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Disney Digital Forum _ Viaggio nel Mondo dei Classici _ VIAGGIO NEL MONDO DEI CLASSICI

Inviato da: nunval il 30/9/2015, 17:49

Ciao a tutti! Apro questo mio thread (una specie di blog) per condividere con tutti voi i miei primi scritti e le mie ricerche sul doppiaggio Disney, iniziate nel lontano 1992. Realizzai una scheda per ogni classico fino ad Hercules e completai il lavoro nel 1997. Non l'ho mai pubblicato (se non un piccolo riassunto sul volume edito dall'AIDAC IL DOPPIAGGIO) e a parte le schede sul sito di Antonio Genna...ora che è passato tanto tempo lo voglio rendere pubblico attraverso un canale a cui sono particolarmente legato: il nostro forum.

Inizio con BIANCANEVE . Buona lettura a tutti!

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Inviato da: nunval il 30/9/2015, 18:09

1) BIANCANEVE E I SETTE NANI

IL FILM

La nascita del primo grande classico di Walt Disney si può far risalire ad una sera del 1934: Walt Disney riunì tutti i suoi collaboratori in sala di registrazione e li intrattenne dalle otto a mezzanotte raccontando tutta la famosa fiaba dei fratelli Grimm come la vedeva lui, recitandone tutte le parti. Concluse dichiarando che quello sarebbe stato il loro primo lungometraggio. Da quella sera ebbe inizio un periodo di fervente attività per lo studio, che si concluse con la “prima “ del film tenutasi il 21 Dicembre 1937 al Carthay Circle Theater di Los Angeles, alla presenza dei più famosi nomi della Hollywood del tempo. Si racconta che perfino Clark Gable e Carole Lombard avessero i lucciconi, quando il film arrivò al celebre finale: il consenso di pubblico e di critica fu unanime e Biancaneve incassò nei soli USA la favolosa cifra di 8 milioni di dollari. Il film, d’altra parte, era per l’epoca davvero rivoluzionario: quando i cartoons erano dei semplici cortometraggi di 7 minuti basati essenzialmente su gags, proponeva un soggetto ben preciso, con momenti comici ed altri intensamente drammatici, con una freschezza ed una sincerità raramente viste su uno schermo: Le novità tecniche usate, dallo sfavillante Technicolor alle riprese effettuate con la “ multiplane camera” che dava alle scene l’effetto della prospettiva e della profondità di campo dei film dal vero, grazie ai fondali disposti su piani diversi, furono come la ciliegina sulla torta di un opera pressoché perfetta, basata su una sceneggiatura e su personaggi caratterizzati fin nelle minime sfumature.
La credibilità dei personaggi è il grande punto di forza di Biancaneve e i sette nani: le emozioni e i sentimenti che essi provano sono quasi palpabili. Esemplare a tal proposito è l’inizio del film: Disney scelse di eliminare la parte iniziale della fiaba, che narrava la morte della madre di Biancaneve e ci immerge immediatamente nel tema principale della pellicola che è quello della gelosia tra la matrigna e Biancaneve. Il conflitto tra i due personaggi sarà instaurato in termini visivi nella scena in cui Biancaneve ascolta la canzone del principe e con una carrellata (rivoluzionaria all’epoca per il medium animazione) l’inquadratura si sposta sulla finestra dalla quale la Regina sta spiando la figliastra. La Regina e Biancaneve sono le due figure centrali del film, nonostante sia sempre stato detto che i veri protagonisti sono i sette nani; questi ultimi, sebbene siano stati dotati di una specifica identità e di un nome, sono e rimangono caratteristi che hanno la funzione di far risaltare ancor più il personaggio di Biancaneve, virtualmente in scena dall’inizio alla fine del film. Infatti i nani più importanti, che fungono da portavoce del gruppo, sono essenzialmente tre: Dotto, in quanto essendo il capo, ha l’ultima parola riguardo ad ospitare Biancaneve; Brontolo, il bastian contrario per eccellenza che è l’ultimo a lasciarsi conquistare dalla fanciulla e Cucciolo, la mascotte del gruppo e il preferito di Biancaneve, il cui mutismo ne fa una figura ancora più tenera ed istintiva, con più di un punto in comune con gli animaletti del bosco, primi amici e protettori della ragazza. Gli altri quattro sono dei semplici supporters che ripetono più o meno le stesse azioni: Gongolo ovviamente è sempre allegro, Pisolo non fa che cadere addormentato ed è sempre alle prese con una mosca dispettosa che, alla fine gli si addormenterà sul naso, Eolo si fa notare per i suoi poderosi starnuti mentre Mammolo arrossisce in continuazione per la gioia del Technicolor. Biancaneve è sicuramente ancora oggi l’eroina più popolare creata dagli studi Disney, dotata di un grande fascino, da attribuirsi non solo alle caratteristiche psicologiche ma anche al particolare modo di muoversi della figura. Fondamentale per la riuscita del personaggio è poi l’immediato rapporto che essa ha con la natura e gli animali: importantissima a tal riguardo è la scena in cui Biancaneve parla con l’uccellino caduto dal nido poco prima che il cacciatore si appresti ad ucciderla. La sua tenerezza è l’ultima goccia che fa desistere l’assassino dal suo proposito. Da antologia la celebre scena della fuga nella foresta, dove la povera ragazza vede materializzarsi tutti i suoi peggiori incubi: in effetti fino a quel momento Biancaneve non era mai stata cosciente di vivere a stretto contatto con una persona capace di ucciderla e la scena rappresenta in modo formidabile le sensazioni di una persona che vede crollare tutto il suo mondo di certezze per immergersi nella minaccia dell’oscurità. La Regina, sia prima che dopo la sua trasformazione in strega, è protagonista di scene di un impatto mai verificatosi prima nell’animazione e raramente in un film dal vero. Ci sono momenti in cui il personaggio sembra davvero di carne ed ossa e la sua rabbia repressa buca lo schermo, pensiamo per esempio all’espressione del suo volto quando scopre l’inganno del cacciatore. La sua presenza diventa poi quasi intollerabile dopo la sua trasformazione: la sequenza in cui Biancaneve morde la mela è magistrale per il senso di reale pericolo che trasmette. Gli animaletti sono splendidi e fungono da cornice a tutta la vicenda in modo eccellente: sono indimenticabili la sequenza in cui aiutano Biancaneve nelle faccende di casa e la scena finale in cui avvisano i nani dell’arrivo della strega. Il cacciatore assolve ottimamente il suo ruolo di schiavo della regina, quasi sempre riluttante ad eseguirne i voleri. Lo specchio magico è una delle figure più affascinanti del film ( impressionante la mutevolezza delle sue espressioni, considerando che ha il volto praticamente fatto di fumo). Il principe in tutti questi anni è stato il personaggio più bistrattato e accusato di essere stereotipato e vuoto. In realtà il suo ruolo doveva essere più lungo, come dimostra anche la splendida versione a fumetti del film realizzata nello stesso 1937 da Hank Porter e Bob Grant. In essa il principe coglie di sorpresa Biancaneve nascondendosi dietro un principe fantoccio che la ragazza si è costruita con un secchio, una scopa e uno strofinaccio e viene poi imprigionato nelle segrete del castello dalle guardie della Regina. La relativa insicurezza con cui gli animatori maneggiavano la figura umana convinse Disney a ridurre le sue apparizioni al minimo indispensabile e le scene descritte vennero poi effettivamente usate vent’anni dopo in La Bella Addormentata nel Bosco.
LE CANZONI DI BIANCANEVE
La musica e le canzoni del film divennero subito popolarissime : si può dire che Biancaneve è uno dei primi grandi musical della storia del cinema; le canzoni non sono mai fini a se stesse o puramente decorative ma servono allo sviluppo della storia o a definire meglio i personaggi. Sotto la supervisione dello stesso Disney , Frank Churchill, Leigh Harline e Paul Smith svolsero un lavoro superbo che avrebbe influenzato non poco la storia del cinema musicale. Particolarmente efficaci sono i temi musicali delle scene in cui compare la Regina. Le canzoni comprese nella colonna sonora sono otto, tutte composte da Frank Churchill su testi di Larry Morey: I'm wishing (Vorrei – la canzone dell’eco, reintitolata , negli anni ’60, “Io spero”), cantata da Biancaneve vicino al pozzo dei desideri, introduce il personaggio e funge da preludio all’arrivo del principe che dichiara il suo amore con One song (Non ho che un canto); With a smile and a song (Con un canto nel cuor) viene cantata da Biancaneve nel bosco; la celeberrimaWhistle while you work (Impara a fischiettar) accompagna la scena in cui Biancaneve e gli animaletti fanno le pulizie; la marcia dei nani è la famosa Heigh Ho! (Ehi ho). Dotto spiega ai nani come ci si lava al ritmo di Bluddle uddle um dum; The dwarfs’yodel song ( the silly song) (La tirolese dei nani) è il tema conduttore della famosissima sequenza in cui Biancaneve balla con i nani; Some day my prince will come (il mio amore un dì verrà) è la delicata romanza con cui Biancaneve racconta ai nani il suo incontro col principe. Quest’ ultima canzone è , insieme a One song il motivo musicale ricorrente del film, eseguiti più volte sia in forma orchestrale che cantata. Altre due canzoni furono composte ma non inserite nel montaggio definitivo: You’re never too old to be young, poi sostituita dalla Tirolese dei nani e Music in your soup, che veniva cantata in una scena in cui in nani cenavano con Biancaneve dopo essersi lavati, sequenza che Disney abolì in fase di lavorazione insieme a quella in cui costruivano un letto per Biancaneve: pur ottimamente concepite, le scene non aggiungevano nulla alla storia e ne rallentavano lo svolgimento. I due brani furono comunque incisi su disco negli anni ’60, in una sorta di seguito narrato del film intitolato The seven dwarfs and their diamone mine . Nella sua versione più breve il disco fu tradotto anche in italiano , nel 1968, nella famosa collana Disneyland “Guarda Ascolta Leggi” e le due canzoni tradotte , con i testi del paroliere Spiker, in Mai troppi saran gli anni tuoi e Questa zuppa che bontà. Il successo del film ancora oggi non accenna a diminuire; presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1938, vinse il Grande Trofeo d’Arte della Biennale, premio appositamente istituito: l’anno successivo fu la volta di un Oscar speciale composto da un premio di dimensioni regolari e sette “mini Oscar”. Dopo la prima edizione del 1938, la RKO ne fece una prima riedizione italiana per il Natale del 1949 e, nella prima vera del 1953, ne fece approntare una versione su pellicola in 16mm, stampata nei laboratori Technicolor di Londra, per le sale parrocchiali, che rimase in circolazione per oltre venti anni, anche dopo la chiusura delle agenzie della RKO nel 1958. Passata, in Italia e in molti paesi europei la distribuzione alla Rank Film, Biancaneve allietò le vacanze natalizie degli italiani nel 1962 e, dopo essere rimasta in circolazione per alcuni anni, tornò in archivio fino al Natale 1972, quando la Disney, allora distribuita in Italia dalla Cinema International Corporation, programmò in tutti i cinema la “versione moderna” del film, ridoppiato a cura di Roberto de Leonardis. Una nuova edizione venne riprogrammata per il Natale 1980, sempre dalla CIC mentre nel 1987, dopo una intensa carriera, il film venne completamente restaurato, ristampato su fotogramma panoramico e dotato di Dolby Stereo in tutto il mondo. La riedizione speciale del cinquantenario venne programmata con immenso successo anche da noi, distribuita ancora dalla CIC (ora diventata United International Pictures). Una ulteriore riedizione in tutta Europa, a cura della Warner Bros, raggiunse i cinema italiani per la Pasqua del 1992 e, nel 1994, l’opera di restauro sul film è proseguita grazie alle ricerche della Kodak, che ha utilizzato il suo sistema di restauro digitale chiamato Cineon: grazie al computer, tutti i fotogrammi del film, riportati al formato originale 1, 37: 1 sono stati completamente rigenerati e , grazie all’utilizzo di una nuova pellicola a grana finissima si è migliorato il contrasto dello stesso negativo originale, da cui sono spariti difetti esistenti fin dal 1937, come baluginii, tremolii, piccole particelle di colore dovute allo sviluppo e perfino granelli di polvere depositatisi sui disegni al momento dell’esposizione fotografica. Presentata sugli schermi nella primavera del 1994, quest’ultima riedizione è stata poi la base della prima VHS ufficiale del film, distribuita in Italia in anteprima mondiale nel maggio del 1994. Lo spettacolare restauro digitale è stato poi stampato anche in formato super 8mm in edizione limitata dalla Derann Films in Inghilterra ed ha fornito la base per la strepitosa edizione platinum in dvd distribuita nell’autunno del 2001. Per la successiva diamond edition del 2009 in alta definizione in blu ray il negativo Technicolor è stato nuovamente restaurato e scansionato con un risultato superbo.

LA VERSIONE ITALIANA

Biancaneve è uscito per la prima volta in Italia nel dicembre 1938, reduce dal trionfo alla mostra di Venezia dello stesso anno. Il film ha avuto due versioni italiane, infatti è stato ridoppiato in occasione della riedizione del 1972. Nel 1938 venne pubblicizzato orgogliosamente dalla RKO-Generalcine come “la meraviglia delle meraviglie” :Roy Disney venne appositamente in Italia per dirigere le audizioni per le voci italiane dei personaggi, accompagnato da Stuart Buchanan, voce originale del cacciatore. A Cinecittà lavoravano già molti dei doppiatori che nel dopoguerra avrebbero dato vita alla mitica cooperativa di doppiaggio CDC, a cui sarebbe stata affidata la maggioranza dei film americani. Coordinatore dell’edizione fu Cesare Cavagna, mentre la versione italiana, che si prese purtroppo parecchie libertà con l’originale, venne curata da Vittorio Malpassuti (già direttore di doppiaggio per la Fox, scrittore, poeta e giornalista) e da Simeoni, mentre Luigi Savini e A.C. Lolli si occuparono della direzione del doppiaggio. Rosetta Calavetta venne scelta per il personaggio di Biancaneve. Giovanissima, era già molto brava e doppiava all’epoca Deanna Durbin. Per il doppiaggio delle canzoni di Biancaneve venne ingaggiato il famoso soprano Lina Pagliughi, che svolse un lavoro eccellente, eguagliando se non superando la voce originale di Adriana Caselotti. Tina Lattanzi doppiò la Regina con un tono di voce perennemente minaccioso, Dina Romano ne prese il posto dopo la trasformazione in strega con effetti genuinamente terrificanti; Aldo Silvani regalò i suoi accenti solenni allo Specchio Magico e Mario Besesti fece il cacciatore, sottolineando ogni sfumatura drammatica del personaggio. Le voci dei nani sono di Olindo Cristina (Dotto), Cesare Polacco ( Gongolo ) , Lauro Gazzolo (Mammolo),Amilcare Pettinelli (un grandissimo Brontolo, scontroso e irascibile al punto giusto), mentre le piccole parti di Pisolo ed Eolo vennero affidate a Giuseppe Mazzanti e Gero Zambuto. Le poche battute del principe sono affidate a Giulio Panicali, che diventerà una delle voci di punta della CDC e dirigerà il doppiaggio di molti film Disney. E’ comunque necessario sfatare il mito di cui è stato ammantato questo doppiaggio del film, soprattutto in tempi recenti, confrontandolo sfavorevolmente con la versione del 1972. E’ vero che Roy Disney scelse personalmente le voci italiane ma né lui né il suo assistente conoscevano una parola di italiano, come risulta da un articolo pubblicato nel 1938 sulla rivista Cinema. Al giornalista che faceva loro rilevare il fatto essi risposero che il loro compito era esclusivamente quello di trovare degli attori che sapessero riprodurre fedelmente le caratteristiche vocali originali dei personaggi. Il fatto che Buchanan non potesse controllare l’esattezza della traduzione non lo preoccupava: riteneva infatti che fosse compito dei tecnici direttori del doppiaggio tradurre al meglio il copione. Si trattò di un grave errore di valutazione perché la traduzione si prese parecchie libertà con il copione originale, soprattutto per quanto riguardava i dialoghi della strega e di Biancaneve. Per esempio, nella scena in cui lo specchio rivela dove si trova Biancaneve le colline e le cascate a cui si fa riferimento nell’originale diventano “monti strani” e un ipotetico bosco “ di così cosè”!. Quando Biancaneve morde la mela le fanno dire con tono drammatico “Ho freddo al cuore” mentre in originale dice “I feel strange” cioè “mi sento strana”; l’elenco delle libertà di traduzione potrebbe continuare. Le canzoni del principe e i cori dei nani furono resi in stile opera lirica (il famoso cantante che doppia il Principe, Giovanni Manurita, è particolarmente odioso) col risultato di renderne praticamente incomprensibili i testi; Tina Lattanzi venne costretta dal direttore di doppiaggio a fare della Regina una caricatura di Greta Garbo, adottando un tono di recitazione monocorde che calca sulle frasi come se non risultassero abbastanza minacciose ( niente a che vedere con il raffinato lavoro svolto dalla stessa attrice 20 anni dopo per Malefica nella Bella Addormentata).
Nel 1972, come abbiamo detto il film è stato completamente ritradotto a cura di Roberto de Leonardis, con la direzione musicale di Pietro Carapellucci e la direzione del doppiaggio affidata a Fede Arnaud. I doppiatori appartengono alla cooperativa CVD, nata nel 1970 da una scissione della CDC. Il lavoro è accuratissimo, si tratta di un vero e proprio recupero filologico del copione originale. Le canzoni sono tradotte fedelmente dallo stesso de Leonardis con lo pseudonimo di Pertitas.
Melina Martello è una Biancaneve straordinaria, con toni dolcissimi e mai leziosi: esemplare in tal senso è il famoso dialogo con l’uccellino smarrito, superiore nella resa a qualsiasi altra versione, compresa l’originale.
Benita Martini caratterizza la Regina con una voce fredda, di ghiaccio, sotto i cui accenti è palpabile la furia repressa.
La strega è caratterizzata con toni più petulanti e caricaturali ma non per questo meno efficaci, dalla grande Wanda Tettoni.
Pur non rinunciando ad alcune celebri battute del primo doppiaggio, come il tormentone della Regina (specchio servo delle mie brame, chi è la più bella del reame?) e mantenendo giustamente i nomi dei nani così come tradotti in precedenza, ora finalmente Biancaneve può dire mordendo la mela “mi sento così strana”, il luogo dove si è rifugiata si trova “oltre le sette colline fatate, oltre le sette cascate”, i cori dei nani, affidati al complesso vocale del maestro Carapellucci sono perfetti e comprensibili e il principe può dichiarare il suo amore con la bella voce di Bruno Filippini. Le battute di dialogo sono invece affidate a Romano Malaspina.
Mario Feliciani è uno Specchio Magico affascinante, mentre Vittorio di Prima è un sensibile cacciatore. Per quanto riguarda i nani, con aderenza ancora più perfetta dei vecchi doppiatori alle voci originali, parlano grazie a Roberto Bertea (Dotto), Manlio Busoni (Brontolo), Carlo Baccarini (Gongolo), Giancarlo Maestri (Pisolo), Vittorio di Prima (Eolo) e Silvio Spaccesi (Mammolo). In questa versione udiamo per la prima volta all’inizio del film la voce di un narratore (Luciano Melani) che modifica leggermente il testo italiano scritto sul libro: ciò avviene per tradurre in maniera più fedele la narrazione senza modificare il negativo originale italiano. Lo stesso avviene quando viene inquadrato il libro della strega . Le didascalie che nel finale preannunciano l’arrivo del principe e i cui fondini illustrano il passare delle stagioni passano nel 1972 da una versione animata uguale all’originale ad una a fondino fisso su cui è scritta la nuova traduzione. Dalla riedizione del 1992 si è ritornati ai vecchi fondini e relativa traduzione.
Per le canzoni di Biancaneve la voce appartiene a Gianna Spagnulo, dotata di un timbro vocale particolarmente dolce e vellutato , capace di affrontare anche brani difficili come Some day my prince will come con grande scioltezza . Le canzoni del film hanno avuto più di una versione italiana: nel 1938 le edizioni Suvini Zerboni pubblicarono i testi italiani di Rastelli e Panzeri, in parte utilizzati anche nel doppiaggio del film. Nel dopoguerra Devilli scrisse nuovi versi italiani per il brano I’m wishing e nuove strofe per La tirolese dei nani e Non ho che un canto il cui testo italiano era stato scritto da Bertini. L’album delle canzoni con i testi di Rastelli-Panzeri-Devilli-Bertini venne pubblicato in esclusiva dalle Edizioni Curci, a partire dal 1961, mentre la nuova versione italiana di Pertitas (Roberto de Leonardis) è stata pubblicata dalla Ricordi negli anni ‘90.












Inviato da: Mad Hatter il 30/9/2015, 18:09

Io, Nun, non riesco a vedere nulla... Né link né altri testi... unsure.gif

EDIT: Ora vedo tutto perfettamente wink.gif

Inviato da: chipko il 30/9/2015, 19:19

Io non so se ci siano link o altro ma vedo tutto quello che ha scritto Nun e le immagini che ha postato.

Se posso darti un suggerimento io ti consiglio di tenere questo come 3D principale dove al primo post metti il link della scheda che hai inserito, così ti rimane tutto più ordinato e anche le discussioni degli utenti (che magari ti faranno delle domande) rimarranno in ordine.

Inviato da: Beast il 30/9/2015, 19:23

Nunziante worshippy.gif
Un grazie immenso per la condivisione di questo materiale prezioso che, sono sicuro, sarà un piacere leggere.

Inviato da: IryRapunzel il 30/9/2015, 21:00

Che bello, Nun! Grazie! Appena ho un attimo leggo tutto per bene! Dovresti scriverci un libro. smile.gif

Inviato da: Capitano Amelia il 30/9/2015, 21:40

Complimentoni per questa pubblicazione, Nunval! clapclap.gif Molto interessante, non vedo l'ora di leggere le altre parti ! thumb_yello.gif

Inviato da: Pan il 30/9/2015, 23:30

Davvero interessante! I miei complimenti, Nù! thumb_yello.gif Sarà un piacere leggere i prossimi articoli che pubblicherai! smile.gif

Inviato da: veu il 30/9/2015, 23:53

Che idea splendida Nunval... grande! ci sono molte notizie davvero dettagliate... Complimenti.

Inviato da: 32Luglio il 1/10/2015, 7:55

Idea meravigliosa, complimenti!

Inviato da: Logan232 il 1/10/2015, 12:00

Grande iniziativa Nun, complimenti!

