
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Ho finito oggi di vedere questa serie, ammetto di essermi avvicinato con molto pregiudizio, immaginavo un qualcosa come i buoni da una parte (la procura) e i cattiva dall'altra (i politici), invece così non è stato.
Le prime puntate (le prime 2/3) mi hanno fatto girare parecchio i cosiddetti, perché avevo letto delle recensioni positive da parte di Francia e Germania e sinceramente non mi è mai piaciuto il gioco "butta merda sull'Italia e riceverai applausi", però la serie, a mio avviso, non è questo o almeno non solo. Al di là di un cinismo decisamente un po' troppo esasperato per i miei gusti si intravede bene cosa sia il problema politico e la serie lo rende molto bene. Innanzitutto la serie ha il merito di presentare dei personaggi poliedrici, con un passato, una psicologia, una storia. Troppo spesso si pensa che la politica sia "facile" e che se ci "fossimo noi" in parlamento le cose andrebbero sicuramente meglio per la gente e che la colpa sia di un sistema di potere corrotto che impediscono alle "persone buone" di arrivare alla politica. Questo ruolo è stato assegnato, devo dire con mia grande sorpresa, ad un giovane ed ignorante leghista, che, sinceramente, politica a parte, è forse il personaggio con cui mi sono identificato di più.
Pietro Bosco (il leghista) è uno che si presta bene ad incarnare uno del popolo, classe medio bassa, scarsa istruzione, non molto furbo, un sempliciotto, ma una persona con il cuore al posto giusto. Si dà da fare per un suo ex compagno di armi colpito dal cancro dovuto all'uranio impoverito usato durante le azioni militari, per poi venir tradito proprio da quest'ultimo, si interessa agli incartamenti e prima di essere piegato (nell'ultimo episodio) cerca di fare quasi sempre la cosa giusta, ma non sempre viene fermato dai "corruttori", a volte a porre un freno alla giustizia sono le circostanze della vita o da quelle che fino ad un attimo prima erano le "vittime" del sistema. Il paragone con i nuovi che sono arrivati ora con Grillo mi è venuto quasi spontaneo, persone normali (almeno alcuni), gente del popolo, esattamente come lo erano quelle della lega 20 anni fa or sono.
Quello che, almeno per me, è interessante nella serie, è che in essa si metta bene in luce che i politici, i magistrati, i poliziotti, i giornalisti, gli imprenditori, sono innanzitutto degli uomini, e non dei figuranti con la maglietta della loro categoria. Si vede molto bene che ciò che porta un personaggio o un altro a compiere determinate azioni non è un ideale semplicistico (il bene, il male, il successo, il fare sesso, il potere, il denaro, la fama) ma il loro vissuto, ovvero fanno ciò che fanno perché legati ad altri uomini, nel bene e nel male, sono cioè mossi da affetti, sensi di colpa, odio, amori, rimorsi, non da ideali (buoni o cattivi). In questo senso la serie non è ciò che temevo, ovvero l'ennesimo sproloquio moralistico su quanto la classe dirigente italiana sia corrotta. Ad esempio Bibi (figlia di un imprenditore corrotto e che si è macchiato di orrendi delitti) non segue le orme del padre (sebbene in modo diverso) per il potere o i soldi ma per difendere la vita della sua famiglia dalle ritorsioni della mafia, il poliziotto che persegue Mainaghi (l'imprenditore di cui sopra) lo fa non perché "sia la cosa giusta da fare", ma perché ha un contro personale con lui.
La nota nera della serie è che tutto ciò che di buono c'è, e che pure esiste e viene mostrato, viene in qualche modo fagocitato da questo "schifo cosmico" che è la vita. In questo senso è una serie molto amara, dove non c'è spazio per il riscatto, la redenzione o il perdono, tutto si perde in questo male che è "l'uomo". In sostanza, mi sentirei dire che la tesi della serie sia che l'uomo è vittima di se stesso e non dei corrotti, e questo sicuramente è un punto di vista interessante che esce dai soliti cliché su mani pulite e tangentopoli, ma anche attuali dove la colpa è sempre di qualcun altro (della Fornero, di Monti, di Berlusconi, degli immigrati, dei terroni, dei rom, dei banchieri, del capitalismo, del comunismo, dell'euro, della Merkel, ecc ecc) ma mai nostra.
L'unica cosa su cui non concordo è appunto questa sorta di nichilismo, io posso anche accettare il fallimento del politico di turno nella misura in cui imparo ad accettare i miei fallimenti, ma non può essere il fallimento il vero metro di giudizio della vita di un uomo, io (e di riflesso voi e quindi la società) sono un qualcosa di più dei miei fallimenti ed è questa certezza che mi permette di rialzarmi e ricominciare. Ecco questa è, secondo me, l'unica verità che manca al ritratto dipinto dalla serie.
E voi che ne pensate?
Qualcuno l'ha vista?


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