Inviato da: nunval il 1/10/2015, 12:16

2) PINOCCHIO

IL FILM

La versione Disney del famoso romanzo di Collodi, pur essendo uno dei migliori risultati raggiunti dallo studio è sempre stata trattata con freddezza dai nostri critici e, pur ottenendo successo presso il pubblico, non ha mai soppiantato il racconto originale, come è invece successo per molti altri classici dello studio. Disney infatti si è preso molte libertà con l’originale e, per poter apprezzare appieno il risultato, è necessario staccarsi dalle ambientazioni e dalle atmosfere collodiane. Il Pinocchio di Collodi è un piccolo birbante dell’età approssimativa di dieci anni, ribelle, dispettoso, collerico e ben poco simpatico. La vita misera che i personaggi di Collodi conducono e le ambientazioni tetre del libro dovettero sembrare a Disney ben poco attraenti per un disegno animato, così egli decise per una totale rilettura e riambientazione della storia, trasferita in un villaggio alpino molto tirolese e incentrata su quattro episodi principali: la nascita del burattino, il teatrino di Mangiafuoco ( ritratto come totalmente cattivo, una vera furia umana che non esita a fare dei suoi burattini legna da ardere quando non servono più), il Paese dei Balocchi (dove la figura del Postiglione è altrettanto terrificante di quella di Mangiafuoco e la trasformazione di Lucignolo in asinello, vista attraverso le ombre sulla parete è scioccante) , ed infine il ritrovamento di Geppetto nel ventre di una gigantesca balena anziché nel pescecane immaginato da Collodi, in una sequenza dal ritmo davvero incalzante. La scena in cui Geppetto, trasformato da misero falegname in un costruttore di raffinati giocattoli ed orologi a cucù, costruisce Pinocchio è veramente deliziosa, ravvivata dai due deliziosi animaletti che vivono con lui: Figaro il gattino capriccioso come un bambino e Cleo la deliziosa pesciolina dalle movenze di odalisca.
Dopo molti ripensamenti ed un primo abbozzo della figura di Pinocchio come caricatura, si optò per una versione che desse una immagine del burattino più vicina a quella di un bambino dell’età di circa sette anni, totalmente ingenuo e con un dialogo a base di “perché?”; inoltre il burattino era privo di volontà propria, come si nota nelle scene in cui il Gatto e la Volpe, una deliziosa coppia comica degna dei fratelli Marx, per fargli cambiar idea gli rigirano semplicemente il corpo nella direzione opposta. Per contrasto, il Grillo Parlante venne trasformato da noioso ammonitore ucciso a colpi di martello in un compagno di viaggio forse un po’ pedante ma simpaticissimo. Il Grillo funge da narratore a tutta la vicenda e canta anche le più belle canzoni del film: When you wish upon a star e Give a little whistle, composte da Ned Washington su musica di Leigh Harline. Molto bella anche la figura della Fata Azzurra, che mantiene la funzione di deus ex machina che aveva nel libro e, pur comparendo solo in due sequenze, è dotata di una presenza scenica formidabile e di animazioni perfette: sembra quasi di vedere una attrice a cui qualche effetto speciale ha donato l’aspetto particolare del film. Dal punto di vista tecnico il film è ancora più sbalorditivo di Biancaneve. La Multiplane Camera sfrutta la profondità di campo in modo superbo, la carrellata che parte dalla Stella dei desideri in cielo per arrivare alla bottega di Geppetto è meravigliosa. Il Technicolor rende magnificamente i colori delle scenografie dipinti ad olio. Le magnifiche musiche e canzoni completano e arricchiscono l’opera: Leigh Harline, Ned Washington e Paul Smith hanno creato una partitura che sottolinea abilmente situazioni e stati d’animo dei personaggi, riprendendo spesso i temi delle canzoni, in tutto cinque: oltre alle già citate When you wish upon a star (Una stella cade), premiata con l’Oscar e Give a little whistle (Fai una fischiatina), abbiamo Little wooden head (Burattino), cantata da Geppetto mentre fa ballare Pinocchio coi fili, Hi-Diddle-Dee-Dee cantata dalla volpe mentre conduce Pinocchio da Mangiafuoco e infine I’ve got no strings (Mai mi legherai), particolarissimo inno di Pinocchio alla libertà, cantata durante lo spettacolo dei burattini. Le canzoni sono tutte composte da Harline e Washington che scrissero anche altri motivi poi non utilizzati o utilizzati solo in forma orchestrale, come Turn on the old music box, danzato da Pinocchio e Geppetto nella bottega. Gli spartiti pubblicati da Irving Berlin negli Usa presentano anche i brani non inseriti nel film: Honest John, Jiminy Cricket , Three cheers for anything; Monstro the whale e la già citata Turn on the old music box. è curioso notare che le canzoni del film furono pubblicate in Italia fin dal 1940, dalle edizioni Suvini Zerboni, con i testi italiani di Lario e titoli diversi. Il film doveva infatti uscire nel 1940 e la RKO aveva anche pronto tutto il materiale italiano. La casa editrice Marzocco tradusse anche il libro ricavato dal film ma, purtroppo, l’entrata in guerra degli Stati Uniti bloccò tutto e si dovette aspettare il Natale del 1947. I titoli con i quali le canzoni sono famose oggi risalgono alla pubblicazione, nel 1963, da parte delle Edizioni Curci, con i testi di Spiker. Nessuna delle due versioni italiane è utilizzata nel film. La Curci pubblicò anche, come vediamo, tutte le canzoni non utilizzate nel film

Ecco qui sotto, per completezza, uno specchietto con i titoli delle canzoni pubblicate su spartito

TITOLO ORIGINALE /TITOLO ITALIANO 1940 (Edizioni Suvini Zerboni ) /TITOLO ITALIANO 1963 (Edizioni Curci)
When you wish upon a star /Se una stella in ciel cadrà / Una stella cade
Little wooden head /Caro burattin / Burattino
Give a little whistle /Fai una fischiatina /Fai una fischiatina
Turn on the old music box /Vecchio carillon /Mi piace la pianola
Hi diddle dee dee /Mi sento un grande attore /Hi diddle dì dì
I’ve got no strings /Felice io son /Mai mi legherai
Three cheers for anything /Urrà per ogni cosa /Il paese dei balocchi
Honest John / Honest John
Jiminy Cricket /Il Grillo Parlante
Monstro the Whale / La balena

LA VERSIONE ITALIANA

Il film è uscito in Italia per il Natale 1947, in pieno dopoguerra, distribuito dalla RKO. Il doppiaggio venne curato dalla CDC, con la traduzione di Alberto Liberati . Tutte le canzoni, ottimamente tradotte, sono interpretate dagli stessi doppiatori, ad eccezione di When you wish upon a star . La bella canzone, che accompagna i titoli di testa venne interpretata da Riccardo Billi. Tra le voci si riconoscono subito Carlo Romano, irresistibile Grillo e Lydia Simoneschi, straordinaria Fata Azzurra, molto simile nei toni alla principessa del Ladro di Bagdad di Alexander Korda, da lei doppiata l’anno prima. Un merito particolare a Mario Besesti, che ha saputo ricreare un Mangiafuoco ancora più furioso della versione originale, mentre Mario Gallina utilizza al meglio i suoi toni pomposi ed aristocratici per la Volpe. Sembra poi che la voce di Pinocchio appartenga a Corrado Pani. La voce di Geppetto appartiene al famoso caratterista Mario Corte,mentre le ballerine-marionette di Mangiafuoco parlano con la spiritosa voce di Rosetta Calavetta, che, per l'occasione, sfoggia buffi accenti stranieri. A differenza di quanto era accaduto nove anni prima per Biancaneve, il doppiaggio di Pinocchio risulta uno dei più moderni mai realizzati, sia nei dialoghi che nella traduzione delle canzoni e nella recitazione degli attori. Nel 1963 verrà ridoppiata solo la canzone Una stella cade, probabilmente per tradurne anche l’intermezzo corale, lasciato precedentemente in originale (la bella interpretazione vocale si deve a Bruno Filippini). La versione restaurata del film, uscita in Italia direttamente in video nel 1993 ha recuperato anche il vecchio doppiaggio della canzone. L’edizione in blu ray , uscita nel 2009, ha riportato il film allo splendore originario del Technicolor, scansionando in HD l’originale negativo al nitrato.




Inviato da: Capitano Amelia il 1/10/2015, 12:57

Ottimo lavoro per uno dei miei Classici preferiti! clapclap.gif

Inviato da: kekkomon il 1/10/2015, 12:59

Grande Nu! clapclap.gif

Inviato da: chipko il 1/10/2015, 14:21

CITAZIONE (nunval @ 1/10/2015, 12:16) *
La versione Disney del famoso romanzo di Collodi,[...], pur ottenendo successo presso il pubblico, non ha mai soppiantato il racconto originale, come è invece successo per molti altri classici dello studio.

Per fortuna

CITAZIONE (nunval @ 1/10/2015, 12:16) *
Per contrasto, il Grillo Parlante venne trasformato da noioso ammonitore ucciso a colpi di martello in un compagno di viaggio forse un po’ pedante ma simpaticissimo.

Bè nel libro non è affatto un personaggio noioso, tutt'altro, altrimenti non si spiegherebbe perché Pinocchio senta il bisogno di ucciderlo, il grillo nel libro rappresenta non solo la cosiddetta coscienza ma anche quel piano che noi definiamo "realtà" che i bambini (ma ormai anche tanti uomini) tendono a rifiutare rifugiandosi nel sogno e nell'illusione. Ciò che fa scattare la furia omicida di Pinocchio è infatti questo passaggio:

CITAZIONE
— Perché ti faccio compassione?
— Perché sei un burattino e, quel che è peggio, perché hai la testa di legno. —

Che a ben vedere non è molto diverso dal monito "polvere sei e polvere ritornerai".
È la verità ad essere foriera di furia, non la noia, e quando Collodi parla di noja

CITAZIONE
La storia di Pinocchio col Grillo-parlante, dove si vede come i ragazzi cattivi hanno a noja di sentirsi correggere da chi ne sa piú di loro.

va inteso nell'accezione antica del termine, ovvero "avere in odio".
Infatti poi il Grillo tornerà (sotto varie forme) perché la realtà non può essere eliminata, e verrà sempre più accettata da Pinocchio in quel suo processo che è la crescita che lo porterà ad essere un bambino vero.

Mi sono permesso questa piccolissima segnalazione perché in quel passaggio, sicuramente senza volerlo, sembrava quasi che la versione disneyana del grillo migliorasse quella collodiana, ma sono sicuro che non intendessi dire quello.
Per il resto clapclap.gif

Inviato da: LucaDopp il 1/10/2015, 15:02

CITAZIONE (nunval @ 1/10/2015, 12:16) *
A differenza di quanto era accaduto nove anni prima per Biancaneve, il doppiaggio di Pinocchio risulta uno dei più moderni mai realizzati, sia nei dialoghi che nella traduzione delle canzoni e nella recitazione degli attori.

Verissimo, è incredibile come questo doppiaggio appaia molto più moderno di alcuni realizzati da De Leonardis negli anni '50 (soprattutto Peter Pan). Un piccolo miracolo che non può che giovare a questo straordinario capolavoro.

Inviato da: March Hare = Leprotto Bisestile il 1/10/2015, 16:26

CITAZIONE (nunval @ 1/10/2015, 12:16) *
2) PINOCCHIO
[...]
Tutte le canzoni, ottimamente tradotte, sono interpretate dagli stessi doppiatori, ad eccezione di When you wish upon a star .

Per me la canzone di Geppetto non è doppiata dal mitico Mario Corte, si sente una voce assai più decisa e meno tremolante.
Bel lavoro, complimenti!

Inviato da: Capitano Amelia il 1/10/2015, 23:01

CITAZIONE (LucaDopp @ 1/10/2015, 15:02) *
Verissimo, è incredibile come questo doppiaggio appaia molto più moderno di alcuni realizzati da De Leonardis negli anni '50 (soprattutto Peter Pan). Un piccolo miracolo che non può che giovare a questo straordinario capolavoro.

Già, e tutt'ora non sente il peso dei suoi 70 anni (approssimativamente), a parer mio, uno dei pochi doppiaggi che è riuscito a conservarsi fresco. Personalmente parlando, io non ho soppiantato la versione disneyana a svantaggio di quella collodiana, bensì le gradisco tutt'e due. smile.gif

Inviato da: nunval il 2/10/2015, 12:32

3) FANTASIA

IL FILM

Nel 1940 Walt Disney presentò il suo film più rivoluzionario, in anticipo di almeno 30 anni sui tempi: FANTASIA. Nato da un incontro casuale tra Disney e il famoso direttore d’orchestra Leopold Stokowski, il lungometraggio presenta l’illustrazione di otto celebri brani di musica classica diretti da Stokowski con la famosa orchestra di Filadelfia e introdotti da una presentazione del critico musicale Deems Taylor. Come questi spiega, ci sono tre generi di musica nel film: quella che racconta una storia precisa, quella che dipinge un quadro e infine la musica che esiste come fine a se stessa. Il primo brano è di questo tipo ed è una visualizzazione in termini astratti della Toccata e fuga in re minore di Bach. I componenti dell’orchestra vengono ripresi in silouette, mentre i colori riempiono lo schermo. Nel secondo brano, la Suite dallo Schiaccianoci di Ciaikowsky, i fiori, le piante, i pesci e le fate si uniscono in un inno alla natura che descrive il passare delle stagioni, con una particolare menzione per i funghi che, come piccoli cinesi eseguono la Danza Cinese e per i folletti del gelo che pattinano sul ghiaccio nel Valzer dei fiori.
Nell’episodio più celebre del film, Topolino, nel ruolo dell’apprendista stregone, si trova a mal partito con centinaia di scope magiche che si moltiplicano davanti ai suoi occhi in un tripudio di effetti speciali e, alla fine del brano, sale baldanzoso sul podio per stringere la mano a Stokowski.
La Sagra della primavera di Igor Stravinski fa da commento ad una affascinante visione del primo miliardo di vita sul nostro pianeta, fino alla terribile estinzione dei dinosauri.
In un delizioso Intermezzo, viene presentata la Colonna Sonora come personaggio : postasi timidamente al centro del fotogramma, la colonna mostra le immagini prodotte dai vari strumenti musicali. La Pastorale di Beethoven è l’occasione per mostrare la vita sul monte Olimpo : assistiamo al volo di Pegaso e alle schermaglie amorose di centauri e centaurette, mentre Bacco viene preso alla sprovvista col suo mulo unicorno perennemente ubriaco in una tempesta provocata da Zeus.
La Danza delle ore di Ponchielli è il pretesto per una spassosa parodia del balletto classico eseguita da struzzi, elefanti, ippopotami e coccodrilli, con crollo finale.
Nella parte finale l’unione di Una notte sul monte calvo di Mussorgsky all’Ave Maria di Schubert crea una perfetta contrapposizione tra sacro e profano: gli spiriti tormentati si levano dalle tombe per raggiungere il mostruoso Chernabog, il demonio irto sulla rupe. Dopo un furioso sabba le tenebre verranno sconfitte dalla luce e una processione saluta il sorger del sole.

Fantasia è un’opera unica nella storia del cinema e della musica, tanto che si può tranquillamente definire una esperienza da provare almeno una volta. I cardi e le orchidee che eseguono la Danza Russa dello schiaccianoci, il terribile Tirannosauro della Sagra della Primavera e la tempesta della Pastorale non si dimenticano facilmente; quando poi sullo schermo compare il demonio della Notte sul monte calvo, si rimane letteralmente senza fiato. Il film è stato rivoluzionario anche dal punto di vista del sonoro, presentando la registrazione della musica con un nuovo sistema appositamente studiato, il Fantasound, che sfruttava una registrazione ottica multipista e un gruppo di altoparlanti che circondava gli spettatori, anticipando di circa 40 anni il Dolby Stereo.
Presentato per la prima volta nel novembre 1940, inizialmente non ebbe successo commerciale ma le successive riedizioni ne hanno costantemente aumentato la popolarità. Nel 1956 la RKO distribuì una riedizione in Superscope su schermo panoramico e suono stereo a 4 piste magnetiche; nel 1977 una successiva edizione con stereofonia a tra canali; nel 1982 il celebre direttore d’orchestra Irwin Kostal, autore per Disney degli arrangiamenti di Mary Poppins, Pomi d’ottone e manici di scopa e
Elliott il drago invisibile, reincise tutta la partitura per permetterne la registrazione con sonoro digitale e Dolby stereo. Nel 1990, il cinquantenario del film è stato l’occasione per un colossale lavoro di restauro eseguito negli YCM laboratories di Burbank, che ha permesso per la prima volta di riutilizzare parti del negativo originale Technicolor che da anni erano state sostituite da controtipi. L’eccezionale opera sulle immagini ha portato ad una nitidezza e ad una saturazione dei colori mai viste prima anche grazie all’utilizzo di speciali pellicole a grana fine. Le registrazioni originali di Leopold Stokowski sono state rimasterizzate in Dolby Stereo e il film ha trionfato anche in videocassetta. L’ultima edizione del 60°anniversario in blu ray disc, distribuita nel 2010, dopo che il precedente restauro del 1990 aveva fatto il debutto in dvd nel 2001, è stata una duplice occasione: per la prima volta si sono visti in tutto il mondo gli intermezzi con le presentazioni di Deems Taylor e, finalmente, anche l’ultimo episodio con il Monte Calvo e l’Ave Maria è stato restaurato a partire dagli originali negativi technicolor, con risultati superbi. Il problema della "scomoda" centauretta di colore stavolta è stato risolto digitalmente con la sua totale cancellazione dal fotogramma.

LA VERSIONE ITALIANA

FANTASIA è uscito per la prima volta in Italia nell’ottobre 1946, distribuito dalla RKO. Dalle versioni straniere sono sempre state escluse le scene in cui compare Deems Taylor, quindi anche in Italia abbiamo sempre avuto un semplice commento “fuori campo” , affidato fino alla riedizione del 1966, distribuita dalla Rank Film, a Josè Oliveira , la famosa voce di Josè Carioca (il doppiaggio venne eseguito direttamente in USA). Nell’ottobre 1957 la RKO aveva distribuito anche da noi l’edizione in Superscope di cui si è già parlato. Nel 1973, in occasione del cinquantesimo anniversario della Disney, è arrivata anche in Italia la riedizione uscita in patria nel 1969, che presentava come brano iniziale l’intermezzo della colonna sonora seguito dalla Sinfonia pastorale che si scambiava il posto con la Toccata e fuga. Inoltre, la sequenza della sinfonia pastorale presentava dei piccoli tagli nelle scene che mostravano una centauretta nera che lucidava gli zoccoli delle centaurette bianche. La narrazione in questa edizione venne affidata a Pino Colizzi, mentre Sergio Fiorentini doppiava il maestro Stokowski. I dialoghi furono scritti da Roberto de Leonardis . La riedizione stereofonica del 1977 è stata distribuita da noi nell’ottobre dell’anno successivo, in concomitanza con i festeggiamenti per il 50° compleanno di Topolino e, per l’occasione, i due episodi della Pastorale e della Toccata vennero reinseriti al loro posto. La versione diretta da Irwin Kostal è stata distribuita in Italia solo nel 1986, a cura della UIP, ed in questa occasione il commento, completamente riscritto, è stato affidato a Germano Longo. L’ultima distribuzione nelle nostre sale risale al settembre 1990, con la presentazione della versione restaurata in Dolby Stereo della colonna sonora originale di Leopold Stokowski, che recupera anche i tagli effettuati nell’ episodio della pastorale, adottando il trucco del “gonfiaggio “ del fotogramma in modo da tagliar fuori dall’inquadratura la centauretta nera. In questa edizione il commento audio è sempre quello con la voce di Germano Longo e questa versione è stata distribuita nel 1991 in VHS e nel, 2001, in dvd. Il blu ray del 60°anniversario mi ha visto coinvolto in prima persona per l’adattamento dei dialoghi italiani delle presentazioni integrali di Deems Taylor, e ne ho approfittato per recuperare, grazie a mio materiale d’archivio, il copione originale adattato da de Leonardis nel 1973, che ho integrato con l’adattamento ex novo delle parti inedite. L’edizione è stata curata dalla Royfilm, con la direzione di Leslie la Penna. La voce di Deems Taylor, stavolta, è di Saverio Indrio.










Inviato da: Alessio (WDSleepingBeauty) il 2/10/2015, 12:53

Di nuovo complimenti Nù! wink.gif
Uno dei topic più illuminanti e utili, evviva la vera cultura disneyana!!! wub.gif

P.S.: ovviamente trepido in particolar modo per Dumbo e La bella addormentata!

Inviato da: 32Luglio il 2/10/2015, 13:16

Tanti complimenti, è un piacere leggere ogni singola riga. Io invece sono curiorissimo di leggere qualcosa sui Classici ad episodi! smile.gif

Inviato da: Fra X il 2/10/2015, 13:32

Grazie per questi aneddoti e chicche! ^^
Già con "Pinocchio" a livello visivo effettivamente si fa un bel balzo in avanti come nella scena della fuga dalla balena, molto d' impatto ancora oggi con belle sequenze d' azione.
Su Biancaneve in effetti "monti strani" e "bosco di così cosé" non è il top rispetto all' altra edizione mentre "ho freddo al cuore" come ha già detto qualcuno è molto evocativa.

CITAZIONE (chipko @ 1/10/2015, 14:21) *
Per fortuna

Qualche mese fa l' ho visto insieme alla mia cuginetta e anche se le è piaciuto all' inizio mi ha detto: "Ma questo non è Pinocchio vero!" biggrin.gif .

Inviato da: nunval il 3/10/2015, 15:38

4) DUMBO

IL FILM


Dopo gli sforzi artistici ed economici profusi in Pinocchio e Fantasia, Disney decise di prendere fiato con la produzione di Dumbo, uscito nell’ottobre 1941, dopo un lavoro di sceneggiatura durato appena sei mesi e un anno per completare le animazioni. Il film durava solo 64 minuti ma era basato su una storia appassionante e presentava simpaticissimi personaggi. Tratto da un racconto di Helen Aberson e Harold Pearl, narra la storia di un cucciolo di elefante che, nato con orecchie grandissime, viene prima messo in ridicolo dal branco e ridotto a fare il clown del circo poi, con l’aiuto del topolino Timoteo e di un gruppo di corvi, impara ad usare le orecchie per volare, diventando famoso in tutto il mondo. Pur essendo molto più semplice nella concezione dei suoi predecessori, Dumbo presenta molti punti di forza: i colori allegri del circo, i personaggi, tutti ottimamente caratterizzati e le belle musiche. Due le scene da ricordare in particolare, autentici pezzi di bravura: l’erezione del tendone del circo sotto un furioso temporale e la mitica sequenza in cui Dumbo e Timoteo si ubriacano ed hanno allucinazioni a base di ……..elefanti rosa. Come al solito la psicologia dei personaggi è sviluppata al millimetro: Dumbo è un cucciolo tenerissimo e il fatto che non parli (infatti i bambini piccoli come lui non parlano) lo rende ancora più indifeso. A Timoteo, il topo suo pigmalione spetta il compito di fargli da interprete nei confronti del pubblico: da antologia la scena in cui terrorizza il gruppo delle elefantesse. Altrettanto convincente è il profondo rapporto tra Dumbo e sua madre, la signora Jumbo, che trova il massimo dell’espressione nell’ esecuzione della canzone Bambino mio, quando l’elefantessa, imprigionata e trattenuta da catene, può solo annodare affettuosamente la proboscide con quella del figlio. I clown , pronti a sfruttare l’elefantino senza curarsi minimamente della sua incolumità sono poco caratterizzati ( volutamente, trattandosi di personaggi sgradevoli: la scena in cui progettano il numero con Dumbo li mostra solo in silouette all’interno del loro tendone, impedendo così al pubblico di familiarizzare eccessivamente). La locomotiva del treno del circo, Casimiro parla con i normali sbuffi di una locomotiva ( lo si nota bene purtroppo solo nella versione originale: le sue battute non sono state doppiate); una deliziosa sequenza la mostra affrontare una ripida salita e i suoi sbuffi dicono chiaramente I think I can (penso di farcela) e, una volta superato l’ostacolo I Though I could (sapevo di farcela). La cicogna che porta il fagottello di Dumbo è irresistibile: smarrisce la strada e, mentre si ferma su una nuvola a controllare la cartina, il suo pesante carico sprofonda lentamente. Una volta consegnato il pacco si fa firmare una ricevuta e canta Happy Birthday. Una menzione speciale va poi al quartetto di corvi che aiutano Dumbo, evidente caricatura di un quartetto vocale all black, abilissimi nel jazz.
Le canzoni del film, opera di Frank Churchill, Ned Washington e Oliver Wallace sono deliziose e caratterizzano i momenti salienti del film: Look out for Mr. Stork (La cicogna) commenta l’arrivo delle cicogne nel circo; Casey Jr. (Casimiro) è il motivetto simbolo del treno del circo; Song of the Roustabouts viene eseguita dal coro degli operai mentre montano il tendone del circo; Baby mine (Bambino mio) è la struggente ninna nanna che la mamma canta per Dumbo mentre si trova nel carro prigione; con The clown song i pagliacci manifestano tutto l’entusiasmo per il povero elefantino declassato a clown; Pink elephants on parade ( Gli elefanti rosa) è lo straordinario numero musicale in cui Dumbo e Timoteo si ubriacano e vedono elefanti rosa: una sequenza esemplare per ritmo, genialità, originalità; infine il gruppetto di corvi prende in giro l’elefantino con When I see an elephant fly (Gli elefanti volanti).


LA VERSIONE ITALIANA

Dumbo è uscito in Italia in occasione del Natale 1948, distribuito dalla RKO. A partire da questo film praticamente tutti i doppiaggi italiani Disney saranno realizzati da Roberto de Leonardis che si occuperà personalmente della traduzione dei dialoghi e delle canzoni. La direzione del doppiaggio, realizzato dai soci della CDC, è di Mario Almirante. Tutte le canzoni, ad esclusione di Bambino Mio, eseguita da Miriam Ferretti, sono cantate dal Quartetto Cetra, che aveva da poco assunto la formazione “mista” con Lucia Mannucci che manterrà nel corso degli anni. Lo stesso Disney invierà al Quartetto una lettera di ringraziamento per l’ottimo lavoro svolto, che raggiunge punte di virtuosismo incredibile nei numeri Gli elefanti rosa e Gli elefanti volanti. Per l’importantissimo ruolo del topo Timoteo venne scelto Stefano Sibaldi, voce abituale di Glenn Ford. Lola Braccini caratterizza in maniera eccellente l’elefantessa capo del branco, mentre Mauro Zambuto è una spassosa cicogna. Il direttore del circo è poi doppiato da Mario Gallina, mentre il capogruppo dei corvi parla grazie a Lauro Gazzolo. Altri corvi sono doppiati da Mario Corte e Olinto Cristina. Tra i clown si riconoscono le voci di Mauro Zambuto e Luigi Pavese. Sul sito www.antoniogenna.net è disponibile il cast completo del doppiaggio, anche se qualche voce è di attribuzione incerta, come ad esempio la Braccini, con interessanti note di Marco Volpe. Questo cast d’eccezione ha contribuito non poco al successo del film in Italia. L’unica riedizione cinematografica italiana risale al 1971 ( distribuzione CIC); il film è poi passato nel circuito 16 mm ed è stato distribuito per la prima volta in videocassetta nel 1985. L’edizione in blu ray del marzo 2010 ha presentato questo classico con un nuovo formidabile restauro.


Inviato da: brigo il 3/10/2015, 16:59

Complimenti Nun, tra il lavoro tuo e quello del Compendium non possiamo far altro che leggere, rapiti, queste meravigliose schede. Applausi scroscianti!!!

PS: nel lungometraggio "The reluctant dragon" (1941), in cui il giornalista e attore Robert Benchley si trova a curiosare all'interno dei Walt Disney Studios, viene presentata una scena in cui si mostra al pubblico come vengono registrati i suoni e i rumori in un film animato: detta scena mostra nello specifico lo staff di rumoristi al lavoro in uno stralcio animato con protagonista la locomotiva Casimiro (Casey Jr), facendo vedere anche parti animate non presenti nel lungometraggio Dumbo. Si sa se tali scene vennero scartate nel montaggio finale di Dumbo o se furono create appositamente per questo spezzone di "The reluctant dragon"?

Inviato da: Angelo1985 il 3/10/2015, 21:46

Che belle queste schede! Davvero un preziosissimo contributo smile.gif
Ogni volta che leggo di questi primi film, a pensare a quanto successo avrebbero potuto ottenere se solo non fosse arrivata quella maledetta guerra...
A proposito Nun, un piccolo appunto, quando parli di Pinocchio la cui uscita italiana venne ritirata all'ultimo per l'intervento in guerra degli USA, ecco, in realtà gli USA entrarono in guerra solo dopo Pearl Harbour, nel dicembre del '41; Pinocchio non uscì proprio perchè l'Italia entrò in guerra nel '40 e, pertanto, la distribuzione venne bloccata a pochissimo dall'uscita....un vero peccato perchè il rapporto Walt Disney/Italia proprio alla fine degli anni '30 aveva toccato l'apice e sono sicuro che, nonostante le polemiche della critica post-bellica, Pinocchio avrebbe sbancato il botteghino anche da noi, con tanto di merchandising e pubblicazione proprio come per Biancaneve wink.gif

Un vero peccato, bastava distribuire il film 1-2 mesi prima del previsto....o bastava non entrare in guerra (!) .....ma vabbè, ormai è storia...

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Inviato da: March Hare = Leprotto Bisestile il 4/10/2015, 9:26

CITAZIONE (nunval @ 3/10/2015, 15:38) *
Lola Braccini caratterizza in maniera eccellente l’elefantessa capo del branco

Dolente di contraddirti, soprattutto qui dove stai realizzando questo lavoro eccellente e non lo meriteresti, ma non si tratta assolutissimamente della grande Braccini. Orecchie migliori delle mie l'identificano come Velia Cruicchi Galvani, caratterista misconosciuta il cui nome è per la prima volta spuntato fuori nel libro "Il doppiaggio nel cinema italiano" in cui viene accreditata come voce di Tina Pica in Graziella; io questa Galvani non so riconoscerla, ma di sicuro in Dumbo non c'è la Braccini. Sul sito di Genna sono sbagliate anche altre voci, come Renata Marini (che poveretta viene infilata in ogni buco di scheda che ci sia) e Zoe Incrocci (se non ricordo male dovrebbe essere Dina Perbellini, ma non lo rammento con precisione; anche qui comunque di sicuro non è Zoe). Sulla Dandolo che doppia la sig.ra Jumbo pure ho grosse riserve: se è sbagliata la Marini, doppiatrice famosissima, come può essere azzeccata una tipa completamente ignota come questa che pronuncia quattro misere sillabe? Per me è una delle solite assurde invenzioni di wikipedia poi trasportata sul Genna come accaduto in tante altre occasioni.

Inviato da: Capitano Amelia il 4/10/2015, 9:40

CITAZIONE (Angelo1985 @ 3/10/2015, 21:46) *
un vero peccato perchè il rapporto Walt Disney/Italia proprio alla fine degli anni '30 aveva toccato l'apice e sono sicuro che, nonostante le polemiche della critica post-bellica, Pinocchio avrebbe sbancato il botteghino anche da noi, con tanto di merchandising e pubblicazione proprio come per Biancaneve wink.gif

E forse l'annosa questione dell'originale vs. versione Disney sarebbe stata meno forte rispetto a quanto accadde all'epoca...

Inviato da: nunval il 4/10/2015, 11:22

CITAZIONE (March Hare = Leprotto Bisestile @ 4/10/2015, 9:26) *
Dolente di contraddirti, soprattutto qui dove stai realizzando questo lavoro eccellente e non lo meriteresti, ma non si tratta assolutissimamente della grande Braccini. Orecchie migliori delle mie l'identificano come Velia Cruicchi Galvani, caratterista misconosciuta il cui nome è per la prima volta spuntato fuori nel libro "Il doppiaggio nel cinema italiano" in cui viene accreditata come voce di Tina Pica in Graziella; io questa Galvani non so riconoscerla, ma di sicuro in Dumbo non c'è la Braccini. Sul sito di Genna sono sbagliate anche altre voci, come Renata Marini (che poveretta viene infilata in ogni buco di scheda che ci sia) e Zoe Incrocci (se non ricordo male dovrebbe essere Dina Perbellini, ma non lo rammento con precisione; anche qui comunque di sicuro non è Zoe). Sulla Dandolo che doppia la sig.ra Jumbo pure ho grosse riserve: se è sbagliata la Marini, doppiatrice famosissima, come può essere azzeccata una tipa completamente ignota come questa che pronuncia quattro misere sillabe? Per me è una delle solite assurde invenzioni di wikipedia poi trasportata sul Genna come accaduto in tante altre occasioni.

Personalmente io ho dei dubbi anche su questa Velia Cruicchi Galbani ..., certo molti danno ad Antonio dei dati sbagliati senza verificare e infatti io alcune delle voci citate nella scheda non le ho riportate. Questo mio lavoro è del 1997, tanti anni fa, qualche erroruccio ci sta anche, all'epoca molti degli esperti conoscitori di voci che oggi pullulano in rete erano in fasce...e devono moltissima della loro cultura odierna a Guidorizzi, Lancia e di Cola (io ho iniziato le mie ricerche Disney facendo confronti incrociati coi libri di Guidorizzi). Ho lasciato la Braccini col beneficio del dubbio.

Inviato da: nunval il 4/10/2015, 11:48

5) BAMBI

IL FILM


Bambi è la commovente storia di un cerbiatto dalla nascita all’età adulta, oltre a rappresentare un poetico affresco sulla vita degli animali della foresta. Walt Disney voleva trarre un film dal romanzo di Felix Salten fin dal 1935. I diritti erano però in possesso di Sidney Franklin, produttore della MGM. Dopo alcune trattative Franklin e Disney trovarono un accordo e il produttore collaborò anche al progetto. La gestazione del film durò circa 5 anni e quattro animatori si occuparono del soggetto: Frank Thomas, Ollie Johnston, Eric Larson e Milt Kahl. Ne venne fuori un film delizioso, diverso da qualsiasi cosa fosse uscita prima dagli studi, con una attenzione al dettaglio naturalistico ed alla verosimiglianza degli animali inusitata per quei tempi, pur facendo in modo da non perderne mai di vista la caratterizzazione comica o drammatica. Già la scena di apertura, con la Multiplane camera che ci trasporta all’interno della foresta è sbalorditiva. Tutto il film è impostato come una vera e propria opera sinfonica la cui protagonista è la natura. Musica e disegni si fondono perfettamente come nelle formidabili sequenze del temporale e del passaggio delle stagioni. Queste parti “poetiche” sono ben bilanciate tra gli episodi umoristici ( il pattinaggio sul ghiaccio di Bambi e del coniglio Tamburino) e quelli drammatici ( l’uccisione della cerva, il pauroso incendio della foresta). Da antologia è poi l’episodio in cui Bambi e i suoi amici, Tamburino e la puzzola Fiore si innamorano. Molto belle anche le canzoni eseguite in forma corale, Love is a song, Little april shower, Let’s sing a gay little spring song e I bring you a song, composte da Frank Churchill, che commentano alcune delle sequenze chiave del film: Uscito nel 1942, il film non fu un grande successo commerciale a causa della guerra, ma ottenne grande consenso con le successive riedizioni. Nel 1990 è stato restaurato e dotato di suono Dolby stereo e in questa versione è stato distribuito anche da noi in videocassetta. Successivamente le edizioni in dvd e in Blu ray in alta definizione hanno presentato uno spettacolare restauro grazie all'ormai consolidata pratica della scansione ad alta risoluzione dei negativi Technicolor.

LA VERSIONE ITALIANA

Uscito in Italia nella primavera del 1948, il film, la cui versione italiana si deve ancora ad Alberto Liberati che, ricordiamolo, era capo ufficio edizioni della RKO, doppiato dagli attori della CDC divenne subito popolare; i nostri doppiatori seppero dare un contributo fondamentale alla caratterizzazione dei personaggi, in particolare Lydia Simoneschi nel ruolo chiave della mamma di Bambi: si trattava di rendere vocalmente un personaggio che era stato concepito in modo da sottolineare la percezione che Bambi aveva di lei e la voce dolcissima della Simoneschi, unita alla delicatezza delle animazioni, ne fanno una perfetta incarnazione dell’ istinto materno. Non meno efficaci sono Olindo Cristina nel ruolo del simpaticissimo Vecchio Gufo e Mario Besesti nella solenne parte del grande Cervo padre di Bambi. Un difetto gravissimo di questa edizione, fatto notare anche da Marco Volpe nella scheda del film pubblicata sul Genna, è aver "addolcito" la scena della morte della mamma di Bambi inserendovi della musica e alcune battute spurie del Grande Cervo in fuori campo. Aggiungiamo a questo la decisione di lasciare le canzoni in inglese e si comprende benissimo la decisione da parte della Disney , 20 anni dopo, di affidare a Roberto de Leonardis la riedizione del film preparando , con la collaborazione di Pietro Carapellucci, una nuova edizione italiana , sempre avvalendosi dei doppiatori della CDC. Tra questi spiccano Fiorella Betti, dolcissima nella parte della madre di Bambi, un superbo Giuseppe Rinaldi nella parte del Grande Cervo, un irresistibile Lauro Gazzolo/Vecchio Gufo ( da antologia quando spiega a Bambi ed ai suoi amici cosa significa essere innamorati) e la chicca di Roberto Chevalier ( oggi Tom Cruise) nella parte di Bambi adulto. Tra i caratteristi si riconoscono Gianfranco Bellini nella parte di uno scoiattolo e la deliziosa Flaminia Jandolo nel ruolo della mamma di Tamburino. Bambi cucciolo è doppiato, pensate, da Loretta Goggi. L’adattamento dei dialoghi presenta poche variazioni rispetto alla traduzione originale ed i testi italiani delle canzoni, (che già nello spartito pubblicato in Italia dalla Sonorfilm nel 1948 coi testi di Larici erano state intitolate L’amore è una canzone, Pioggerella d’aprile, Canzoncina di primavera e Io canto per te) , sono perfetti . Tra i cantanti spicca la bella voce solista di Maria Cristina Brancucci. Il film è circolato in Italia con questo doppiaggio fino al 1983. Per l’uscita in videocassetta si è discutibilmente ritornati al doppiaggio originale, incluse le canzoni in inglese che, pur essendo pregevole ha una scadente qualità di registrazione certamente non adatta al nuovo missaggio stereofonico.
Una successiva replica televisiva ha riutilizzato il nuovo doppiaggio, utilizzato poi, per fortuna, anche nelle successive edizioni in dvd e blu ray disc.




Inviato da: Fra X il 4/10/2015, 13:18

CITAZIONE (nunval @ 3/10/2015, 15:38) *
L’unica riedizione cinematografica italiana risale al 1971 ( distribuzione CIC)

Chissà come mai da noi c'è stata una sola riedizione. unsure.gif Difatti poi è stato uno dei primi ad essere uscito in VHS e in TV come Alice.

CITAZIONE (nunval @ 4/10/2015, 11:48) *
con una attenzione al dettaglio naturalistico ed alla verosimiglianza degli animali inusitata per quei tempi, pur facendo in modo da non perderne mai di vista la caratterizzazione comica o drammatica. Già la scena di apertura, con la Multiplane camera che ci trasporta all’interno della foresta è sbalorditiva.

Quando lo vedo stento a credere che visivamente sia degli anni 40! post-6-1111076745.gif

CITAZIONE (nunval @ 4/10/2015, 11:48) *
Bambi cucciolo è doppiato, pensate, da Loretta Goggi.

Ah, però! laugh.gif

Inviato da: nunval il 4/10/2015, 23:55

CITAZIONE (Fra X @ 4/10/2015, 13:18) *
Chissà come mai da noi c'è stata una sola riedizione. unsure.gif Difatti poi è stato uno dei primi ad essere uscito in VHS e in TV come Alice.

Perchè purtroppo, come anche è il caso di Alice, le riedizioni seguivano più o meno, con scarti di uno/ due anni, quelle americane. Dumbo e Alice finirono quasi subito, dopo l'uscita cinematografica, ad essere proiettati in televisione nel programma televisivo di Walt "Disneyland" e, quindi, sparirono dagli schermi americani per molto tempo, prima di ricomparirvi alla fine degli anni '60, cosa che portò, anche da noi, ad una loro riedizione, nel 1970 e nel 1971.

CITAZIONE (brigo @ 3/10/2015, 16:59) *
detta scena mostra nello specifico lo staff di rumoristi al lavoro in uno stralcio animato con protagonista la locomotiva Casimiro (Casey Jr), facendo vedere anche parti animate non presenti nel lungometraggio Dumbo. Si sa se tali scene vennero scartate nel montaggio finale di Dumbo o se furono create appositamente per questo spezzone di "The reluctant dragon"?

Grazie per l'apprezzamento di questo mio lavoro a tutti. Approfitto per rispondere: mi sono documentato sul volume "Encyclopedia of Disney Animated Characters" Sembra proprio che la sequenza di Casimiro in "Reluctant Dragon" sia stata creata apposta per questo film.

Inviato da: nunval il 5/10/2015, 0:06

6) SALUDOS AMIGOS

IL FILM

In pieno conflitto bellico, con i mercati europei chiusi, Hollywood intraprese una politica di buon vicinato con i paesi dell’America Latina . Walt Disney, col patrocinio del Dipartimento di Stato, progettò un viaggio in diversi paesi del sudamerica in compagnia di alcuni suoi animatori, per produrre alcuni cartoni ispirati agli usi e costumi locali. Vennero realizzati quattro cortometraggi ma, dietro richiesta governativa, Disney li unì in un unico programma, usando come brani di raccordo filmati girati in 16 mm durante il viaggio. Il bel mediometraggio che ne derivò, lungo solo 43 minuti, Saludos Amigos, divenne immensamente popolare. Il filo conduttore della pellicola è il viaggio di Disney e dei suoi collaboratori; il primo episodio, Il lago Titicaca, ci presenta la visita di Paperino nel paese degli Incas, sulle rive del famoso lago, il più alto del mondo, alle prese con un simpaticissimo lama dalle idee tutte personali su come scalare le montagne e oltrepassare ponti sospesi su precipizi, il tutto a spese del povero papero. Pedro pilota postale è invece la storia di un simpatico aereoplanino alle prese con le difficoltà del suo primo volo sulla rotta tra Santiago e Mendoza per prendere in consegna la posta. Le riprese del volo di Pedro sono ottimamente realizzate e la scena in cui l’aereo viene sorpreso dalla tempesta mentre sorvola il minaccioso monte Aconcagua è un autentico pezzo di bravura.
L’episodio successivo, El gaucho Goofy, ci narra le abitudini e i costumi dei gauchos argentini utilizzando Pippo, cow boy nord americano come “cavia”. Il narratore spiega tutto molto seriamente e Pippo cerca goffamente di adeguarsi. Il culmine della comicità è raggiunto nella celebre sequenza della cattura dello struzzo. A prima vista sembra che tutto sia andato bene, ma la visione al rallentatore ( con la voce del narratore che pure rallenta) ci mostra impietosamente che Pippo , il cavallo e lo struzzo si sono aggrovigliati a vicenda.
L’ultimo episodio, dedicato al carnevale di Rio, è quello più celebre, che ha reso il film un classico. Aquarela do Brasil inizia davanti ad una tela bianca, su cui un pittore comincia a dipingere ad acquerello il paesaggio di Rio, mentre ascoltiamo la celeberrima Brazil di Ary Barroso, cantata da Aloysio Oliveira. Gli effetti speciali sono strabilianti: una pennellata di azzurro diventa una cascata, un casco di banane con una spruzzata di nero diventa un gruppo di tucani dal becco giallo, il rosso del gambo di alcuni fiori cola fino a formare le figure di due fenicotteri. Dal ghiotto incontro tra un’ape ed una pianta carnivora si materializza Paperino, mentre il pennello dipinge la figura del pappagallo José Carioca. José conduce Paperino in giro per Rio, mentre il pennello continua a dipingere il paesaggio e la strada mentre i due camminano. In un tripudio di musica José suona la celebre Tico tico, utilizzando il suo ombrellino come clarinetto e il cappello di Paperino come fisarmonica. Nel finale vediamo il papero scatenarsi nei locali notturni mentre l’inquadratura dissolve sulla tela vista all’inizio, dove ora campeggia uno splendido panorama notturno della città di Rio. La musica si fonde perfettamente con le immagini in questo favoloso brano di cinema, ancora elettrizzante dopo più di 70 anni.

LA VERSIONE ITALIANA

Il film è stato distribuito in Italia nella primavera del 1946 dalla RKO. L’edizione italiana, realizzata direttamente in USA, presenta le stesse voci della versione originale, cioè Clarence Nash (Paperino) e Pinto Colvig (Pippo). Lo spiritoso ruolo del narratore è affidato a Josè Oliveira , voce di Josè Carioca, particolarmente irresistibile nell’episodio di Pippo.
Rieditato al cinema nel 1960, il film è stato distribuito per anni nel circuito 16 mm, fino ad approdare in videocassetta nel 1982. La versione in dvd, uscita nel 2004, presenta una piccola censura nell'episodio con Pippo, nel quale è stata cancellata digitalmente la sigaretta che egli fuma.


Inviato da: March Hare = Leprotto Bisestile il 5/10/2015, 9:58

CITAZIONE (nunval @ 5/10/2015, 0:06) *
La versione in dvd, uscita nel 2004, presenta una piccola censura nell'episodio con Pippo, nel quale è stata cancellata digitalmente la sigaretta che egli fuma.

Per mera completezza aggiungo che manca anche una battuta del narratore in quel punto: la sigaretta è stata rimossa dalla bocca di Pippo, ma poi lui la prendeva in mano, aspirava, soffiava via il fumo e in quel mentre la mano dell'artista lo sollevava velocissimamente facendogli perdere la sigaretta; tutta questa parte viene eliminata insieme alla battuta americana (e in tutte le altre lingue) che recita pressappoco "trasportiamo il nostro eroe altrove".

Inviato da: Capitano Amelia il 5/10/2015, 10:06

Comunque il dialogo posticcio di "Bambi" è dimostrazione di quanto lo staff originale "seguisse" l'adattamento straniero... rolleyes.gif

Inviato da: Fra X il 5/10/2015, 11:06

CITAZIONE (nunval @ 4/10/2015, 23:51) *
Perchè purtroppo, come anche è il caso di Alice, le riedizioni seguivano più o meno, con scarti di uno/ due anni, quelle americane. Dumbo e Alice finirono quasi subito, dopo l'uscita cinematografica, ad essere proiettati in televisione nel programma televisivo di Walt "Disneyland" e, quindi, sparirono dagli schermi americani per molto tempo, prima di ricomparirvi alla fine degli anni '60, cosa che portò, anche da noi, ad una loro riedizione, nel 1970 e nel 1971.

Ah, O.K.! Grazie dell'info! ^^

Inviato da: nunval il 6/10/2015, 13:37

7) I TRE CABALLEROS

IL FILM


Con The three Caballeros, distribuito nel 1945, Disney proseguì il discorso cominciato con Saludos Amigos . Da un semplice progetto di film ad episodi venne fuori un autentico capolavoro, con sequenze magistrali, musiche indimenticabili ed effetti speciali sbalorditivi nelle sequenze in cui cartoni animati ed attori interagiscono.
Gli episodi del film, Aves raras, Bahia e La Pinata, si inseriscono in un canovaccio che prende spunto da un pacco dono recapitato a Paperino nel giorno del suo compleanno dagli amici del Sudamerica. Il primo episodio è un documentario sugli uccelli rari dei paesi del sud, tra cui spicca il dispettoso Aracuan ( Paperino proietta il documentario col primo regalo trovato nel pacco, un proiettore completo di film) e comprende anche le storie di Pablo, il pinguino freddoloso fanatico dei mari del sud e di un piccolo Gauchito che si imbatte in Burrito, un asinello dotato di ali con cui vince una importante corsa. Il secondo regalo, un libro animato sul Brasile ci introduce nell’episodio brasiliano: José Carioca, uscito dal libro, trascina Paperino al suo interno per un pittoresco viaggio a Bahia, dove Paperino fa la conoscenza di Yaya, una bella venditrice di dolci (Aurora Miranda) e la corteggia al ritmo della canzone di Ary Barroso Os quindins de Yaya. Gli effetti speciali e l’interazione tra attori e cartoni, ottenuta sia con la retroproiezione, tecnica mediante la quale viene girato prima il cartone e poi proiettato su uno schermo trasparente davanti a cui recitano gli attori, sia con la stampa ottica dell’animazione sulla pellicola “dal vivo” direttamente in laboratorio, sono come detto sbalorditivi. Il culmine della perfezione è raggiunto quando i due ballerini che gareggiano per conquistare la bella Yaya, visti in silohuette, si trasformano con un gioco di ombre in due galli da combattimento. Le accese tinte del Technicolor curato da Natalie Kalmus sono strepitose e tutto l’episodio è una chicca.
Il terzo regalo, proveniente dal Messico, catapulta Paperino e José Carioca in una scena surreale in cui vengono visualizzati, come nel brano della colonna sonora di Fantasia, i vari strumenti che suonano il brano I Tre Caballeros, scritto da Manuel Esperon su testo di E.M. Cortazar. Paperino viene risucchiato nel vortice di colori, e quando la sua immagine esplode, appare il terzo caballero, il gallo charro Panchito, che trascina gli altri due in una movimentata esecuzione della canzone . Mentre cantano, sulla scena succede praticamente di tutto e alla fine, Paperino dovrà rompere una pinata, da cui, tra le altre cose, viene fuori un libro sul Messico. I tre caballeros intraprenderanno così un magnifico viaggio a bordo di un tappeto volante all’interno del libro e Paperino giocherà a mosca cieca con le pin -up della spiaggia di Acapulco e ascolterà Dora Luz che gli dedica la famosissima You Belong to My Heart.
La musica è ovviamente l’anima di questo film: ascoltiamo canzoni quali Bahia di Ary Barroso, la travolgente Os quindins de Yaya, la spassosa Have you ever been to Bahia che José canta a Paperino. Mexico di Charles Wolcott, Ray Gilbert ed Edmundo Santos è interpretata da Carlos Ramirez, mentre Dora Luz canta, come già accennato You belong to my heart, di Augustin Lara. Molto belle anche le melodie caratteristiche del Messico come la Zandunga e la Jesusita ( Polka del Cactus), danzate dalla bravissima Carmen Molina, mentre il Lilongo di Charro Gil è il motivo che servirà da base, anni dopo, per il famoso brano La Bamba.
Assolutamente eccezionali gli acquerelli che riempiono lo schermo durante le canzoni Bahia e Mexico e nella scena in cui Panchito narra la tradizione natalizia delle Posadas, le cerimonie religiose messicane della notte di Natale.

LA VERSIONE ITALIANA

Il film è uscito in Italia nel settembre 1949, distribuito dalla RKO. La traduzione italiana è curata da Alberto Liberati ed il doppiaggio è diretto da Mario Almirante, con la partecipazione, in veste di narratori, di alcune delle più belle voci della CDC. Emilio Cigoli è lo speaker del documentario Aves Raras, mentre la storia del pinguino Pablo viene narrata da Stefano Sibaldi. L’episodio di Gauchito e l’asinello volante è affidato ad Olindo Cristina, mentre Giulio Panicali ci spiega la tradizione messicana delle Posadas. Paperino, José Carioca e Panchito sono doppiati in italiano dalle loro voci originali, cioè rispettivamente Clarence Nash, José Oliveira e Joaquin Garay, con ottimi risultati. La versione italiana presenta poi le canzoni Bahia e Mexico cantate in portoghese e spagnolo, al posto dell’inglese della versione originale ( i versi inglesi sono di Ray Gilbert). Una curiosità: nella nostra versione i titoli di testa sono accompagnati dalla parte orchestrale di Os quindins de Yaya, mentre la versione originale e quella spagnola presentano una versione corale de I tre caballeros, eseguita rispettivamente in inglese (versi di Ray Gilbert) e spagnolo. La stessa cosa succede per la versione cantata dai protagonisti nel film: nella versione originale Panchito, Paperino e Josè cantano in inglese, nella nostra versione viene utilizzato lo spagnolo (come per i paesi latini). Contemporaneamente all’uscita del film in America, nel 1946, la Southern Music pubblicò tutte le canzoni del film anche in Italia, con i testi sia in inglese che italiano o spagnolo (portoghese per Bahia). I testi nostrani sono del paroliere Larici. Le canzoni furono poi pubblicate in raccolta nel 1949, sempre dalla Southern. Particolarmente famosa la nostra versione di You belong to my Heart , alias Solamente una vez : Voglio amarti così. Spassosa poi la traduzione di Os quindins de Yaya che, con un tocco napoletano, diventa “Il Guappo di Yaya”, riferito, ovviamente, ad uno dei numerosi spasimanti della ragazza. Purtroppo, nessuno dei testi italiani viene cantato nel film dove, come già detto, si preferisce ricorrere a portoghese o spagnolo. Un'altra curiosità riguarda la parte messicana: nelle versioni originale e spagnola, la tradizione della Posada viene spiegata da Panchito (e, nella spagnola, ascoltiamo una autentica esecuzione del brano); nella versione italiana subentra Panicali perchè la narrazione dovette risultare troppo difficile da leggere per il povero Garay.






Inviato da: Fra X il 6/10/2015, 20:09

Come ha scritto Vito mi pare effettivamente è il film di Paperino. biggrin.gif
Quando ho sentito quest' ultimo mi sono chiesto chi lo doppiasse e sono rimasto sorpreso nel leggere poi che si tratta di Clarence Nash ohmy.gif biggrin.gif .

CITAZIONE (nunval @ 6/10/2015, 13:37) *
Una curiosità: nella nostra versione i titoli di testa sono accompagnati dalla parte orchestrale di Os quindins de Yaya, mentre la versione originale e quella spagnola presentano una versione corale de I tre caballeros, eseguita rispettivamente in inglese (versi di Ray Gilbert) e spagnolo.

CITAZIONE (nunval @ 6/10/2015, 13:37) *
Un'altra curiosità riguarda la parte messicana: nelle versioni originale e spagnola, la tradizione della Posada viene spiegata da Panchito (e, nella spagnola, ascoltiamo una autentica esecuzione del brano); nella versione italiana subentra Panicali perchè la narrazione dovette risultare troppo difficile da leggere per il povero Garay.

Ah, però! ohmy.gif

Inviato da: nunval il 7/10/2015, 9:37

MUSICA, MAESTRO!

Con Musica Maestro! ( Make mine music), distribuito in USA nell’agosto 1946, Walt Disney tentò di riproporre la ricetta di Fantasia, applicata stavolta alla musica leggera e popolare, con l’eccezione di due importanti episodi. Il film è diviso in dieci parti ma la versione italiana, distribuita dalla RKO nel 1950, e curata da Alberto Liberati con la direzione musicale di Alberto Paoletti, eliminò l’episodio Casey at the bat, recitato da Jerry Colonna. In compenso gli episodi rimanenti furono affidati a prestigiosi artisti dell’epoca. Il doppiaggio venne eseguito dalla CDC presso la Fono Roma, con la direzione di Mario Almirante .Il film rimane dunque un originale documento della bravura di alcuni dei nostri migliori interpreti degli anni 40, che arricchirono i brani originali col loro tocco personale. Il primo brano è la ballata rusticana I Testoni e i Cuticagna (The Martins and the Coys), storia tragicomica di una faida tra due famiglie di contadini. Tutti i componenti vanno all’altro mondo e dal cielo osservano con terrore gli ultimi due superstiti Beppe Cuticagna e Carolina Testoni che si innamorano e pongono fine alla lotta col matrimonio. La vita coniugale si rivelerà però molto movimentata, tra la gioia degli antenati. La canzoncina motivo conduttore è interpretata con verve e senso dell’umorismo dal Quartetto Cetra, reduce dai trionfi del doppiaggio di Dumbo.
Il Poema nostalgico Palude Blu (Blue Bayou), era un episodio progettato in origine proprio per Fantasia: le belle sequenze della palude illuminata dalla luna sulle cui acque si libra una coppia di maestosi aironi dovevano commentare il Chiaro di luna di Debussy; ovviamente la canzone di Bobby Worth e Ray Gilbert, anche se l’interpretazione, affidata alla voce di Alberto Rabagliati (che sostituisce il coro di Ken Darby dell'originale) è suggestiva, non può reggere il confronto.
Si cambia totalmente registro con l’intermezzo jazz All the cats join in (quando i gatti si riuniscono), una parodia eseguita da Benny Goodman e la sua orchestra. Le animazioni illustrano, con uno stile innovativo e veloce il pomeriggio di vacanza trascorso da alcuni teen agers che si riuniscono al malt shop, l’antenato degli odierni pub.I personaggi sono disegnati da una matita davanti ai nostri occhi all’interno di un blocco per schizzi. La gag più memorabile è quella dei ragazzi che sfrecciano via ancor prima che la matita abbia finito di disegnare l’automobile che serve loro da mezzo di trasporto ed è costretta a fermarli disegnando un semaforo rosso.
La Canzone romantica Senza te è la versione italiana, con testo di Larici, della famosissima Tres Palabras, composta da Osvaldo Farres ( la versione inglese Without you, affidata alla voce di Andy Russell è opera del paroliere Ray Gilbert). L’interprete italiano è il famosissimo Natalino Otto, che si produce in una delle sue cose migliori, mentre le animazioni cercano di tradurre in immagini, formate dalle gocce di pioggia che scorrono sul vetro di una finestra, le atmosfere suggerite dalle parole della canzone. L’espediente funzionò in Fantasia con la musica di Bach, ma applicato in un contesto diverso è meno efficace.
L’episodio Casey at the bat, storia di un fallimentare giocatore di baseball, venne tagliato dall’edizione italiana. Si tratta di un cartoon di argomento sportivo decisamente poco interessante per il pubblico italiano, affidato alla narrazione di Jerry Colonna. Diversi anni dopo fu doppiato, limitatamente alla narrazione, per un episodio del telefilm Disneyland intitotato Quattro storie bizzarre.
Il Balletto sulle sette note Due siluette, basato su un motivo composto da Charles Wolcott e Ray Gilbert e interpretato da Dinah Shore, presenta la danza dei ballerini Tatiana Riabouchinska e David Lichine, le cui figure sono ricalcate in forma di siluette da una ripresa dal vivo e inserite in un paesaggio animato tra amorini che volano e fondali azzurri incorniciati di merletti rosa. La combinazione originale di riprese dal vero e animazione è compromessa dall’imbarazzante pacchianeria delle scenografie. Per fortuna l’episodio successivo è lo splendido e famosissimo adattamento della favola in musica di Prokofiev Pierino e il lupo. Pare che lo stesso compositore confessasse a Walt Disney di aver composto l’opera con la speranza che egli ne traesse un film. Il brano è caratterizzato dalla spassosa narrazione di Stefano Sibaldi, che ricalca con divertimento il narratore originale Sterling Holloway e presenta un ottima caratterizzazione di tutti i personaggi: Pierino, un misto tra Pinocchio e Cucciolo, l’uccellino Sascia , il simpaticissimo gatto Ivan, protagonista di uno spassosissimo incontro ravvicinato col lupo, la papera Sonia e i tre cacciatori Mischa, Yascha e Vladimiro. Una particolare nota di merito va allo straordinario lupo, forse l’animale più terrificante di tutti i film Disney, una vera e propria bestia bavosa e assetata di sangue.
Il Quartetto Cetra torna per narrare in musica la storia d’amore dei due cappelli Gianni di feltro e Alice di paglia, che conosciutisi nella vetrina di un negozio, verranno separati alla...vendita e, dopo molte traversie si ritroveranno come copricapo di una coppia di ronzini. L’animazione dei cappelli protagonisti, dotati di una propria personalità, si rivelò deliziosa e il motivo conduttore, composto da Allie Wrubel e Ray Gilbert (interpretato in originale dalle Andrews Sisters) divenne molto popolare ed entrò stabilmente nel repertorio del quartetto.
Il brano successivo è una deliziosa interpretazione del celebre pezzo After you have gone , con la partecipazione di Benny Goodman e del suo quartetto . I quattro strumenti (clarinetto , piano, basso, contrabbasso) diventano veri e propri personaggi e ingaggiano una specie di lotta a tempo di jazz. Particolarmente notevole la scena del clarinetto che, suonando un pezzo molto “caldo” prende letteralmente fuoco per poi essere raffreddato da un mare di musica in cui nuotano note, chiavi di violino e tasti di pianoforte.
L’ultimo episodio, il finale lirico-patetico La balena che voleva cantare all’Opera è un delizioso racconto agrodolce, affidato nella versione originale alla narrazione e al canto del famoso tenore Nelson Eddy, che da la voce a tutti i personaggi del film, cantando in tutte le tonalità (tenore, baritono e basso). Willie (Gianni nell’edizione italiana) è una balena prodigiosa, dotata di un ugola capace di cantare in tutti i registri. L’impresario Tetti Tatti crede erroneamente che Gianni abbia ingoiato tre cantanti lirici e parte alla sua caccia. L’arrivo dell’impresario viene scambiato per una audizione e il povero Gianni ci dà dentro con la voce. Intanto sogna di calcare i più grandi palcoscenici del mondo ( la scena in cui canta I Pagliacci, inondando di lacrime l’orchestra in impermeabile e il pubblico con gli ombrelli o quella in cui sogna di cantare la parte di Mefistofele mentre i pompieri lo osservano terrorizzati vomitare fumo e fiamme sono davvero irresistibili). Tetti Tatti scaglia l’arpione fatale e Gianni, ferito a morte si inabissa tra le onde. Il finale ce lo mostra in Paradiso mentre canta per gli angeli, mentre sui cancelli del cielo troneggia il cartello “tutto esaurito”. La narrazione di Nelson Eddy è affidata in italiano ad un giovanissimo Alberto Sordi, mentre il prologo introduttivo è cantato da Saturno Meletti. Tutte le arie d’opera sono invece rimaste in versione originale. Curioso notare come il film presenti in massima parte storie che trattano l’argomento morte oppure cocenti sconfitte: si pensi ai Testoni e ai Cuticagna che si eliminano a vicenda o a Casey che perde la partita decisiva. Nell’episodio di Pierino e il lupo la papera Sonia viene creduta morta e la vediamo varcare il cancello del paradiso con tanto di aureola e alucce, mentre la morte della balena Gianni è reale e ben poco ci consola il fatto di vederla cantare in cielo. Comunque nel complesso il film è soddisfacente e vale come documento insostituibile della sua epoca. Alla sua uscita godette di notevole richiamo in tutti i paesi e gli interpreti vocali italiani trovarono adeguata segnalazione nei titoli e su tutto il materiale pubblicitario. Il doppiaggio fu di ottima qualità ovunque. basti pensare che, in Francia, la storia di Gianni e Alice fu doppiata da Edith Piaf. Una curiosità: al solito le canzoni vennero pubblicate su spartito anche in Italia, ma da case musicali differenti: Gianni e Alice, ad esempio, fu pubblicata dalla Sonorfilm mentre Senza Te dalla Southern Music. La canzone dei titoli di testa (Make mine music), che nel film non è doppiata (nei titoli ascoltiamo il solo commento di sottofondo col coro) fu tradotta con il titolo Canta la mia canzone e pubblicata sempre dalla Southern. I testi italiani delle canzoni, sugli spartiti, sono di Larici e sono stati utilizzati, a quanto risulta, anche per il doppiaggio del film.






Inviato da: 32Luglio il 9/10/2015, 8:13

Bellissimo e dettagliato l'articolo su Musica Maestro...e meravigliose le locandine. Attendo con fervore Lo scrigno delle 7 perle!

Inviato da: nunval il 29/10/2015, 19:43

I RACCONTI DELLO ZIO TOM

I RACCONTI DELLO ZIO TOM, (Song of the south, 1946) uscito per la prima volta in Italia nel 1950 distribuito dalla RKO è il più importante del film a episodi prodotti da Disney nel primo dopoguerra, innanzitutto perché è basato in gran parte su una storia interpretata da attori e rivelò che Disney era perfettamente in grado di poter gestire una produzione “dal vero” e in secondo luogo perché presenta le storie animate di Fratel Coniglietto, Compare Orso e Comare Volpe, degne di poter essere annoverate tra le cose migliori mai uscite dallo studio.Tratto dalle Storie dello zio Remo di Joel Chandler Harris, care a Disney fin dall’infanzia, Il film si avvale della splendida fotografia in Technicolor di Gregg Toland e di alcuni sbalorditivi effetti speciali nelle scene in cui zio Remo ( Tom nell’edizione italiana, interpretato da uno straordinario James Baskett, premio Oscar speciale per questo ruolo) interagisce con i cartoni animati. Il resto del cast è all’altezza e spiccano Lucile Watson nella parte della nonna e la favolosa Hattie McDaniel , la mammy di Via col vento, nel delizioso ruolo di zia Tempy. I due bambini protagonisti sono Bobby Driscoll (Johnny) e Luana Patten (Ginny). La colonna sonora è davvero deliziosa : una delle canzoni, Zip a dee doo dah, composta da Allie Wrubel e Ray Gilbert, vinse l’Oscar come miglior canzone dell’anno; ascoltiamo inoltre Song of the South, That's what Uncle Remus said, Ora si può vivere così (Who wants to live like that), Let the rain pour down, Come ti va (How do you do?), Tra qualche istante (Sooner or later) e l'accattivante Un posticino gaio (Everybody's got a laughing place). Il film, presentato in prima ad Atlanta nello stesso locale dove sette anni prima aveva trionfato Via col vento ebbe accoglienza entusiastica. I tre racconti che lo zio Tom narra al piccolo Johnny sono Running Away, The tar baby (Fratel Coniglietto e il pupazzo di pece) e il favoloso The laughing place ( Fratel Coniglietto e il posto delle meraviglie) in cui il nostro riesce ancora una volta a farsi beffe dell’orso e della volpe infinocchiandoli sull’esistenza di un posto fantastico, il trastulliolà, dove si creperebbe dalle risate ( o meglio lui creperebbe, trattandosi nello specifico di un nido d’api in cui i due gonzi vanno a cacciarsi).
Non si hanno notizie della prima edizione italiana del film; in rete, sul sito di Antonio Genna, sono però state rese note le voci italiane originali : Lydia Simoneschi (Ruth Warrick), Mario Besesti (James Baskett),Tina Lattanzi (Lucile Watson), Maria Saccenti (ancora Hattie McDaniel dopo il trionfo di Mammy in Via col vento), Giulio Panicali (Eric Rolf) e i meravigliosi Stefano Sibaldi (Fratel Coniglietto), Mauro Zambuto (Comare Volpe) e Vinicio Sofia (Compare Orso). Dopo la prima uscita la pellicola è stata a lungo tenuta nel cassetto anche in Italia, fino al 1973, anno in cui è stata rieditata in occasione della Pasqua a cura della CIC (oggi UIP), con il titolo leggermente modificato in Fratel Coniglietto, Compare Orso e Comare Volpe ne “I racconti dello zio Tom "e con un nuovo doppiaggio che presenta la traduzione di Roberto de Leonardis e l’assistenza per il doppiaggio delle canzoni di Pietro Carapellucci. Gli ottimi doppiatori sono quelli classici della CD, ex CDC e cioè Lydia Simoneschi ( Lucile Watson ), Fiorella Betti ( Ruth Warrick, Sally, la mamma di Johnny), Luciano de Ambrosis (Eric Rolf nella parte del padre, John) e Laura Boccanera, quale voce del piccolo Bobby Driscoll. Maria Saccenti doppia ancora una volta Hattie McDaniel, mentre è d'obbligo una nota di merito per il magnifico doppiaggio di Alessandro Sperlì nel ruolo di James Baskett -zio Tom . Tra le voci dei personaggi animati spicca un favoloso Gianfranco Bellini nello spassoso ruolo di Comare Volpe. Vittorio Stagni è uno spassoso Fratel Coniglietto, pieno di allegria , noncuranza e furbizia, mentre la stupidità di Compare Orso è appannaggio di Sergio Fiorentini. Alberto Rabagliati interpreta con dolcezza le canzoni di zio Tom. Trasmesso spesso in televisione in una splendida copia restaurata, dopo anni di gloriosa carriera nel catalogo dei 16mm e in VHS, questo capolavoro non ha goduto, ad oggi, di una distribuzione in dvd o blu ray. La Disney ne ha, non si sa perchè, un sacro terrore, ritenendolo a torto un film "razzista" e ne impedisce, attualmente, la distribuzione.




Inviato da: chipko il 29/10/2015, 20:05

Nun, se fosse possibile si potrebbe avere qualche screen shot dei cartelli italiani di Musica Maestro? pray.gif
Sono molto curioso

Inviato da: Mad Hatter il 29/10/2015, 20:08

CITAZIONE (chipko @ 29/10/2015, 20:05) *
Nun, se fosse possibile si potrebbe avere qualche screen shot dei cartelli italiani di Musica Maestro? pray.gif
Sono molto curioso

Anche le nostre VHS le hanno in inglese quindi, in definitiva, li puoi vedere solo qui:

https://youtu.be/1a44F3abI88

(e in generale ti consiglio di farci un giretto su quel canale wink.gif )

Saluto.gif

Inviato da: nunval il 29/10/2015, 20:51

Farò delle acquisizioni dalla mia vecchissima registrazione Rai che era tutta in italiano.

Inviato da: chipko il 31/10/2015, 18:46

CITAZIONE (Mad Hatter @ 29/10/2015, 19:08) *
Anche le nostre VHS le hanno in inglese quindi, in definitiva, li puoi vedere solo qui:

https://youtu.be/1a44F3abI88

(e in generale ti consiglio di farci un giretto su quel canale wink.gif )

Saluto.gif



CITAZIONE (nunval @ 29/10/2015, 19:51) *
Farò delle acquisizioni dalla mia vecchissima registrazione Rai che era tutta in italiano.


Super mega gentilissimi e disponibilissimi tutti e due.
Ho dato un'occhiata al canale. È davvero tutto molto interessante. Per fortuna che c'è qualcuno che pensa a preservare la memoria storica di quel che fu l'adattamento italiano.

Inviato da: veu il 2/11/2015, 0:24

I racconti dello Zio Tom è un film eccezionale! grazie Nunval per la scheda! una volta era così famoso come film, peccato che ora sia un po' "decaduto"...

Inviato da: nunval il 3/11/2015, 17:53

BONGO E I TRE AVVENTURIERI (Fun and Fancy Free , 1947)

Fun and fancy free, distribuito in patria nel settembre 1947 e giunto in Italia con parecchio ritardo nel 1952, distribuito dalla RKO, è un lungometraggio formato da due storie distinte che non hanno nulla in comune, unite da un debole canovaccio. Bongo, tratto da un racconto di Sinclair Lewis è la visualizzazione di una fiaba incisa su un disco suonato dal Grillo Parlante a casa di Luana Patten per rallegrare un orso e una bambola un pò tristi. La narrazione è affidata, per i dialoghi e le canzoni alla voce della famosa cantante Dinah Shore, che si produce anche in un paio di noiosissime canzoni , Lazy countryside e Too good to be true, che commentano la storia dell’orsetto del circo che scappa dalla sua gabbia e si rifugia nella foresta dove si innamora dell’orsacchiotta Lulubelle. Discretamente divertente è invece il numero musicale Say it with a slap, in cui gli orsi spiegano che tra loro è normale “fare l’amore a schiaffoni”. I personaggi purtroppo sono ridotti a semplici figure bidimensionali e la storia riesce raramente ad interessare.
Finita la fiaba, il grillo segue Luana Patten a casa del ventriloquo Edgar Bergen che , aiutato dai suoi due insopportabili pupazzi Mortimer e Charlie, racconta la storia della Valle Felice, una particolare versione della fiaba di Jack e il fagiolo magico, in cui il ruolo di protagonisti è svolto da Pippo, Paperino e Topolino che, grazie alla famosa pianta di fagioli raggiungono il castello del gigante Willie per riprendergli l’arpa magica da lui rubata nella valle. Nonostante la noiosa narrazione l’episodio è brillante, con alcuni personaggi come l’arpa dalla voce melodiosa e il gigante dallo starnuto micidiale davvero riusciti. La scena della crescita notturna della pianta di fagioli è deliziosa, anche grazie al bel commento musicale di Oliver Wallace e le canzoni , Fe fi fo fum,di Paul Smith e Arthur Quenzer cantata dal gigante e My favorite dream e My, what a happy day di Bill Walsh e Ray Noble, cantate dall’Arpa, contribuiscono al fascino dei personaggi. Pippo e Paperino si esibiscono pure in una spassosa parodia di Funiculì funiculà. Nel finale, la perfezione degli effetti speciali permette al gigante di scoperchiare il tetto della casa di Bergen, ancora alla ricerca dei tre avventurieri.
La versione italiana del film, risalente come detto al 1952, venne curata dai doppiatori della ODI, allora diretta concorrente della CDC, a cui si devono i doppiaggi di alcuni famosi film MGM come Quo Vadis. La narrazione italiana ricalca fedelmente tutta la noia della versione originale inglese (le canzoni di Dinah Shore non sono state doppiate, la voce italiana della Shore è di Gemma Griarotti, mentre Bergen è doppiato da Michele Malaspina) ma le voci dei personaggi animati sono bellissime.. Si riconoscono Riccardo Billi (il Grillo Parlante e Pippo) e Arnoldo Foa'(il gigante) Anche il doppiaggio delle canzoni è perfetto. I due episodi sono anche stati distribuiti separatamente in videocassetta e Topolino nella valle felice è stato ridoppiato nel 1992 a cura della Royfilm per l’occasione. La versione utilizzata era quella televisiva presentata da Pico De Paperis con il suo amichetto l’insetto Herman. Le voci sono quelle classiche dei personaggi Disney dal 1990 in poi e cioè Gaetano Varcasia (Topolino), Luca Eliani, (Paperino), Vittorio Amandola(Pippo) ed Eugenio Marinelli (Pico De Paperis). Questo ridoppiaggio è stato utilizzato anche per la distribuzione del film completo in dvd .


Inviato da: Luca84 il 4/11/2015, 0:59

Grazie Nunval per questo splendido lavoro e di queste splendide perle storiche che ci stai regalando! Non ho parole. Grazie thumb_yello.gif

Inviato da: nunval il 13/11/2015, 1:15

LO SCRIGNO DELLE SETTE PERLE (Melody Time, 1948)

Lo scrigno delle sette perle ( l’originale titolo italiano assimila gli episodi a preziose perle musicali racchiuse in uno scrigno) uscì nel 1948 e riprese la ricetta di Musica maestro, presentando sette cortometraggi musicali affidati all’interpretazione di artisti famosi. La versione italiana, curata dalla ODI con la partecipazione del Quartetto Cetra, risale al 1951(distribuzione RKO).Per molto tempo non era stato possibile ascoltare il doppiaggio italiano originale . Nella versione proiettata in televisione e uscita nel 1985 anche in video, della colonna italiana veniva utilizzato solo l’episodio di Pecos Bill, mentre tutti gli altri numeri musicali erano lasciati in originale.
Nel febbraio 1999, la Disney video, con la collaborazione della Royfilm, ha approntato una nuova versione restaurata del film e ha fortunatamente ritrovato la colonna originale italiana, comprensiva dei titoli di testa , con l’indicazione dei cantanti nostrani. Quattro episodi erano comunque stati lasciati in originale dal curatore dell’edizione, Alfredo Medori, autore anche dei testi delle canzoni con lo pseudonimo di Ardo. I doppiatori appartengono ancora una volta alla cooperativa ODI. Adriana Parrella introduce l’episodio Once upon a wintertime, Michele Malaspina introduce il film e l'episodio di Johnny Semedimela; Roldano Lupi Bumble Boogie e Little Toot; Carlo d'Angelo Blame it on the Samba e Pecos Bill.
Il primo episodio, Once upon a wintertime narra le schermaglie amorose di due fidanzatini che si recano a pattinare, sulle note del motivo conduttore rimasto anche nella versione italiana in originale e cantato da Frances Langford. La particolarità dell’episodio sta nel fatto che per la prima volta le animazioni definitive riproducono perfettamente lo stile dei disegni preparatori e i personaggi concepiti dalla bravissima disegnatrice Mary Blair. Il brano della Langford fu tradotto in italiano per gli spartiti Southern Music col titolo Quando tornerà l'inverno.
Si prosegue con Bumble Boogie, una versione beat del Volo del calabrone , eseguita dall’orchestra di Freddy Martin: lo stile dei disegni e delle scenografie, in cui il povero calabrone viene risucchiato in un mondo inquietante con fiori-strumenti musicali e tastiere di piano-cobra servirà da prova generale per le scenografie astratte di Alice nel paese delle meraviglie.
L’episodio successivo è la celebre storia del pioniere John Chapman , soprannominato Johnny Semedimela, che colonizzò l’ovest dell’America piantando alberi di mele. Le belle canzoni di Kim Gannon e Walter Kent Il cielo mi vuol ben, la canzone del pioniere e la canzone delle mele con i testi italiani di Ardo, sono doppiate da Sergio d'Alba (voce di Johnny) mentre l’Angelo Custode è caratterizzato da Carlo Croccolo, e il ruolo di narratore è affidato a Michele Malaspina. L’episodio si distingue per la delicatezza e il tono elegiaco, in particolare nel finale, quando l’angelo custode viene a prendere Johnny per portarlo in Cielo e lo convince facendogli presente che nell’altro mondo sono a corto di alberi di mele.
L’episodio successivo, la storia del delizioso piccolo rimorchiatore Little Toot si avvale della deliziosa interpretazione del Quartetto Cetra, con Lucia Mannucci attentissima a ricalcare le minime sfumature delle Andrews Sisters, interpreti della versione originale. L’episodio è caratterizzato da animazioni deliziose, in particolare nel personaggio del protagonista, tratteggiato alla perfezione con tutte le caratteristiche di un bambino di sei anni.
La sequenza successiva , Trees (alberi) è una trasposizione in immagini di un poema di Kilmer, interpretato in musica nella versione originale da Fred Waring. I disegni preparatori di Dick Kelsey hanno raggiunto lo schermo praticamente intatti e alcune riprese, realizzate con particolari movimenti di macchina sono sbalorditive: un panorama si rivela essere riflesso in una goccia d’acqua; un tramonto rosso fuoco è invece una foglia portata via dal vento. L’episodio ha certamente ispirato gli animatori del numero musicale I colori del vento del film Pocahontas (1995).
Il “numero” successivo Blame it on the samba (tutta colpa della samba), ci presenta Paperino e Josè Carioca che, in preda a depressione acuta entrano al Cafè do Samba e vengono catapultati dall’Aracuan, loro vecchia conoscenza, in un gigantesco bicchiere da cocktail, al cui interno appare Ethel Smith che suona il motivo conduttore (il delizioso Cavaquinho composto da Ernesto Nazareth) col suo organo. In un tripudio di effetti speciali mozzafiato i personaggi animati si fondono con le riprese dal vivo fino al favoloso crescendo finale in cui l’Aracuan fa esplodere l’organo con la dinamite e i pezzi dello strumento si ricompongono davanti ad Ethel che continua imperturbabile a suonare. La parte vocale del brano è interpretata dalle Dining Sisters.
Il brano finale del film è il celeberrimo Pecos Bill, e racconta la storia del famoso cow boy. Il brano è introdotto da una sequenza mista in cui vediamo Roy Rogers (doppiato da Roldano Lupi ), il suo cavallo Trigger e i membri del complesso vocale Sons of the Pioneers che cantano il bel brano Blue shadows on the trail, attorniati da una prateria a disegni animati. Bobby Driscoll e Luana Patten chiedono lumi su Pecos Bill e Roy comincia a raccontare. Sull’interpretazione originale dei Sons of the Pioneers si inserisce splendidamente il Quartetto Cetra per una delle sue esecuzioni più travolgenti: la canzone Pecos Bill è ormai un classico e i testi italiani di Ardo sono spassosi. Il brano tocca punti di grande emozione nel finale, quando la promessa sposa di Bill, la “bellissima Sue”, viene disarcionata dal cavallo geloso Sputafuoco e catapultata sulla luna. Nel complesso il film presenta molti brani soddisfacenti ed interessanti dal punto di vista tecnico. Lo stile delle scenografie e dei personaggi è inoltre servito da banco di prova per i grandi lungometraggi degli anni 50. Per quanto riguarda le canzoni è curioso notare che la gran parte di esse furono pubblicate in uno spartito collettivo dalle Edizioni Accordo, mentre il Cavaquinho di Ernesto Nazareth fu pubblicato dalle Edizioni Curci ed attribuito ad un misterioso film Disney "Carnival".




Inviato da: 32Luglio il 13/11/2015, 8:56

Oh, che locandina meravigliosa! Lo Scrigno delle 7 Perle e i Segreti di Walt Disney era il titolo originale italiano, oppure al film era abbinato qualcosa?

P.S. L'articolo è sublime, rinnovo i più sinceri complimenti! clapclap.gif

Inviato da: March Hare = Leprotto Bisestile il 13/11/2015, 10:00

CITAZIONE (32Luglio @ 13/11/2015, 7:56) *
Oh, che locandina meravigliosa! Lo Scrigno delle 7 Perle e i Segreti di Walt Disney era il titolo originale italiano, oppure al film era abbinato qualcosa?

I segreti di Walt Disney è quel che rimaneva all'epoca di The Reluctant Dragon scorciato di ben 40 minuti e quindi distribuito a mo' di cortometraggio insieme a Lo scrigno nel '51.

Inviato da: Capitano Amelia il 13/11/2015, 11:05

Sono contenta che siano riprese queste schede! clapclap.gif

Inviato da: caninlegend il 13/11/2015, 11:54

Perchè quando clicco su uno dei link mi rimanda sempre in questa pagina?

Inviato da: chipko il 13/11/2015, 12:08

CITAZIONE (caninlegend @ 13/11/2015, 10:54) *
Perchè quando clicco su uno dei link mi rimanda sempre in questa pagina?

A me i link funzionano correttamente, più che alla stessa pagina ti rimandano alla stessa discussione. Ogni link ti manda ad un post specifico della discussione, ovvero ai post delle schede di Nun.
Nun ha preferito avere un'unica discussione dove postare le singole schede dei classici (o ex classici) anziché aprire una discussione nuova per ogni classico, i link servono a trovare il post desiderato senza scorrere le pagine.
Spero di essere stato chiaro.

Inviato da: nunval il 19/11/2015, 12:10

LE AVVENTURE DI ICHABOD E MR. TOAD (The Adventures of Ichabod and Mr. Toad, 1949)

Nel 1949 vide la luce un ultimo lungometraggio ad episodi, basato su due popolari racconti: The wind in the willows (Il vento tra i salici) dello scrittore inglese Kenneth Grahame e The legend of Sleepy Hollow (La leggenda della valle addormentata) di Washington Irving. Intitolato semplicemente Ichabod and Mr. Toad e successivamente The Adventures of Ichabod and Mr. Toad, dai nomi dei personaggi principali, il film è caratterizzato dalla presenza della voce del narratore in fuori campo: Basil Rathbone per il racconto di Grahame e Bing Crosby per la novella di Irving. Entrambi gli episodi, seppur ben animati e sceneggiati, sono penalizzati dalla pedante narrazione e dalla latente antipatia dei personaggi principali, che non viene stemperata, come accadrà per Alice, dalla robusta struttura musicale del film.
La storia di Mr. Toad (Taddeo in italiano) narra dell'inequivocabile attitudine a provocare guai del rospo Taddeo, un miliardario che possiede una favolosa tenuta. Taddeo è dotato di una vera e propria mania per la velocità e la sua passione per le automobili lo caccerà in un mare di guai. Visto in versione originale l'episodio è simpatico e ricco di gag molto riuscite, come la sfrenata corsa di Taddeo e Cirillo sul calesse, al ritmo dell'allegra canzone "Merrily on our way" composta dai veterani Disney Frank Churchill e Charles Wolcott su testi di Larry Morey e Ray Gilbert. Delizioso poi il personaggio di Cirillo, un cavallo buffo e pazzerello degno del paese delle meraviglie di Alice, senza dimenticare il barista Strizzalocchio che, chiamato a deporre al processo di Taddeo, lucida il banco dei testimoni come se fosse nel suo locale. Purtroppo il personaggio di Taddeo è troppo petulante e i suoi amici Talpino, Topus e il tasso Mc Tass non sono sviluppati tanto da essere accattivanti come il loro ruolo richiederebbe, nonostante l'ottima animazione. Il commento fuori campo poi, suggerendo di continuo emozioni e sentimenti dei personaggi non è certo di aiuto. All'episodio nuoce anche la breve durata, appena 33 minuti che obbilgano a tagli e riassunti del racconto originale.
Il secondo episodio La leggenda della valle addormentata, è incentrato su un personaggio principale, il buffo maestro di scuola Ichabod Crane, opportunista e sfruttatore (suo unico pensiero è farsi invitare a pranzo dalle madri dei suoi allievi e conquistare la bella Katrina figlia di un ricco possidente). Appesantito dalla noiosa narrazione di Bing Crosby, l'episodio si riscatta nel climax finale dell'apparizione del minaccioso Cavaliere senza testa, che insegue a velocità folle il povero Ichabod per le vie della valle. La sequenza è senza dubbio tra le migliori del genere horror nel disegno animato.
Anche se non mancano le scene divertenti, The legend of Sleepy Hollow è fondamentalmente un racconto cupo e malinconico. Ichabod è antipatico e l'eroina femminile, la ricca Katrina, è un personaggio talmente volubile che il pubblico finisce per pensare che un opportunista come Ichabod è proprio quanto si meriti . Per contrasto, il bullo del paese, Brom Bones, rivale in amore di Ichabod, finisce per accattivarsi tutte le simpatie. Se si confronta il film con il racconto originale è evidente come Disney abbia sacrificato la simpatia dei personaggi alla fedeltà al testo scritto. Inoltre le canzoni di Bing Crosby Ichabod, Katrina e The Headless horseman, composte da Don Raye e Gene De Paul, non aiutano molto a ravvivare l'interesse dello spettatore. L'unica parte memorabile è come accennato il finale: E' la notte di Ognissanti e il povero Ichabod sta rientrando a casa dopo aver partecipato ad una festa a casa del padre di Katrina cavalcando tutto solo; Brom Bones lo ha spaventato a dovere raccontando la leggenda del cavaliere senza testa il cui fantasma vaga nella notte alla ricerca di teste fresche da sostituire a quella perduta. Improvvisamente i rumori notturni del bosco vengono sopraffatti dal minaccioso scalpitare del cavallo del Cavaliere e da quel momento il vigore e la forza dell'animazione Disney riacquistano tutto il loro smalto, mentre assistiamo all'inseguimento dello sfortunato maestro da parte del fantasma.
Fino al 2004, il film non era mai stato distribuito in Italia in versione integrale. L'episodio Il vento tra i salici era stato edito in video nel 1987 in una pessima versione accorciata di circa dieci minuti, prevista originariamente come film educativo per le scuole. Visto così il film era ingiudicabile in quanto mancavano tutte le migliori sequenze, come la canzone di Taddeo, la scena della sua rocambolesca fuga dalla prigione e quella in cui sottrae alle donnole l'atto di vendita della sua proprietà. Tra le voci italiane si riconoscevano alcuni doppiatori che diventeranno le voci ufficiali di Topolino, Pippo e Paperone nel decennio successivo e cioè precisamente Gaetano Varcasia (Talpino), Vittorio Amandola (Topus) e Gigi Angelillo (Taddeo). La versione italiana era curata dalla Royfilm con la collaborazione del Gruppo Trenta .
èLa leggenda della valle addormentata era stato invece doppiato nei primi anni '60 dalla CDC in occasione della sua presentazione in una puntata del telefilm "Disneyland" . Tradotto da Roberto de Leonardis l'episodio era presentato da Walt Disney (voce di Manlio Busoni) mentre il ruolo del narratore -doppiatore di Bing Crosby era svolto da Sergio Tedesco Data la popolarità dell'interprete le canzoni rimasero in originale. Un prologo animato aggiunto all'episodio, che raccontava in prima persona la vita dell'autore del racconto Washington Irving era doppiato da Gianfranco Bellini.
Nel 2004, appunto, la Disney decise di pubblicare il film integralmente anche in Italia, in dvd. La Royfilm fu incaricata dell’edizione e mi venne chiesto di preparare una nuova traduzione integrale dell’episodio di Mr. Taddeo, perché potesse procedersi ad un nuovo adattamento dei dialoghi, curato dalla brava Elisa Galletta. Molto belle ed azzeccate le voci di questo nuovo doppiaggio integrale: abbiamo Luigi la Monica come narratore, Ambrogio Colombo nel ruolo di Taddeo, il grande Sergio Tedesco nella parte di Tasso McTass, Pino Ferrara nel ruolo di Talpino e Mino Caprio in quello di Topus. Danilo de Girolamo è irresistibile come voce del cavallo Cirillo Belsedere. Per quanto riguarda il secondo episodio, anche il dvd mantiene il doppiaggio televisivo d’epoca della CDC.






Inviato da: brigo il 19/11/2015, 14:50

Innanzitutto, ancora complimenti per questo tuo lavoro, nun.

Tanto per cambiare, ho una curiosità: sbaglio, o nell'unica frase pronunciata da Brom Bones (più o meno quando vede Ichabod per la prima volta- attraverso il boccale di birra), il personaggio è doppiato da Ferruccio Amendola?

Inviato da: nunval il 19/11/2015, 15:03

CITAZIONE (brigo @ 19/11/2015, 13:50) *
Innanzitutto, ancora complimenti per questo tuo lavoro, nun.

Tanto per cambiare, ho una curiosità: sbaglio, o nell'unica frase pronunciata da Brom Bones (più o meno quando vede Ichabod per la prima volta- attraverso il boccale di birra), il personaggio è doppiato da Ferruccio Amendola?

Sì, è Ferruccio Amendola. eheheh.gif
Grazie per i complimenti!

Inviato da: nunval il 11/12/2015, 0:30

Due "classici onorari" : THE RELUCTANT DRAGON e TANTO CARO AL MIO CUORE
Il discorso sui film ad episodi di Walt Disney realizzati negli anni '40 non sarebbe completo senza parlare almeno brevemente di due film che, pur essendo essenzialmente, come I racconti dello Zio Tom delle pellicole "dal vero", contengono brani animati talmente importanti e ben realizzati da poter essere considerati dei classici.
Intendiamo riferirci a Il drago recalcitante (The Reluctant Dragon, 1941) e a Tanto caro al mio cuore (So dear to my heart, 1949).
The reluctant dragon, distribuito nel giugno 1941, è un lussuoso "biglietto da visita" degli Studi Disney nel loro periodo d'oro. Si tratta di una via di mezzo tra il documentario e un film a soggetto, che include i cortometraggi Baby Weems, How to ride a horse e The reluctant dragon appunto, che da il titolo all'intero film. Il canovaccio su cui sono inseriti gli episodi racconta del comico Robert Benchley che, spinto dalla moglie, si reca agli Studi per vendere l'idea di un cartoon tratto dal racconto di Kenneth Grahame Il Drago riluttante. Una volta arrivato sul posto, riesce ad eludere la scorta del solerte segretario incaricato di condurlo da Disney e si intrufola nei vari settori della Disney, assistendo ad una lezione di disegno, una registrazione di un dialogo tra Clarence Nash e Florence Gill ( voci di Paperino e Clara la Chioccia), una seduta di incisione di effetti sonori e infine alle meraviglie della ripresa in Technicolor con la macchina a piani multipli. Gli vengono pure mostrati i cartoon Baby Weems (ancora in forma di story reel cioè con i semplici disegni fissi dello storyboard filmati in successione) e How to ride a horse con Pippo. Quando arriva da Walt in sala proiezione scopre che stanno proiettando Il drago riluttante appena completato.
Il film è brillante e, anche se offre un quadro della vita allo Studio forse troppo idealizzato (non erano lontani i tempi in cui i sindacati avrebbero fomentato lo scontento con la conseguenza di scioperi anche tra gli animatori Disney), rimane un prezioso documento di un tipo di lavorazione dei cartoon totalmente artigianale oggi purtroppo abbandonato. A tale proposito è particolarmente affascinante la scena girata nel reparto riprese, con il film che improvvisamente passa dal bianco e nero al Technicolor: vedere in funzione la gloriosa macchina multipla e osservare come le tinte usate per dipingere le celluloidi venivano create in laboratorio, mescolando "in diretta" i vari colori, è davvero eccitante, soprattutto oggi che i film animati vengono realizzati inserendo sfondi e disegni in un programma di computer mediante il quale si prepara colorazione e ripresa definitiva. Molto bello anche lo story reel di "Baby Weems" storia di un neonato prodigio che diventa scienziato a pochi giorni di vita e quindi una celebrità nazionale, finchè una forte febbre non lo riporta alla sua normalità di infante. Il drago riluttante introduce invece lo spassoso personaggio di un drago timido e pacifico dedito alla poesia e alle merende anzichè ai duelli. Il nostro troverà un amico e alleato nel cavaliere Sir Giles, col quale improvviserà un finto duello per salvare ad entrambi la faccia nei rapporti con gli abitanti del villaggio vicino. Il cartone è delizioso e il personaggio del drago è stato molto popolare anche in Italia dove il film, giunto nel 1951 distribuito dalla RKO, in una versione accorciata, preparata in USA come documentario sugli studios e, presumibilmente, priva del cartone finale, venne intitolato I segreti di Walt Disney, e doppiato dalla CDC con voci come Olinto Cristina (Robert Benchley) , Rosetta Calavetta (Frances Gifford, la ragazza addetta agli effetti sonori), Giovanna Cigoli (Florence Gill) Stefano Sibaldi (Clarence Nash) e Augusto Marcacci (Alan Ladd, proprio il divo, qui agli inizi della carriera nel ruolo di un animatore). Molto importante inoltre Manlio Busoni quale voce di Walt Disney, ruolo che manterrà in molti telefilm della serie "Disneyland". Altre voci sono di Giovanna Scotto (Nana Bryant, la moglie di Benchley), Mauro Zambuto, Gaetano Verna e Pino Locchi. In questo formato il film fu abbinato allo Scrigno delle sette perle .
So dear to my heart, uscito nel gennaio 1949 e distribuito in Italia solo in videocassetta dopo una "prima" televisiva" del 1988 è un film delizioso, tratto dal libro "Midnight and Jeremiah" di Sterling North. Interpretato con partecipazione da Beulah Bondi, Burl Ives e dai bambini Bobby Driscoll e Luana Patten già visti nei Racconti dello zio Tom, narra la storia di Geremia (Driscoll) allevato con amore dalla nonna (Bondi) in una tipica fattoria americana del 1905, e del suo agnellino Danny, dal caratteristico colore nero. La pellicola è magnificamente fotografata nel glorioso Technicolor anni '40 e diretta da Harold Schuster con competenza. Le poche ma brillanti sequenze a cartoni animati, in cui i ritagli e le cartoline d'epoca dell'album di Geremia si animano e un vecchio gufo offre i suoi consigli al bambino e a Danny (per l'occasione anche lui un cartoon) sono dirette dal veterano Hamilton Luske e presentano gradevoli brani musicali come "Is watcha do with you watcha got" e "Stick-to-ictivity". Un'altro brano , "Lavander Blue", composto da Elliott Daniel e Larry Morey e interpretata da Burl Ives, si guadagnò una candidatura all'Oscar come migliore canzone.
La versione italiana, curata dalla Royfilm nel 1988, presenta i dialoghi di Alberto Piferi, con la direzione di Renato Mori. Molto belle le voci, che comprendono nomi famosi del doppiaggio di ieri e oggi : Beulah Bondi si avvale della bravura di Miranda Bonansea, mentre Burl Ives (zio Hiram) ha la simpatia di Alessandro Rossi. I bambini parlano grazie a Ilaria Stagni (Bobby Driscoll) e Federica de Bortoli (Luana Patten) , mentre il gufo saggio rivive con ls simpatia e la magia di Pino Locchi , alla sua ennesima caratterizzazione Disney davvero inimitabile. Il decano del doppiaggio Gianfranco Bellini doppia il personaggio del negoziante (l'attore è Raymond Bond) mentre il prestigioso ruolo del narratore del prologo è affidato a Nando Gazzolo




Inviato da: March Hare = Leprotto Bisestile il 11/12/2015, 12:50

CITAZIONE (nunval @ 10/12/2015, 23:30) *
I segreti di Walt Disney, e doppiato dalla CDC con voci come Olinto Cristina (Robert Benchley) , Rosetta Calavetta (Frances Gifford, la ragazza addetta agli effetti sonori), Giovanna Cigoli (Florence Gill) Stefano Sibaldi (Clarence Nash) e Augusto Marcacci (Alan Ladd, proprio il divo, qui agli inizi della carriera nel ruolo di un animatore). Molto importante inoltre Manlio Busoni quale voce di Walt Disney, ruolo che manterrà in molti telefilm della serie "Disneyland". Altre voci sono di Giovanna Scotto (Nana Bryant, la moglie di Benchley), Mauro Zambuto, Gaetano Verna e Pino Locchi.

Se posso dire la mia, io a questa scheda non credo per nulla, e posso dirlo senza timore d'offendere Nunziante perché so che non è sua ma che l'ha presa dal Genna al quale l'ho passata io (sic!) che l'avevo a mia volta copiata da un vecchio sito gestito da un tipo di cui non voglio fare il nome (lo chiamerò X) e che è tristemente noto per i doppiaggi rari che tiene chiusi a chiave nella propria cassaforte ed anche per la fantasia di certe schede presumibilmente da lui approntate (v. su "IMdH" di M.G. -preferisco non citare per intero il nome del libro né il suo autore- le sbarelattissime schede di film come Apache territory o Il grillo parlante torna in città, quest'ultimo forse addirittura mai doppiato in epoca classica!). Da parecchio sono arrivato a questa conclusione, ed elementi come Busoni doppiatore di Walt Disney già mi mettevano sul chi-va-là (guarda caso avevano scelto la stessa voce che sceglieranno anni e anni dopo per il telefilm Disneyland, ma che coincidenza!), ma ora che -a suo tempo non ci avevo fatto caso- leggo di Marcacci come voce di Ladd ho una certezza in più: assai raramente queste comparsate pre-divistiche degli attori hollywoodiani sono state doppiate a distanza di tempo dalle loro voci ufficiali e non dubito che Alan Ladd abbia fatto la stessa fine di Lana Turner in Uno scozzese alla corte del Gran Khan (non Calavetta, dicono sia certa Paola Veneroni) o di Marilyn Monroe in Una notte sui tetti (di nuovo non Calavetta, ma Clelia Bernacchi). Tra l'altro, sempre su "IMdH" lo stesso soggetto interviene anche a proposito di questo film (che M.G. intitola "Il drago recalcitrante") con un suo commento che fa presupporre che la scheda ivi riportata sia sua, visto che M.G. non ha visto il film (come non ha visto Apache territory e Il grillo parlante torna in città): ebbene lì dice che il doppiaggio non è CDC, ma un ODI che peraltro mi sembra ben più plausibile visto che anche il film abbinato a I segreti di Walt Disney, cioè Lo scrigno delle 7 perle, porta proprio un doppiaggio ODI...

Inviato da: nunval il 12/12/2015, 11:00

Certo, la scheda l'ho presa da Antonio...all'epoca in cui scrissi del film mi sembrò abbastanza plausibile. Del resto, non è detto che il Longobardi sbagli sempre e che, poichè "Lo scrigno" ha un doppiaggio ODI, "Il drago" non potesse avere un doppiaggio CDC. Succede anche oggi (ad esempio, il corto "Tutti in scena" è stato doppiato in Royfilm ed è abbinato a "Frozen" che ha un doppiaggio PUMAIS....

Inviato da: nunval il 15/1/2016, 0:47

CENERENTOLA

IL FILM

Cinderella, uscito in America nel febbraio 1950 è una splendida versione della celebre favola, nella versione contenuta nelle Storie di Mamma Oca dello scrittore francese Charles Perrault. Il film segna il ritorno dello studio ai lungometraggi a soggetto otto anni dopo Bambi. Dopo le incertezze del dopoguerra Disney aveva deciso di puntare sul sicuro con una storia universale e con lo stesso fascino del suo più grande successo Biancaneve. Come già per il film precedente intere sequenze vennero girate con attori, in modo che gli animatori potessero avere un idea precisa del movimento della figura umana. La sceneggiatura del film, robusta come non mai, sviluppò il ruolo dei topi che nella fiaba originale vengono tramutati in cavalli dalla fata: il risultato fu un gruppo di deliziosi caratteristi tra cui spicca la deliziosa coppia comica di Giac e Gas (il magro e il grasso). Inoltre vennero introdotti i personaggi del cane Tobia e del cavallo Ronzino e l’irresistibile e cattivissimo gatto Lucifero, proprietà privata della matrigna , uno dei cattivi più simpatici mai disegnati dagli animatori dello studio e impegnato in scatenate lotte senza quartiere con Giac e Gas. I personaggi umani del film sono poi equamente divisi tra caricature ( la Fata Smemorina, il Re, il Granduca e le sorellastre Anastasia e Genoveffa), che procurano grandi momenti di umorismo e comicità, e personaggi realistici (Cenerentola, la matrigna e il principe), perfetti per i momenti romantici e drammatici. Le scenografie sono colorate e fastose ( pensiamo al maestoso castello, perennemente avvolto da una luce azzurrina o agli spettacolari interni della casa di Cenerentola equamente divisi tra il fasto delle camere padronali e la spartana semplicità della soffitta dove vive la fanciulla) e molte le sequenze da antologia. Tra queste indimenticabili la sequenza in cui i topolini e gli uccellini cuciono un vestito per Cenerentola; la terribile e sconvolgente scena in cui le sorellastre riducono il vestito a brandelli, ricca di drammatici primi piani; la formidabile sequenza della Fata madrina con la zucca che si trasforma in carrozza e la pioggia di stelle che ricama letteralmente addosso a Cenerentola l’abito da ballo ( qui l’animazione della protagonista è da applauso a scena aperta); il ballo, che si svolge in ambienti degni dei migliori film dal vero del periodo, con una fotografia magistrale nell’uso di luci ed ombre ed infine la spassosa scena finale in cui Giac e Gas rubano la chiave dalla tasca della matrigna e la trascinano fino alla soffitta per liberare Cenerentola.
Il successo del film si deve anche ad una splendida colonna sonora opera di Oliver Wallace e Paul Smith e alle magnifiche canzoni composte da Mack David, Al Hoffman e Jerry Livingston. Ascoltiamo Cenerentola (Cinderella), dedicata alla protagonista nei titoli di testa; la famosissima I sogni son desideri ( A dream is a wish your heart makes); Canta usignolo (Oh sing sweet nightingale), che è la lezione di canto delle sorellastre, ripresa da Cenerentola in una straordinaria sequenza in cui la sua figura viene riflessa in una miriade di bolle di sapone da ognuna delle quali la voce si riflette in una diversa tonalità; Lavorare che fatica (the work song), con cui i topolini criticano la mole di lavoro a cui è costretta la loro amica; Bibbidi bobbibi bu ( Bibbibi bobbibi boo) la celebre formula magica della fata e, infine, il delizioso valzer di Cenerentola Questo è l’amore (So this is love) che viene eseguito nella sequenza del ballo.

LA VERSIONE ITALIANA

Cenerentola esce trionfalmente in Italia per le feste di Natale del 1950, distribuito dalla RKO. Con questo film inizia l’epoca d’oro del doppiaggio italiano dei film Disney e praticamente tutti i più grandi doppiatori verranno immortalati in un personaggio, anzi, spesso coloro che nel doppiaggio di film normali svolgono il ruolo di caratteristi, assurgono al ruolo di protagonisti. E’ proprio il caso di Cenerentola, la cui versione italiana originale, curata alla grande da Roberto de Leonardis e diretta da Mario Almirante , con la direzione musicale di Alberto Brandi per la canzoni, tradotte magnificamente dallo stesso de Leonardis presenta, nel ruolo di Cenerentola, Giuliana Maroni, celebre doppiatrice caratterista di cui ricordiamo la spumeggiante Ann Miller del musical Baciami Kate e l’isterica Madeleine Sherwood di La gatta sul tetto che scotta. Anche nel doppiaggio di Cenerentola la Maroni adottò spesso un tono di recitazione deciso, caratterizzato anche da punte di esasperazione e fastidio nel modo in cui si rivolge alla matrigna e alle sorellastre ( basta ascoltare la scena dell’arrivo dell’invito al ballo: la Maroni fronteggia la Lattanzi, voce della matrigna, con ribellione: dopotutto faccio parte anch’io della famiglia!!!!). Queste sfumature sono assenti nella recitazione della voce originale, Ilene Woods, che adotta un tono molto più timido. Le sorellastre, Anastasia e Genoveffa, parlano rispettivamente grazie a Wanda Tettoni, all’epoca voce di Katharine Hepburn in titoli quali La costola di Adamo e Mare d’erba e a Rosetta Calavetta (una caratterizzazione incredibile) , che era già stata Biancaneve , Vera-Ellen nel musical Un giorno a New York, e si preparava a diventare la doppiatrice fissa di Marilyn. Inizialmente avevo identificato questa voce con Zoe Incrocci, ma alcuni appassionati di doppiaggio mi hanno convinto dell’errore: per quanto irriconoscibile, è proprio Rosetta a dare la voce a Genoveffa. Purtroppo però la recitazione delle due doppiatrici è basata su un uso eccessivo di birignao e voci stridule, col risultato di rendere difficile la comprensione di alcune battute.
Lo straordinario personaggio della matrigna, molto somigliante negli atteggiamenti e nella figura alla signora Danvers di Rebecca la prima moglie di Hitchcock, uscito dieci anni prima, venne doppiato dalla stessa attrice, la bravissima Tina Lattanzi, famosissima voce di Greta Garbo, Greer Garson e Rita Hayworth. La sua recitazione è di classe, venata di sottile perfidia, pur non rinunciando del tutto ai manierismi stile “Garbo”. Laura Carli offre le sue dolci e materne intonazioni alla buffa fata madrina, ribattezzata Smemorina , mentre la voce della narratrice nel prologo è Giovanna Scotto (Ingrid Bergman in Casablanca, Martha Scott nei Dieci comandamenti ) . Mario Besesti e Stefano Sibaldi creano un duetto di rara efficacia comica nelle parti del Re e del granduca, battezzato Monocolao per il pubblico italiano. Sibaldi userà la stessa caratterizzazione per il doppiaggio dell’attore Richard Haydn, nella parte del barone Popoff nella Vedova allegra prodotta dalla MGM due anni dopo. Un altro famosissimo doppiatore , Giuseppe Rinaldi, è la voce del principe e adotta toni “aristocratici” che sfrutterà abilmente anni dopo per doppiare l’attore francese Louis Jourdan in titoli come Il cigno e Gigi, prodotti sempre dalla Metro. Nella parte del valletto di Monocolao si riconosce il grande caratterista Vinicio Sofia.
Purtroppo le voci dei topolini Giac e Gas risultano eccessivamente stridule, e nel 1967, per ovviare all’inconveniente la Disney decise di approntare una nuova edizione italiana del film, sempre curata da de Leonardis, e diretta da Giulio Panicali, sotto la direzione musicale di Pietro Carapellucci. I doppiatori sono ancora una volta quelli della CDC e vengono scelti in modo da aderire ancora più alle voci originali. Fiorella Betti, che aveva saputo ricreare in West side story una Natalie Wood -Maria struggente, si occupò del personaggio di Cenerentola, eliminando del tutto alcune aggressività presenti nel doppiaggio della Maroni. La Cenerentola della Betti è più fedele alla voce originale, usando gli stessi toni dimessi e imbarazzati della Woods, soprattutto nelle scene con la matrigna, affidata stavolta alla voce imperiosa e cupa della bravissima Franca Dominici. Anastasia e Genoveffa vengono caratterizzate con toni più irosi e isterici rispettivamente da Flaminia Jandolo e Renata Marini (ma sulla Marini ho qualche dubbio) , che le hanno sapute rendere ancora più esasperanti. La Fata Smemorina trova nella deliziosa Lydia Simoneschi la sua doppiatrice ideale, capace di essere materna eppure buffa allo stesso tempo, irresistibile quando canta Bibbidi bobbidi bu. Del resto l’attrice non era nuova alle fate Disney. Era stata come abbiamo visto la Fata Azzurra di Pinocchio e aveva poi doppiato la simpaticissima Flora ne La Bella Addormentata nel Bosco. La deliziosa coppia comica del Re e del Granduca trova degni successori di Besesti e Sibaldi Carlo Romano e Oreste Lionello, capaci di superare i pur bravissimi colleghi nelle loro divertentissime scaramucce. Il famoso doppiatore di Anthony Perkins Massimo Turci, ricrea il breve ruolo del Principe, mentre la narratrice del prologo è la doppiatrice di Elizabeth Taylor in Cleopatra, cioè Rita Savagnone. Il doppiaggio delle canzoni di Cenerentola, di vitale importanza per la riuscita del film, venne affidato alla straordinaria voce di Maria Cristina Brancucci, che nello stesso periodo si occupò anche delle canzoni di Bambi e Winny Puh, con risultati eccezionali: basti ricordare il favoloso “numero” Canta Usignolo, dove la voce di Cenerentola viene moltiplicata in più tonalità contemporaneamente mentre la sua figura si riflette nelle bolle di sapone, dove l’eccezionale talento della Brancucci permette di raggiungere risultati superiori per fascino all’originale. Questo doppiaggio è stato poi rimasterizzato in Dolby Stereo per la riedizione in videocassetta (1998) ed è stato ulteriormente fornito di colonna 5.1 per il dvd ed il blu ray disc.




Inviato da: nunval il 15/1/2016, 1:17

ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE

IL FILM


Rincuorato dal grande successo di Cenerentola, Disney decise di portare a termine il vecchio progetto di Alice in Wonderland (Alice nel paese delle meraviglie, 1951). Il film è tratto dai famosi libri di Lewis Carroll Alice’s adventures in wonderland e thru the looking glass. L’interesse di Disney per il personaggio di Alice era, come accennato, di vecchia data e risaliva agli anni ‘20 e alle sue Alice comedies, in cui una bambina vera si ritrovava in un mondo di cartoni animati; negli anni trenta Walt aveva pensato ad un film con Mary Pickford inserita tra i cartoni (venne anche girato un provino in Technicolor); nel 1945 lo studio annunciò che Ginger Rogers sarebbe stata protagonista del film. Il successo de I racconti dello zio Tom, fece pensare alla piccola Luana Patten come Alice ideale, ma Disney decise poi di puntare su un film tutto animato perché -come disse- praticamente tutti quelli che hanno letto il libro vedono in Alice una creatura di Tenniel e per quanto vicino ci andassimo con una attrice, credo che il risultato finale finirebbe per essere deludente-.
Il progetto partì quindi definitivamente nel 1946 e in un primo tempo si decise di adattare fedelmente le illustrazioni di John Tenniel. Queste si rivelarono però troppo complesse per gli animatori e troppo ricche di linee, per cui si optò per uno stile che, pur non discostandosi troppo dalle figure originali fosse anche tipicamente disneyano. La cosa funzionò e i personaggi fecero tutti un ottima riuscita. Grande efficacia avevano anche le ambientazioni ed i fondali, ideati dal talento della grandissima Mary Blair, impeccabili nel descrivere un mondo di sogno totalmente assurdo. Eppure la lavorazione del film fu irta di difficoltà causate soprattutto dall’antipatia di fondo della storia e di tutti i personaggi che essendo, con l’ovvia eccezione di Alice, completamente fusi, non facevano che ripetere frasi e azioni tipiche senza preoccuparsi minimamente della loro interlocutrice, spesso lasciata a piangere su se stessa: infatti Alice, più che provare paura o timore, spesso prova solo fastidio ed esasperazione, sentimenti poco utili allo sviluppo drammatico della trama. Il risultato fu che gli animatori all’inizio si divertirono pochissimo, poi, preso gusto alla follia dei personaggi, approfittarono della struttura episodica della sceneggiatura per scatenare una sorta di gara occulta tra loro su chi riuscisse a creare la sequenza più matta o suggestiva del film. Passata ormai l’epoca in cui Alice veniva considerato il più debole dei film Disney, visto oggi si rivela un opera di grande fascino, molto fedele all’originale anche nella poca simpatia che ispirano i personaggi, con alcune sequenze di grande ritmo (pensiamo alla splendida scena del non-compleanno del Cappellaio Matto e del Leprotto Bisestile) o di incomparabile bellezza sonora e visiva ( il meraviglioso giardino dei fiori parlanti e la superba scena della marcia delle carte da gioco). Alcuni personaggi sono particolarmente deliziosi, per esempio il Brucaliffo che fuma il narghilè e recita filastrocche e lo Stregatto, che spiega ad Alice “sono quasi tutti matti qui......E ti sarai accorta...che in fondo sono mezzo svanito anch’io” e in quel momento comincia a sparire letteralmente! D’altra parte i romanzi di Lewis Carroll presentavano moltissimi personaggi e sarebbe stato impossibile farli entrare tutti in un film lungo solo 75 minuti. Fu gioco forza quindi eliminarne alcuni: dalla versione Disney mancano la finta tartaruga e il grifone; Humpty Dumpty venne escluso perché troppo logorroico (il suo discorso sul non-compleanno venne affidato al cappellaio matto) e il cavaliere bianco venne del tutto eliminato dopo che Disney in un primo tempo aveva pensato di allargarne il ruolo come eroe. La sceneggiatura del film fonde impercettibilmente episodi di Alice nel paese delle meraviglie e Attraverso lo specchio e la stessa colonna sonora presenta nelle canzoncine e nelle filastrocche adattamenti del testo originale di Carroll. Le belle canzoni, spesso inframmezzate ai dialoghi, furono in massima parte opera di Bob Hilliard per i testi e di Sammy Fain per le musiche, mentre Al Hoffman, Mack David e Jerry Livingston, che avevano composto le canzoni di Cenerentola, scrissero un pezzo memorabile con La canzone del non -compleanno, affidata ai personaggi del Cappellaio e del leprotto. Le altre canzoni principali sono Il paese delle meraviglie (Alice in Wonderland), vero motivo conduttore del film; Nel mio mondo ideal (in a world of my own) e Ho detto al cuor (Very good advice) , fondamentali per lo sviluppo del personaggio di Alice; Ma Randa Ma ratonda (the caucus race), eseguita dal dodo capitan Libeccio mentre dirige la “maratonda”;Quando primavera appare (All in the golden afternoon) eseguita nella favolosa scena del giardino dei fiori parlanti e infine Painting the roses red, cantata dalle carte da gioco mentre dipingono di rosso le rose della tremenda Regina di Cuori.

LA VERSIONE ITALIANA

Cominciamo subito col dire che la versione italiana di Alice in wonderland, realizzata nel 1951 con la partecipazione dei classici doppiatori della CDC a cura di Roberto de Leonardis è un vero capolavoro, forse il miglior risultato raggiunto dal dialoghista, perlomeno fino a La Bella Addormentata nel Bosco. La difficoltà maggiore nel tradurre Alice, sta nel rendere perfettamente in lingua straniera gli innumerevoli giochi di parole e doppi sensi contenuti nel testo originale, compito che è stato difficile anche per il film, che è molto fedele ai romanzi di Carroll nei dialoghi. Infatti quasi ogni personaggio canticchia filastrocche e pronuncia battute adattate direttamente dal libro. La bravura di Roberto de Leonardis si vede soprattutto nella perfetta resa anche in italiano di tutto il copione, con una particolare menzione per le bellissime traduzioni delle canzoni e delle filastrocche. Come ha commentato Marcello Garofalo in un saggio sul film apparso sulla rivista Segnocinema “ l’edizione italiana non scalfisce la potenza dei dialoghi ma è in grado di riprodurla con una vastissima gamma di sfumature recitative” . Una nota di merito va anche agli spassosi nomi italiani inventati per i personaggi: così il Coniglio Bianco diventa Bianconiglio; il Dodo acquista il nome di Capitan Libeccio; il bruco diventa Brucaliffo , incorporando nel nome la sua abitudine di fumare il narghilè e il gatto dello Chesire diventa lo Stregatto. La protagonista è Vittoria Febbi, che era al suo primo ruolo importante nel doppiaggio e recitò e cantò tutta la parte di Alice, con risultati deliziosi: la sua caratterizzazione è ricca di sfumature e perfetta nell’esprimere di volta in volta curiosità, paura, esasperazione e rabbia, soprattutto nelle scene con lo stregatto e il Brucaliffo. Da grande la Febbi sarà la voce di Liv Ullmann e delle grandi Marlene Dietrich, Rita Hayworth e Ginger Rogers nei ridoppiaggi televisivi, oltre a ridoppiare per il cinema, nel 1978 la favolosa Ingrid Bergman di Per chi suona la campana e la mitica Kim Novak della Donna che visse due volte nel 1984. I personaggi del paese delle meraviglie hanno tutti grandi voci. Lauro Gazzolo è uno spassosissimo Bianconiglio, irresistibile quando guarda il suo orologio e esplode “poffarre, poffarissimo, è tardi, è tardi, è tardi!!!”, o quando subisce le prepotenze del Cappellaio Matto e del Leprotto. Da notare che la canzone I’ m late , accennata dal personaggio nell’originale, nella versione italiana è diventata un semplice brano di recitativo.
Il signor Serratura, personaggio introdotto da Disney come guardiano della porticina di Wonderland, parla con la deliziosa caratterizzazione di Giorgio Capecchi, che ricordiamo è la celebre voce di Louis Calhern e Charles Laughton. Il famoso attore di teatro Aldo Silvani deve essersi divertito un mondo a dare la voce a Capitan Libeccio e a cantare la maratonda. I due celebri caratteristi Vinicio Sofia (visto in molti film di Totò) e Mauro Zambuto - alias Mickey Rooney e Stan Laurel, sono Pinco Panco e Panco Pinco ( nomi originali Tweedle dum e Tweedle dee) e raccontano la storiella di Baron Tricheco e Mastro Carpentiere, aiutati da un grandissimo Mario Besesti nella parte del Tricheco goloso di ostriche e da Riccardo Billi per alcune loro parti cantate. Biagio Lucertola, il povero spazzacamino che tentadi liberare la casa di Bianconiglio da una gigantesca Alice è una spassosa caratterizzazione di Giovanni Saccenti. La Rosa che accoglie Alice nel giardino dei fiori è appannaggio di Renata Marini mentre la Margherita è Wanda Tettoni. La celebre voce di Ava Gardner e Esther Williams, Dhia Cristiani ci regala un cameo di classe nel ruolo della pedante sorella maggiore della bambina. Gaetano Verna, all’epoca voce dell’indimenticabile Spencer Tracy offre una esilarante caratterizzazione dell’ impassibile Brucaliffo che recita ad Alice la sua particolare versione della Vispa Teresa. Non gli è da meno lo straordinario Stregatto del grande Stefano Sibaldi, che già aveva doppiato la voce originale del personaggio, Sterling Holloway, come narratore ne I tre caballeros e Pierino e il lupo. Lo Stregatto doveva letteralmente differenziarsi dagli altri personaggi, essendo l’unico a mostrare comprensione nei confronti di Alice, e la recitazione di Sibaldi riesce perfettamente a far intuire la “follia” sotto la calma perpetua mostrata dal gatto. Carlo Romano e Mauro Zambuto sono straordinari nella sequenza del Cappellaio Matto e del Leprotto Bisestile, particolarmente quando sottopongono ad accurata distruzione l’orologio del povero Bianconiglio. La sequenza finale delle carte da gioco è dominata dalla potente e travolgente caratterizzazione di Tina Lattanzi nella parte della sadica Regina di Cuori, contentissima se può dare via libera al suo tormentone “decapitatela!”. La Lattanzi non si lasciò sfuggire l’occasione di fornire una succosa parodia dei suoi doppiaggi di attrici come Greer Garson e Joan Crawford e chi ha ascoltato film come Fiori nella polvere o Il romanzo di Mildred, non può che rimanere deliziato dalla sua recitazione e dal grande senso dell’umorismo. Infine due piccole chicche: la voce dell’araldo che dà gli ordini alle carte mentre si dispongono per giocare a croquet è del celebre ispettore Rock dei Caroselli -Cesare Polacco,mentre il minuscolo Re di cuori parla grazie ad Amilcare Pettinelli.




Inviato da: brigo il 16/1/2016, 15:45

Complimenti nun, e grazie per questa magnifica doppietta!

Inviato da: Fra X il 16/1/2016, 18:31

Grazie ancora per queste chicche! ^^ Non conoscevo la ODI.

Inviato da: Sudicio Briccone il 19/1/2016, 13:04

CITAZIONE (nunval @ 14/1/2016, 23:47) *
Purtroppo le voci dei topolini Giac e Gas risultano eccessivamente stridule, e nel 1967, per ovviare all’inconveniente la Disney decise di approntare una nuova edizione italiana del film

Cosa ti ha portato ad escludere la voce della Maroni dai motivi del ridoppiaggio?

Inviato da: March Hare = Leprotto Bisestile il 19/1/2016, 17:42

CITAZIONE (nunval @ 14/1/2016, 23:47) *
Anastasia e Genoveffa vengono caratterizzate con toni più irosi e isterici rispettivamente da Flaminia Jandolo e Renata Marini (ma sulla Marini ho qualche dubbio)

Ti confermo il dubbio: non so chi sia, ma non è la Marini.

CITAZIONE
La Rosa che accoglie Alice nel giardino dei fiori è appannaggio di Renata Marini

Neanche questa qui è la Marini: Renata aveva una voce assai giovanile, la rosa parla con un timbro da vecchia.

CITAZIONE
Giovanna Scotto (Ingrid Bergman in Casablanca, Martha Scott nei Dieci comandamenti e Ben –Hur)

Martha Scott in Ben-Hur è... Renata Marini! eheheh.gif
Per i non esperti, non stupisca questa cosa in rapporto a quanto dicevo prima sulla voce giovanile: Alice è del '51, Ben-Hur è stato doppiato nel '60, nel frattempo la voce è invecchiata (secondo i direttori dell'epoca, io non è che sia poi molto d'accordo).

CITAZIONE (Sudicio Briccone @ 19/1/2016, 12:04) *
Cosa ti ha portato ad escludere la voce della Maroni dai motivi del ridoppiaggio?

M'associo alla domanda. Curiosamente in Francia è proprio questo il motivo per cui dicono che il doppiaggio di Cenerentola è stato rifatto da loro, appunto per le voci dei topolini troppo stridule ed incomprensibili.

Inviato da: Fra X il 31/1/2016, 1:43

Come è stato fatto già notare in un altro forum, la prima volta in cui da noi si vede il draco recalcitrante è... ne "L' inferno di Topolino"! post-6-1111346575.gif Chissà se Martina e o Bioletto avevano visto il film in lingua originale oppure avevano attinto da qualche poster o illustrazione. Boh!

Inviato da: essio il 16/2/2016, 19:29

manifesto 1959


Inviato da: nunval il 4/3/2016, 11:46

CITAZIONE (March Hare = Leprotto Bisestile @ 19/1/2016, 16:42) *
Ti confermo il dubbio: non so chi sia, ma non è la Marini.

Neanche questa qui è la Marini: Renata aveva una voce assai giovanile, la rosa parla con un timbro da vecchia.

In effetti ho qualche dubbio pure io, ma non ci sono documenti per provare l'una o l'altra cosa. In qualche punto mi sembrano entrambe la Marini, però. La Rosa potrebbe anche essere la Cristiani.

CITAZIONE (March Hare = Leprotto Bisestile @ 19/1/2016, 16:42) *
Martha Scott in Ben-Hur è... Renata Marini! eheheh.gif

Non rivedo Ben Hur da parecchio...è vero è Renata Marini.

CITAZIONE (March Hare = Leprotto Bisestile @ 19/1/2016, 16:42) *
M'associo alla domanda. Curiosamente in Francia è proprio questo il motivo per cui dicono che il doppiaggio di Cenerentola è stato rifatto da loro, appunto per le voci dei topolini troppo stridule ed incomprensibili.

La mia è una supposizione che feci all'epoca, studiando i due doppiaggi e confrontandoli con l'originale.

Inviato da: nunval il 4/3/2016, 12:15

LE AVVENTURE DI PETER PAN

IL FILM
Peter Pan (Le avventure di Peter Pan, 1953) è forse il film di Disney più vicino alla sua poetica: Disney stesso aveva affermato che i suoi film non erano per i bambini ma per “quel tanto di bambino che si nasconde in ogni uomo di sei o sessanta anni”. Il mito di Peter Pan, l’eterno fanciullo che vive nell’Isola Che non C’è, sembrava un soggetto ideale per illustrare questa filosofia. Pur se il film si mantiene essenzialmente fedele alla commedia di James Barrie da cui è tratto, e alla riduzione letteraria che lo stesso Barrie pubblicò nel 1911, Peter Pan e Wendy, Il Peter di Disney e quello di Barrie sono molto diversi nello spirito: secondo Disney le caratteristiche peculiari del personaggio erano anzitutto “il poter fare cose molto singolari come per esempio volare senza ali: la sua ombra conduce una vita allegra senza di lui e Peter ha perennemente 12 anni per la semplice ragione che si rifiuta di crescere oltre quell’età felice. La cosa più importante consiste che egli sa esattamente dove è situata l’Isola che non c’è e come ci si può arrivare”. Il personaggio originale ha invece una figura e un carattere inquietanti; è un orfano particolare e se ne è andato di casa per non diventare un uomo: quando ha voluto far ritorno dalla mamma ha trovato la finestra chiusa con sbarre e ha visto sua madre con un altro bambino. Quindi al Peter Pan di Barrie a conti fatti non è stato permesso di crescere e la sua perenne giovinezza ha qualcosa di tragico, messo in ombra nella versione disneiana. I bambini smarriti, suoi “seguaci”tout court nel film hanno subito nel romanzo originale una forma anche peggiore di abbandono: sono i bambini che cadono dalla carrozzina mentre le loro governanti guardano da un’altra parte : se nessuno viene a reclamarli entro sette giorni vengono mandati nell’Isola che non c’è, “per pagare le spese”. Nel film, anche i personaggi cattivi e le loro azioni malvage sono alleggeriti con una buona dose di comicità : non si può non provare simpatia per Capitan Uncino quando, in vista di una azione particolarmente malvagia indossa l’uncino “da cerimonia” o per il nostromo Spugna quando spiega al suo Capitano che ha appena sparato ad un pirata che lo infastidiva con le sue canzoni”caro Capitano, non si interrompe un cantante nel bel mezzo di un acuto.......non è educazione!”
Disney pensava ad una realizzazione animata di Peter Pan fin dal 1935. Nel 1939 ottenne i diritti dall’Ospedale Infantile di Great Ormond Street di Londra. Lo sviluppo della storia e l’ideazione dei personaggi ebbero inizio nei primi anni quaranta. Con lo scoppio della guerra il progetto venne rimandato al 1950. Gli animatori passarono quindi direttamente dal paese delle meraviglie all’isola che non c’è. Il medium animazione offriva alla storia possibilità di sviluppo impensate, prima tra tutte la possibilità di rappresentare il volo umano senza alcun trucco; inoltre Trilli poté diventare una autentica deliziosa fatina invece che una semplice sfera luminosa, come si vedeva a teatro e la sua psicologia poté svilupparsi a fondo e Nana, il cane bambinaia, e il coccodrillo, che annuncia la sua apparizione col ticchettio della sveglia, si rivelarono personaggi indimenticabili. Le canzoni della colonna sonora, scritte da alcuni tra i più famosi compositori dell’epoca contribuirono a creare quell’alone di magia che il Peter Pan di Walt Disney ha sempre esercitato sul pubblico fin dalla prima uscita. I collaboratori dello studio utilizzarono anche le note originali di Barrie per la rappresentazione teatrale e le sue indicazioni di regia.
Tutte le scene furono prima girate dal vero avvalendosi delle piroette del ballerino Roland Dupree per Peter Pan, dell’attrice Margaret Kerry per Trilli e di Hans Conried per Capitan Uncino e Kathryn Beaumont per Wendy (questi ultimi erano anche le voci originali dei personaggi).
Le avventure di Peter Pan continua la serie di pellicole che dimostrano quanto le canzoni e il commento musicale fossero importanti e riuscissero a legare tra loro i vari elementi del film. La musica fu composta da Oliver Wallace, autore anche del tema di Peter Pan che il protagonista suona con il suo zufolo. Le canzoni, eseguite quasi tutte in forma corale, furono opera in massima parte di Sammy Fain per la musica e di Sammy Cahn per i testi. da ricordare che Frank Churchill, autore delle canzoni di Biancaneve, scrisse il tema musicale del coccodrillo , inciso poi su dischi come Never smile at a crocodile , in italiano Non sorridere mai (al coccodrillo), su versi di Jack Lawrence, utilizzato, appunto, solo in forma musicale nel film.
Il film si apre con il delizioso slow La seconda stella a destra (the second star to the right), che ascoltiamo durante i titoli di testa.
Vola e va (you can fly) è la trascinante melodia che commenta il volo notturno verso la terra di Peter Pan, una sequenza emozionante ed indimenticabile, esemplare per ritmo e fascino, con un uso favoloso della macchina da presa a piani multipli.
A pirate’s life, composta dal cosceneggiatore del film Erdman Penner su musica di Oliver Wallace, illustra i vantaggi di una vita da pirata.
Seguendo il capo ( following the leader) è la deliziosa marcetta dei bimbi sperduti, composta su testi degli sceneggiatori Winston Hibler e Ted Sears.
Hana -Mana -Ganda(What made the red man red) è l’ironica canzone con cui gli indiani spiegano “perché è rosso il pellerossa”: un milione di anni fa il bellissimo capo indian baciò una donna ed arrossì; da quel dì noi rossi siam.
Wendy dà sfogo alla sua nostalgia di casa con la dolcissima Ninna nanna di tutte le mamme (Your mother and mine);
I pirati invitano i ragazzi rapiti ad arruolarsi celebrando il loro capo Uncino con il coro The elegant Captain Hook.

LE VERSIONI ITALIANE

Tradotta sempre a cura di Roberto de Leonardis, con l’assistenza per le canzoni di Alberto Brandi, la versione originale italiana del 1953 di Peter Pan,doppiato con la partecipazione degli attori della CDC e distribuito per la prima volta in occasione del Natale 1953 a cura della RKO, è molto particolare per la qualità delle voci e il fascino degli arrangiamenti corali delle canzoni. Peter Pan, che in originale ha la voce del giovane attore disneyano Bobby Driscoll, tutto sommato abbastanza normale, venne doppiato da un giovanissimo Corrado Pani: Il famoso attore era dotato di una voce da adolescente molto particolare che riesce a catturare perfettamente l’età “di mezzo” del Peter Pan di Disney, non ancora del tutto adulto ma più maturo del bambino. Altrettanto riuscita la voce di Wendy, affidata alla famosa Loredana Randisi , che aveva doppiato Margareth O’ Brien in Piccole Donne (Little Women, 1949): nella versione originale Wendy tende a diventare antipatica (e la voce di Kathryn Beaumont è impostata in tal senso) , mentre gli accenti della Randisi sono molto più dolci ed adatti al ruolo materno che il personaggio tende ad assumere nella seconda parte del film. Il grande Stefano Sibaldi, reduce dalle ottime prove di Cenerentola (il granduca) e Alice (lo stregatto) deve essersi divertito da matti nella parte di Capitan Uncino a fare il cattivo aristocratico ed è sostenuto in modo eccellente nei botta e risposta dal nostro grande caratterista Vinicio Sofia nel simpaticissimo ruolo di Spugna. Sibaldi legge anche il bel prologo del film, mentre il signor Darling si avvale dei toni a volte austeri, a volte pomposi di Nino Pavese. La dolcissima voce di Renata Marini fu una scelta ideale per la mamma, Mary Darling. Cesare Polacco e Nino Bonanni si ritagliano poi piccoli cameo nel ruoli di un pirata Insomma si tratta di un doppiaggio particolarmente felice, che ha avuto però la sfortuna di essere registrato con tecniche rudimentali, per cui la registrazione non ha potuto reggere il confronto col perfezionarsi dei sistemi acustici moderni. Si sarebbe certamente potuto ripulire la registrazione col sistema Dolby (per Pinocchio si è agito in tal senso) ma la Disney, piuttosto frettolosamente ha preferito ridoppiare il film nel 1987, mantenendo pressoché invariato il copione italiano originale e modernizzando solo un pochino le frasi. Ciò ha portato ad alcuni divertentissimi bloopers nella trascrizione del vecchio copione, ripreso evidentemente senza “passare” per la versione originale. Questa versione è stata curata dal Gruppo Trenta e diretta da Renato Izzo che recita anche il prologo iniziale, con la direzione musicale di Pietro Carapellucci, il cui favoloso complesso vocale ha doppiato le canzoni . Le voci sono belle, ma purtroppo per Peter Pan e Wendy non si è potuta o voluta riprodurre la magia soffusa da Pani e dalla Randisi e non si è ripetuto il miracolo operato da Melina Martello con il ridoppiaggio di Biancaneve. Giorgio Borghetti (Peter Pan) e Giuppy Izzo (Wendy), sono forse più vicini agli originali di Driscoll e Beaumont, ma risultano troppo “moderni” nelle sfumature. Inoltre i numeri musicali corali, nella versioine originale, sono introdotti nel film dai personaggi, che, impercettibilmente iniziano a recitare i versi delle canzoni, cosa che veniva mantenuta anche nella versione italiana, dove i doppiatori porgevano le battute in questione con vera musicalità. La voglia di modernizzare tutto ha portato a cancellare o minimizzare, alterando le rime della traduzione, questo interessante aspetto della sceneggiatura, e le parti di dialogo in questione vengono recitate troppo frettolosamente, senza preoccuparsi minimamente del fatto che, in realtà ci troviamo nel bel mezzo di un recitativo; ciò è particolarmente evidente nelle parti iniziali dei numeri You can fly e Your mother and mine. Roberta Paladini è invece una perfetta signora Darling, ricca di dolcezza e comprensione ed efficaci risultano pure Gianni e Michele, affidati rispettivamente a Federico Fallini e Alessandro Tiberi. L’oscar per il doppiaggio va però ai due veterani Giuseppe Rinaldi ed Enzo Garinei , degni eredi di Sibaldi e Sofia nelle spassose e succose parti di Uncino e Spugna. Una particolare menzione è doverosa per la dolcissima voce di Gianna Spagnulo, ottima interprete della Ninna nanna di tutte le mamme.
La perfezione tecnica del nuovo doppiaggio è sminuita dai già accennati bloopers, in parte dovuti però alla difficoltà di comprensione delle battute della colonna sonora.

1)ATTENTI ALLA PUNTEGGIATURA.
All’inizio, quando Wendy ricuce l’ombra di Peter e lui le dice che Nana gliela ha addentata, Wendy la giustifica dicendo “Nana è tutt’altro che cattiva! Come bambinaia poi è unica, anche se ......”(battuta originale She isn’t vicious, you know! She’s a wonderful nurse).Nella nuova versione, trascrivendo la battuta non si è badato alle pause e Giuppy Izzo dice Nana è tutt’altro che cattiva come bambinaia, poi è unica..............ed ogni accenno ad una eventuale indole malvagia di Nana è sparita!

2) CHI TROPPO VUOL SPIEGARE.............
Nella scena in cui Uncino progetta di rapire Giglio Tigrato, pensando ad alta voce, afferma “I pellerossa conoscono l’isola meglio che io il mio vascello! (battuta originale The redskins know the island better than I do me own ship!). Nel ridoppiaggio Giuseppe Rinaldi afferma invece che I pellerossa conoscono l’isola meglio di me e del mio vascello. Peccato!

3) CRISI D’IDENTITA’ PER CANNONI E COCCODRILLI
Sono scomparsi i deliziosi nomignoli inventati da Roberto de Leonardis per il cannone di Capitan Uncino (la battuta Presto, caricate Filippone! è diventata un più banale presto caricate quel cannone; la versione originale è Man the Long Tom , ossia “caricate Tom il lungo”) e per il coccodrillo, che Peter Pan chiamava spiritosamente Cocò (Borghetti dice semplicemente “cocco”, in inglese Bobby Driscoll lo chiamava Mr. crocodile)

4) CHI E’ MAI QUEL CANNIBALE DEL CAPO SQUADRIGLIA?
Stavolta era veramente difficile capire cosa cantasse Vinicio Sofia nel numero musicale The elegant Captain Hook. La registrazione era veramente scadente, ma ricorrere all’edizione originale avrebbe fugato ogni dubbio. Dunque, quando i pirati cantano che Uncino è il re dei malandrin, Spugna prosegue e, imitando il suono della sveglia del coccodrillo canta: Drin! drin! drin! Il co-coccodrillo sta giù ad aspettar che il capitano caschi in mar! ( i versi originali sono Crook-crook-crickety-crockety-crickety-crook-The croc is after Captain ------ ). Trascrivendo il verso, si è arrivati ad un inverosimile IL CAPO SQUADRIGLIA STA GIU’ AD ASPETTAR CHE IL CAPITANO CASCHI IN MAR!

5) CANTANDO SOTTO GLI ERRORI
Molti bloopers anche nella trascrizione delle belle versioni italiane delle canzoni:
a) il verso finale di la seconda stella a destra era “grazie ognor dirà” diventato “ di grazia ancor vivrà”
cool.gif Molti versi di Hana mana ganda sono stati completamente travisati : “Hana è uguale a Mana mentre Ganda invece pur!” (in originale Hana means what Mana means and Ganda means that too) è diventato “Hana è uguale a Mana mente il grande Belzebù”; il verso finale, tradotto nella prima versione solo questa è verità è diventato solo quel che si sa, si sa

c) Nel secondo ritornello del numero You can fly , i versi dicevano “se la luna è sveglia ancor, sui suoi raggi puoi viaggiar, nel cielo scivolar” ora dicono “NELL’AMORE CREDI ANCOR, SUI SUOI RAGGI PUOI VIAGGIAR!”. Più avanti nel testo la frase le nubi puoi varcar è stata trascritta come le nubi puoi guardar; il verso Vola e intanto mi raccomando le stelle a conteggiar è diventato Prova e intanto ti raccomando ti devi accontentar.



Inviato da: Fra X il 26/3/2016, 0:57

Bell'articolo con aneddoti molto interessanti! ^^

Inviato da: nunval il 4/4/2016, 15:07

LILLI E IL VAGABONDO

IL FILM
Lilli e il vagabondo (Lady and the tramp, 1955) è il primo lungometraggio Disney ad avere una ambientazione relativamente recente: si svolge infatti in una cittadina americana del New England all’inizio del secolo. Inoltre non è tratto da una famosa opera letteraria ma da un racconto commissionato da Disney stesso allo scrittore Ward Greene, che combinò elementi di un precedente soggetto in preparazione allo Studio su una bella cockerina e di un suo racconto su un cane randagio di nome Dan. Finalmente Disney si trovava quindi a lavorare su un soggetto da modificare a suo piacimento, senza preoccuparsi di infedeltà al testo d’origine. La lavorazione del film durò 4 anni e, tanto per rendere più interessante il lavoro dei suoi artisti, Walt scelse di girare le scene col nuovo sistema appena lanciato dalla 20thCentury Fox, il Cinemascope, che grazie alle sue speciali lenti anamorfiche, permetteva di ottenere un fotogramma di dimensioni doppie del normale. Ciò comportò la realizzazione di fondi scenici di formato rettangolare e gli animatori dovettero far meno uso di carrellate all’interno dell’inquadratura e ricorrere all’espediente di far muovere i personaggi all’interno del campo visivo, per evitare che lo schermo sembrasse vuoto. Gli artisti vennero anche aiutati molto dalla realizzazione di modellini in scala delle varie ambientazioni, in modo da potersi subito rendere conto di come risultasse una scena vista da una prospettiva......canina. Bisogna dire che il Cinemascope, pur con i suoi problemi, era il formato ideale per una storia girata dal punto di vista dei cani: è funzionale al loro modo di muoversi e consente naturalmente di inquadrare gli umani solo dalle ginocchia in giù, come accade per gran parte del film. Lilli e il vagabondo è una storia semplice e deliziosa che racconta l’amore tra Lilli, una cockerina raffinata e Biagio, un bastardino sciupafemmine. Le musiche sono deliziose, le scenografie straordinariamente efficaci e l’uso del Technicolor, delle ombre e delle luci come sempre impeccabile. Il Cinemascope non rimane mai fine a se stesso ma assume una ben precisa funzione narrativa, permettendo di concentrarci quasi esclusivamente sui cani. Alcune sequenze “bucano” lo schermo per l’incredibile realismo: valgano per tutte quella dell’orribile topo che sta per assalire il bambino nella culla e la disperata corsa notturna di Whisky e Fido verso il canile per salvare Biagio dalla camera a gas. La sequenza chiave è però quella della spaghettata romantica al chiaro di luna, con mandolinata compresa nel prezzo: è rimasta talmente famosa da guadagnarsi una irresistibile parodia da parte di Charlie Sheen e Valeria Golino nel film Hot Shots 2. Tutte le canzoni del film furono composte in tandem da Peggy Lee, che diede anche la voce ai personaggi di Gilda, la cagnetta bastarda ospite fissa del canile, a Tesoro, la padrona di Lilli e ai due insopportabili e simpaticissimi gatti siamesi Si ed Am, e da Sonny Burke.Il commento musicale è invece opera del musicista Disney Oliver Wallace. Il tema di Lilli da questi composto divenne anche una canzone dal titolo Lady, col delizioso testo originale dello sceneggiatore Erdman Penner e dell’arrangiatore Sidney Fine, che lavorò alle orchestrazioni del film in coppia con Edward Plumb .
Il tema conduttore del film è Bella Notte, che ascoltiamo più volte. La canzone viene anche eseguita dai due proprietari del ristorante Tony e Joe, per creare un’atmosfera romantica ai due protagonisti.
Gli altri brani del film comprendono la deliziosa canzone natalizia Notte Silenziosa (Peace on earth); Cosè un pupo (What’s a baby), che funge da introduzione alla dolce ninna nanna che Tesoro canta al suo bambino, La la lu; Quando in casa di Lilli arriva la zia Sara porta con se quelle due pesti di Si ed Am che si presentano con la simpatica Gatti Siamesi (The siamese cat song), mentre nell’impareggiabile sequenza del canile i cani randagi Bull, Boris, Pedro, Fritz e Toughy ci deliziano con una esecuzione speciale tutta guaiti di Home sweet home, prima che Gilda ci incanti con la sua spassosa E’ un briccone (He’s a tramp) tutta dedicata al vagabondo.

LE VERSIONI ITALIANE

Uscito per la prima volta in Italia per il Natale 1955, distribuito dalla gloriosa Dear Film, Lilli e il vagabondo e’ stato tradotto da Roberto de Leonardis sia per i dialoghi che per le canzoni; il grande doppiatore Giulio Panicali diresse all’epoca il doppiaggio, affidato ai classici attori della CDC. Panicali aveva appena finito di doppiare Kirk Douglas in 20.000 leghe sotto i mari, girato da Richard Fleischer per Walt Disney e distribuito da noi due mesi prima, sempre con la traduzione di de Leonardis e la direzione dello stesso Panicali. Flaminia Jandolo, giovane attrice che due anni prima aveva doppiato la formidabile Debbie Reynolds di Cantando sotto la pioggia, seppe creare una Lilli splendida, ricca di sfumature recitative, a volte tenera, a volte aggressiva, come quando litiga con Biagio, a volte sdegnosa e schizzinosa. Non le è da meno il veterano Disney Stefano Sibaldi, scelta ideale per Biagio, il simpatico vagabondo coprotagonista: i suoi toni suadenti, seduttivi e spavaldi conditi con un pizzico di eccentricità non avrebbero potuto essere utilizzati meglio. Lauro Gazzolo è l’ideale per i toni da burbero scozzese del terrier Whisky, mentre i modi da vecchio gentiluomo del segugio Fido sono stati affidati al grande Mario Besesti, che ricordiamo splendido doppiatore di Thomas Mitchell-Geraldo O’Hara in Via col vento. Due miti del nostro doppiaggio come Giuseppe Rinaldi e Rosetta Calavetta (doppiatrice negli anni 30 di Biancaneve e, all’epoca Marilyn) interpretarono Gianni e Tesoro, mentre, tra le voci dei cani randagi riconosciamo Pino Locchi, e il delizioso Luigi Pavese nel ruolo di Boris, il levriero che cita il poeta russo Gorky. La straordinaria Tina Lattanzi ebbe ancora una volta modo di prendere garbatamente in giro i suoi manierismi di recitazione e, in suo onore, il personaggio della cagnetta pechinese (chiamata Peg come Peggy Lee sua voce originale) venne chiamato Gilda, per ricordare il suo celebre doppiaggio di Rita Hayworth in quel film epocale. La voce di zia Sara appartiene invece alla famosa caratterista Maria Saccenti. Infine due piccoli cameo per Renato Turi (il poliziotto) e Giovanni Saccenti (il passante) nella scena in cui Biagio riesce ad entrare nello zoo.
Nel 1997 la Disney ha ridistribuito il film in tutto il mondo ed anche da noi si è avuta, in attesa della riedizione in videocassetta, una fugace riapparizione nei cinema. E’ stato un piacere rivedere il film nel suo formato originale Cinemascope ( la Disney video lo ha sempre distribuito in formato quadrato), molto meno lo è stato ascoltare la nuova edizione italiana diretta da Francesco Vairano , sulla base del copione originale di Roberto de Leonardis.
Impossibile pensare anche solo lontanamente di poter sostituire la Jandolo, Sibaldi e la Lattanzi con Margherita Buy, Claudio Amendola e Nancy Brilli e dispiace che la bella traduzione originale sia stata manipolata e alcune battute malcomprese nell’opera di trascrizione, eseguita evidentemente senza ricorrere alla versione originale inglese. I versi delle belle canzoni sono stati alterati nello schema di rime: avevamo cantato per anni Bella Notte con le parole Dolce è sognar e lasciarsi cullar.......Ora invece, il coro ci delizia con "dolce è SOGNARE e lasciarsi CULLARE , e lo stesso si verifica in tutte le rime delle altre canzoni. Comunque, per la serie Bloopers 2 la vendetta, ecco tutti gli errori della nuova edizione del film.
1) MAI FIDARSI DEL DOTTOR JONES
Nella scena in cui Gianni e Tesoro invitano gli amici per annunciare l’arrivo del bebè, uno di loro dice a Gianni per tranquillizzarlo: “Il vecchio dottor Jones non ha mai deluso un papà “. Nel ridoppiaggio la battuta è diventata un inspiegabile "Il vecchio dottor Jones non ha mai tenuto un poppante"!

2) UNA NUOVA SPECIE DI GEMELLI
Nella canzone Gatti Siamesi, Si ed Am si presentavano cantando “siam flatelli ma non siamesi” con un bel gioco di parole tra siamese di nascita e siamese originario del Siam. Il verso è stato trascritto come siam gemelli monosiamesi, che in biologia non esistono. Inoltre i versi successivi sono pure stati sgradevolmente modernizzati : Questa nuova casa ispezional dobbiam, se ci galba folse un pezzo ci lestiam è diventato questa casa ispezionale noi dovlemo, se ci piace molto a lungo ci stalemo; la parte in cui le due pesti stanno per dividersi il pesciolino rosso è diventata ola noi lo libeliamo e sai che festa? ci mangiamo tu la coda ed io la testa; la traduzione originale era molto più sfiziosa e suonava ola noi lo libeliam ed eziandio ci giochiamo a testa e coda tu ed io.

3) QUI SI PRENDONO LUCCIOLE PER LANTERNE E CETI SOCIALI PER COLORI
Quando il cuoco Joe vede per la prima volta Lilli esclama, in perfetto accento siciliano “Complimenti, figlio mio! Con una cagnolina de lusso te la fai!” La sfumatura non è stata colta e, nella nuova edizione Joe dice “Con una cagnolina rossa te la fai” . Quale cagnolina rossa?

4) LUCCIOLE PER LANTERNE 2: UN BASSOTTO DIVENTA UN CRACKER
Il cane Fritz, incaricato di scavare buche da fuga nel canile, nel nuovo doppiaggio viene erroneamente chiamato Ritz!

Gli attori sono più o meno decenti : Margherita Buy riesce a sfruttare molto bene la sua conclamata timidezza per Lilli; Claudio Amendola è un sorprendente Biagio ( L’accento romanesco è completamente sparito);
Marco Columbro è la voce di Whisky, mentre Riccardo Garrone è simpatico nella parte del dolce Fido. Nancy Brilli è abbastanza simpatica nel ruolo di Gilda, anche se si perde il significato del nome "Gilda" in italiano. D'altra parte la Brilli doppia anche Si ed Am come faceva Peggy Lee nell’originale. Le altre voci sono affidate a Massimo Rossi (Gianni) e Susanna Javicoli (Tesoro) , bravi ma un pò frettolosi nel porgere le battute. Franco Chillemi e Vittorio de Bisogno sono Tony e Joe e passano da origini siciliane a napoletane; Isa Bellini rende zia Sara più petulante che rabbiosa, mentre lo spassoso castoro che libera Lilli dalla museruola è affidato a Massimo Lodolo. Altre voci sono di Sandro Pellegrini e dello stesso Francesco Vairano.
Per fortuna, con la riedizione in dvd e blu ray, il ridoppiaggio è stato definitivamente archiviato e il doppiaggio classico ha riconquistato il posto che merita.










Inviato da: nunval il 4/4/2016, 15:30

LA BELLA ADDORMENTATA NEL BOSCO

IL FILM

Sleeping Beauty, tratto dalla fiaba di Charles Perrault La bella addormentata nel bosco, venne presentato nel gennaio 1959, dopo sei anni di gestazione; il film può definirsi il Ben Hur della Walt Disney, girato su grande schermo, con suono stereofonico e un budget di sei milioni di dollari. Disney desiderava girare un film che potesse essere visto come una serie di affreschi in movimento. Trovò nel pittore Eywind Earle l’uomo giusto. Earle venne incaricato di occuparsi in prima persona della preparazione dei disegni e della stilizzazione dell’intero film. L’opera di Earle pervade l’intera pellicola e l’appassionato d’arte potrà trovare nel disegno geometrico e nell’assenza di rotondità raffinati richiami ad artisti quali Durer, Van Eyck, Breughel e ai manoscritti francesi miniati del 15°secolo. Inoltre la cura nel dettaglio della rappresentazione degli ambienti, siano essi una foresta o un castello, ci porta ad una concezione scenografica molto diversa da quella di Cenerentola o Biancaneve, con un evidente richiamo a Paolo Uccello, Botticelli e alla leggerezza e semplicità di Fra Angelico. Per un lavoro scenografico così dettagliato ci voleva un sistema di ripresa delle immagini altrettanto spettacolare: la Technicolor aveva da poco sviluppato un sistema chiamato Technirama, che combinava il Vistavision della Paramount con il Cinemascope della Fox: la macchina da presa permetteva lo scorrimento orizzontale della pellicola (come in una macchina fotografica) e ogni fotogramma, che nel Vistavision aveva normalmente un rapporto larghezza/altezza di circa 1,85:1, con l’aggiunta di un obiettivo anamorfico in fase di ripresa, presentava l’immagine in senso orizzontale leggermente compressa, in modo da registrare un campo visivo di rapporto 2,55:1. In fase di stampa si sfruttava la maggiore nitidezza del negativo e si potevano ottenere copie 35mm anamorfiche riducendo otticamente il negativo con un obiettivo che portava la compressione orizzontale allo standard Cinemascope e raddrizzava le immagini in senso verticale, ruotandole di 90°. La copia andava proiettata con un obiettivo per il Cinemascope e il suono poteva essere sia monofonico, sia stereofonico a quattro piste magnetiche. Inoltre era possibile stampare il negativo su pellicola 70 mm, con un suono stereofonico a cinque piste magnetiche e rapporto larghezza/altezza di 2,21:1. I personaggi furono concepiti in modo da fondersi con le scenografie e gli animatori spesso non riuscivano ad adattarsi al bello ma complicatissimo stile di Earle. Il risultato finale fu comunque stupefacente: si ha davvero l’impressione di un affresco medievale che prende vita davanti ai nostri occhi. Altro punto di forza del film è la perfetta sceneggiatura, basata su un adattamento di Erdman Penner, che combina con stile e classe elementi originali con il fulcro della favola classica, concedendosi anche qualche piacevole digressione, come la passeggiata di Aurora nel bosco, che finisce però per essere funzionale sia allo sviluppo del personaggio sia all’innamoramento dei due protagonisti, in modo che l’incantesimo possa spezzarsi nel finale. L’altra importante variazione rispetto all’originale è il fatto che il principe e la protagonista sono promessi sposi sin da piccoli e non lo sanno: quando si conoscono si credono entrambi contadini e rifiutano l’idea di un matrimonio regale; inoltre il sonno lungo cento anni rimane un semplice progetto della strega Malefica: nel dono della fata Serenella non è specificato quanto Aurora dovrà dormire (a conti fatti il sonno durerà solo una notte). Il film è stato spesso in passato paragonato sfavorevolmente a Biancaneve e Cenerentola, accusandolo di troppa freddezza. E’ senza dubbio vero che Disney ne seguì poco la lavorazione perchè impegnato con Disneyland e i film dal vero; d’altra parte La bella addormentata è impostato più come un kolossal spettacolare che come una storia romantica e la sua eroina è molto meno presente sullo schermo rispetto alle “sorelle maggiori”. Le emozioni del film derivano più dalle scene avventurose e meravigliose che non da quelle commoventi. Le immagini sono potenti e il colore viene usato in modo funzionale alla narrazione come mai era stato fatto prima: i vestiti delle tre fatine cambiano sfumatura quando ci troviamo in ambienti scuri; i toni verdastri che caratterizzano il personaggio di Malefica pervadono gli ambienti quando la strega è in azione (valga come esempio la celebre scena in cui la maledizione si compie e tutto, compresa la povera Aurora è pervaso dal verde: l’atmosfera diventa satura di perfidia mentre Malefica si trasforma prima in una nuvola di fumo che ipnotizza Aurora, poi in un arcolaio fiammeggiante). Quando le fate addormentano il castello tutto e tutti diventano di color grigio-verde. Deliziosa è poi la sequenza in cui Flora e Serenella ingaggiano una battaglia a colpi di magia color rosa e azzurro mentre litigano per il colore del vestito di Aurora. Il climax del film è però tutta la scena della liberazione del principe da parte delle fate, la sua fuga dal castello di Malefica, la crescita della foresta di rovi e la trasformazione a vista della strega in un terribile drago. Gli effetti speciali, i colori e l’animazione raggiungono qui vette insuperate, con un uso dello schermo gigante esemplare. La fuga del principe era un episodio originariamente previsto per Biancaneve, come pure la gag degli animaletti travestiti da Principe.
Fu giocoforza per Walt Disney scegliere come colonna sonora del film brani del celebre balletto di Ciaikowsky. Il difficile compito di adattare i temi del compositore alla storia animata venne affidato a George Bruns che, da allora diventò per molto tempo il direttore musicale di fiducia dello studio. Bruns fece un lavoro brillante, coinvolgente ed estremamente evocativo: basta ascoltare i brani che commentano sequenze come il litigio delle fate per il vestito, la suggestiva scena del rientro di Aurora al castello, la scena della maledizione e la lotta del principe col drago. Tutta la partitura venne registrata da Bruns in Germania dove, all’epoca erano disponibili i migliori apparati per la registrazione stereofonica, con la collaborazione della Berlin Simphony Orchestra.
Importantissime per il film sono le canzoni, sempre tratte da temi di Ciaikowsky.
Il tema principale è Once upon a dream (Io lo so), composto da Sammy Fain e Jack Lawrence, eseguito dal coro all’inizio e alla fine, mentre la protagonista lo canta per i suoi amici animali travestiti da principe. La maestosa sequenza che mostra la popolazione che si dirige verso il castello è sottolineata dal coro che intona l’inno Hail to the princess Aurora, composto da Bruns su testo di Tom Adair . Sempre Bruns e Adair sono gli autori della bella melodia Sleeping Beauty (in italiano “Dormi!”), che commenta la suggestiva sequenza in cui le fate addormentano il castello. Lo stesso motivo, col titolo The gifts of beauty and song accompagna le immagini evocate dai primi due doni ricevuti da Aurora al battesimo. La principessa parla agli animali del bosco del suo sogno d’amore con la canzone I wonder (Mi domando), composta da Bruns su testo dei cosceneggiatori del film Winston Hibler e Ted Sears; l’allegro motivetto che accompagna la scena in cui le fate puliscono la capanna nel bosco e confezionano il vestito e la torta per la principessa diventò una canzone dal titolo Sing a smiling song, con i versi di Tom Adair. Skumps è poi l’allegro brindisi ai futuri sposi Aurora e Filippo, su musica di Bruns e versi di Tom Adair e Erdman Penner.

LA VERSIONE ITALIANA

La Bella Addormentata nel Bosco è uscito per la prima volta in Italia per il Natale 1959, distribuito dalla Rome International Films, una casa indipendente fondata dai distributori che avevano fatto parte della RKO italiana, che aveva chiuso definitivamente i battenti nel 1958. Nel listino Rome confluirono quindi tutti i film Disney in possesso della RKO e quelli di nuova produzione a partire dal 1959. Nel 1960 alla Rome subentrerà la famosa Rank Film, che manterrà l’esclusiva fino a chiusura agenzia nel 1968.La perfetta sceneggiatura del film, che contiene anche molti giochi di parole è stata ottimamente servita dalla traduzione di Roberto de Leonardis, autore anche dei testi italiani delle canzoni. La direzione musicale è curata da Alberto Brandi. Le voci più belle della CDC si posero al servizio dei personaggi: essendo la protagonista, Aurora chiaramente modellata su Audrey Hepburn, Maria Pia Di Meo, sua doppiatrice dai tempi di Guerra e pace, fu la scelta naturale per la più affascinante delle principesse Disney, e il risultato è stato davvero delizioso, non le è da meno Tina Centi, dolcissima voce solista per le sue canzoni, che con questo film inaugura un duraturo sodalizio doppiatrice-cantante con la Di Meo, che darà i suoi frutti nel doppiaggio di film quali My Fair Lady, Mary Poppins e Tutti insieme appassionatamente, con ottimi, a volte entusiasmanti risultati.
La terribile strega Malefica, certamente la più terrificante di tutte le cattive Disney ha trovato la sua doppiatrice ideale in Tina Lattanzi, che, per la prima volta ci offre una recitazione davvero moderna, priva dei suoi abituali manierismi, attentissima a cogliere le più minime sfumature recitative della voce originale (Eleanor Audley, già voce della matrigna di Cenerentola, pure doppiata dalla Lattanzi). Malefica è un personaggio molto complesso e la sua voce passa in un attimo da toni melliflui, calmi, quasi distaccati, ad una furia disumana. La Lattanzi riuscì a rendere mirabilmente questi bruschi cambiamenti. Tre grandi attrici si occuparono delle tre fatine: Lydia Simoneschi continuò la sua galleria di voci disneyane con Flora, per cui trovò una caratterizzazione vocale originale, leggermente pomposa, adatta alle arie da capo che il personaggio si da, sfruttando al massimo la sua voce camaleonte. Fauna venne fatta parlare dalla deliziosa Rina Morelli, che tutti ricordiamo irresistibile voce italiana della bravissima Judy Holliday in piccoli gioielli quali Nata Ieri, La costola di Adamo e Una cadillac tutta d’oro. Non si poteva trovare attrice migliore per esprimere la natura di “buona” a tutto tondo della fatina. Barbara Luddy era stata la voce originale di Lilli e venne scritturata anche per Serenella; è stato ovvio affidare la più battagliera delle fatine alla voce italiana di Lilli, cioè Flaminia Jandolo, che deve essersi divertita un mondo a perdere la pazienza nei confronti della malefica Lattanzi.
La voce (e il canto!) del Principe Filippo appartengono a Sergio Tedesco, in futuro doppiatore ufficiale di serpenti in Il libro della Giungla e Robin Hood. La sua è una caratterizzazione simpatica, affascinante e virile. Re Stefano ha la voce di Bruno Persa, mentre Re Uberto è stato simpaticamente caratterizzato da Giorgio Capecchi, con toni pomposi e prepotenti molto azzeccati. Si tratta insomma di un doppiaggio straordinario, di grande efficacia anche se solo ascoltato senza il supporto delle immagini, a riprova di una robusta sceneggiatura.






Inviato da: Fra X il 4/4/2016, 17:52

Quando vedo LEIV mi chiedo se sia un film di 60 anni fa! Sembra quasi fatto ieri. ^^ Un po l'apogeo del classicismo visivo dello studio in effetti.
Della versione del 97 ho scoperto l'esistenza solo qualche anno fa qui. Ne ho ascoltato un pezzetto con Tony e Joe e non mi sembra tanto male in effetti.
Certo, come in "Peter Pan" a quanto leggo si sono stati degli scivoloni clamorosi nell' adattamento qua e la. sleep.gif
LBADB dev'essere proprio uno spettacolo al cinema! La battaglia finale fa paura ancora oggi. Immagino all'epoca, quando ancora non si era abituati a scene come quelle de "Il signore degli anelli", che spettacolo dev'essere stato per gli spettatori!
Ah, però! Non avevo fatto caso che la doppiatrice di Lilli e Serenella fosse la stessa! Molto brava a calarsi in due personaggi così differenti.
Sì, in effetti Tina Lattanzi usa con Malefica un tono più diverso e moderno che rendono il personaggio davvero ben caratterizzato! ^^

Inviato da: veu il 4/4/2016, 21:33

Bellissime schede Nunval!

Bravo!!!

FraX, non hai avuto la fortuna di vedere La Bella Addormentata al cinema? è un peccato perché era veramente spettacolare! un kolossal vero e proprio e prende veramente tantissimo... e sul grande schermo si nota il lavoro minuzioso e spettacolare fatto da grandissimi artisti quali erano quelli del tempo. se capitassero delle riedizioni al cinema, non perdertelo! ne vale la pena!

Inviato da: Sudicio Briccone il 18/4/2016, 11:20

CITAZIONE (nunval @ 4/4/2016, 15:30) *
[b] LA BELLA ADDORMENTATA NEL BOSCO
In fase di stampa si sfruttava la maggiore nitidezza del negativo e si potevano ottenere copie 35mm anamorfiche riducendo otticamente il negativo con un obiettivo che portava la compressione orizzontale allo standard Cinemascope e raddrizzava le immagini in senso verticale, ruotandole di 90°.

Io riuscii a vederlo nella riedizione dell'estate 2000 (cinema Odeon di Milano). È possibile che in questa occasione il film fosse stampato rimpicciolito all'interno del fotogramma panoramico 1,85:1? wacko.gif Grazie a chi mi chiarirà questo dubbio!

Inviato da: nunval il 18/4/2016, 12:13

CITAZIONE (Sudicio Briccone @ 18/4/2016, 11:20) *
È possibile che in questa occasione il film fosse stampato rimpicciolito all'interno del fotogramma panoramico 1,85:1? wacko.gif Grazie a chi mi chiarirà questo dubbio!

No, l'ho rivisto anche io in quella occasione e le copie erano in Cinemascope 2,35:1 come al solito. Forse l'Odeon proiettava molto piccolo, magari te lo hanno proposto nella minisala all'ultimo piano, che ha uno schermetto immondo.

Inviato da: Sudicio Briccone il 18/4/2016, 18:35

CITAZIONE (nunval @ 18/4/2016, 12:13) *
No, l'ho rivisto anche io in quella occasione e le copie erano in Cinemascope 2,35:1 come al solito. Forse l'Odeon proiettava molto piccolo, magari te lo hanno proposto nella minisala all'ultimo piano, che ha uno schermetto immondo.

Grazie! Era una sala media al piano interrato: se la memoria non mi inganna, prima del film i lati superiore e inferiore del cartello col nuovo logo Buena Vista (castello bianco su sfondo blu) sbordavano fuori dallo schermo, mentre dai titoli di testa in poi il formato era corretto (e contenuto nello schermo).
Probabilmente subito dopo il logo Buena Vista è stata inserita nel proiettore la lente anamorfica.

Inviato da: nunval il 19/4/2016, 15:02

LA CARICA DEI CENTO E UNO

IL FILM


Deluso dall’insuccesso commerciale della Bella Addormentata e al tempo stesso colpito dall’ottima acciglienza riservata alla sua prima commedia girata “dal vero” Geremia cane e spia ( The shaggy dog, regia di Charles Barton, 1959), Disney decise nel 1960 di puntare su un nuovo tipo di lungometraggio animato, completamente diverso sia dal punto di vista dello stile che dal punto di vista del soggetto. Tratto da un romanzo di Dodie Smith, il film One Hundred and one Dalmatians (titolo italiano azzeccatissimo LA CARICA DEI 101, 1961), uscito in patria nel gennaio 1961, ottenne un successo strepitoso e servì come banco di prova per tutte le future produzioni animate dello studio, almeno fino a Le avventure di Bianca e Bernie, uscito nel 1977.
Il film presenta una storia avvincente, popolata di personaggi sia umani che animali tutti indovinati e ben caratterizzati.La trama racconta di un rapimento di cuccioli dalmati da parte di una sofisticata dama dell’alta società londinese, Crudelia De Mon (animata magistralmente da Marc Davis) ansiosa di ricavare una pelliccia maculata dal loro pelo. Fondamentale per l’animazione fu il nuovo sistema di ricalco dei disegni a matita sulle celluloidi trasparenti usate per la ripresa, basato sulla fotocopiatrice Xerox, che permetteva di mantenere la spontaneità del tratto di matita dell’animatore oltre ad essere di grande utilità per duplicare, con semplici fotocopie appunto, un piccolo gruppo di cuccioli in modo da raggiungere il numero richiesto dalla scena, senza ricorrere a lunghi e noiosi ricalchi manuali con inchiostro. Lo stesso stile grafico dei disegni venne adottato anche per la maggior parte degli sfondi che vennero realizzati semplicemente stendendo i colori sulle tele e aggiungendo i contorni mediante la sovrapposizione di un foglio di celluloide trasparente su cui questi ultimi erano tracciati. L’innovazione, dovuta all’art director Ken Anderson, portò ad uno stile nuovo e convincente. Per quanto riguarda il soggetto, per la prima volta Disney racconta una storia contemporanea, cosa che ha reso il film popolare anche presso il pubblico non amante delle fiabe. Gli esseri umani sono disegnati per la prima volta in maniera estremamente libera, chiudendo più di un occhio sulla verosimiglianza anatomica ( nella loro spigolosità notevole l’influenza del disegnatore Tom Oreb, autore della stilizzazione dei personaggi anche nella Bella Addormentata). Le canzoni sono inoltre di scarsa importanza, ne contiamo solo due, ma il perfetto commento musicale di George Bruns, attentissimo a sottolineare ogni passaggio importante della storia, non ne fa sentire la mancanza. Il film ha goduto e gode di ininterrotta popolarità mondiale, tanto che nel 1997 la Disney ne ha girato un “remake” dal vivo affidato alla sceneggiatura e produzione di John Hughes e alla regia di Stephen Herek. Pur potendo contare su una grande interpretazione di Glenn Close nella parte di Crudelia, il film manca completamente di magia e la decisione di non far parlare i cani neanche con voci fuori campo ha deluso non poco. Il confronto con il cartoon è decisamente a favore del secondo.
Come detto le canzoni, tutte composte da Mel Leven, sono solo due ( tre se contiamo anche il motivetto pubblicitario dei biscotti per cani ) . La più importante è senz’altro Crudelia De Mon ( Cruella De Vil), con cui Rudy mette alla berlina la sofisticata amica della moglie. L’altra canzone è Un allevamento di cani dalmati (Dalmatian Plantation) ,accennata da Rudy al piano nel finale.
Per dischi e spartiti le Edizioni Curci affidarono i testi italiani a Devilli, al posto di Roberto de Leonardis (Pertitas) traduttore delle canzoni nel film. Una curiosità legata alla canzone Dalmatian Plantation: la canzone con questo titolo incisa su dischi all’epoca dell’uscita del film e pubblicata su spartito è diversa da quella cantata da Rudy nel finale: la versione italiana di questo brano, su testi, come detto, di Devilli si chiama Intorno al camino. Uno dei temi composti per la colonna sonora da George Bruns divenne pure una canzone col testo del paroliere Dunham dal titolo Playful melody. Intorno al Camino, Crudelia De Mon e Playful Melody vennero anche incise in italiano nel 1964 da Piero Giorgetti nel disco ricavato dal film e curato dalle Edizioni Curci -Carosello. Giorgetti era all'epoca famoso per essere la voce solista del complesso di Renato Carosone.

LA VERSIONE ITALIANA

La carica dei cento e uno è stato il primo classico Disney ad essere distribuito in prima visione in Italia dalla Rank Film, in occasione del Natale 1961. E’ stato l’inizio della lunga e duratura popolarità italiana del film, rieditato ben quattro volte prima dell’uscita in video nel 1996. Tradotto da Roberto de Leonardis, è stato doppiato da quasi tutte le voci maggiori della CDC, anche per i piccoli ruoli. Cominciamo con Pongo, il simpatico dalmata protagonista, a cui ha dato la voce nell’originale Rod Taylor: la voce italiana appartiene proprio al doppiatore abituale di Taylor e cioè il grande Giuseppe Rinaldi ( lo ricordiamo nello straordinario Gli Uccelli di Hitchcock), notissima voce di Newman e Lemmon, che agli inizi della carriera di doppiatore era stato un affascinante principe nella prima edizione di Cenerentola. Rinaldi ha ricordato in un programma radiofonico il suo lavoro da....cane, affermando che, in quell’occasione “come cane ero proprio a posto”. Flaminia Jandolo ci ha regalato la sua seconda cagnetta Disney dopo Lilli con la dolce Peggy, a volte malinconica, ma irresistibile quando fa la finta scandalizzata per i comportamenti del marito. Rudy, il padrone di Pongo è stato doppiato dal celebre Gianfranco Bellini, che ricordiamo voce di tanti giovani attori degli anni ‘40 e ‘50( Sabu in Il Ladro di Bagdad, Peter Lawford in Piccole Donne, John Kerr in Tè e simpatia) e che nel 1968 avrebbe dato la voce al folle computer di 2001 Odissea nello spazio. Per Anita, proprietaria di Peggy e moglie di Rudy, simile nel disegno alla principessa Aurora, la stessa voce cioè l’affascinante Maria Pia Di Meo. Per la simpatia e la dolcezza di Nilla, Lydia Simoneschi ne ricrea perfettamente tutte le sfumature: protettiva nei confronti dei cani, rabbiosa e scostante nei confronti di Crudelia, con una particolare menzione per la scena in cui scopre il rapimento. Il punto di forza del film è però il personaggio di Crudelia, una delle più grandi cattive Disney. Animata da Marc Davis, già responsabile di Cenerentola e Malefica, è uno dei primi personaggi negativi a risultare estremamente simpatici. Tratteggiata essenzialmente come caricatura, presenta molti punti in comune con qualsiasi donna “snob”. Crudelia è prepotente, vanitosa e sprezzante : riempie la casa di Anita di fumo, spegne le sigarette nei pasticcini( come faceva Jessie Royce Landis in Caccia al ladro di Hitchcock con le uova ) e usa il tè di Anita come ceneriera. Il doppiaggio italiano si adegua alla ricchezza del personaggio con l’eccellente caratterizzazione di Rosetta Calavetta (voce di Marilyn e prima voce italiana di Biancaneve). La Calavetta sa essere sofisticata e piena di arie, oppure sarcastica e falsa, come quando telefona ad Anita rammaricandosi per il rapimento. Nella seconda parte passa poi da una furia rabbiosa ai toni disperati della sconfitta: una recitazione davvero eccellente, in parte ispirata, per i toni sofisticati al favoloso doppiaggio di due anni prima della bravissima Kay Kendall di Come sposare una figlia ( The reluctante debutante, 1959 , regia di Vincente Minnelli).Gaspare e Orazio, i due tonti scagnozzi di Crudelia, sono una coppia di caratteristi di prim’ordine e tali sono i doppiatori, rispettivamente Renato Turi (voce di Cary Grant in Intrigo Internazionale) e Vinicio Sofia, che era stato un delizioso Spugna in Peter Pan. Sei tra i quindici cuccioli di Peggy hanno un nome : Rolli, Pizzi, Pepe, Penny, Lentiggine e Lucky. Rolli, Pizzi e Lucky hanno pure una personalità ben definita: Lucky, doppiato da Roberto Chevalier (oggi Tom Cruise) è quello appassionato di TV; Pizzi, a cui presta la voce Sandro Acerbo, che sarà la più frequente voce di bambino nei film Disney del decennio, è quello più bellicoso; Rolli, doppiato da Andrea de Leonardis, figlio di Roberto e oggi apprezzato dialoghista (sue le versioni italiane di La Sirenetta e Il Re Leone) è quello sempre affamato.
I tre animali che collaborano in prima persona alla liberazione dei cuccioli sono splendidamente doppiati da Giorgio Capecchi (Colonnello, il cane pastore), Mario Pisu (Capitano, cavallo da guerra a riposo) e dal veterano dei cartoni animati Oreste Lionello nell’azzeccato ruolo del gatto Sergente Tibs. Non meno prestigiose le voci degli altri animali che compaiono nel film . Danny,il grande danese di Hampstead ha la voce di Glauco Onorato, che aveva da poco doppiato Stephen Boyd in Ben Hur, il piccolo yorkshire suo amico è Lauro Gazzolo; Lucy, l’oca curiosa è doppiata da Giuliana Maroni. Il collie che accoglie i dalmata nella vaccheria parla con i toni dolci e solenni del compianto Emilio Cigoli, forse la voce più celebre del doppiaggio italiano (Gable, Heston, Cooper, Wayne, Holden, Gabin e stupendo narratore nella Bella Addormentata). Tra le voci delle mucche si riconoscono Giovanna Scotto e Wanda Tettoni. Il labrador ultimo anello nella catena della fuga ha invece la celebre voce di Luigi Pavese. Famose anche le voci dell’annunciatore televisivo (Vittorio Kramer, classica voce dei prossimamente) e del presentatore del quiz televisivo (un untuoso Sergio Tedesco). Infine una particolare nota di merito al bravissimo Franco Bolignari, che canta le canzoni di Rudy e si produce in una memorabile esecuzione del brano Crudelia DeMon.






Inviato da: March Hare = Leprotto Bisestile il 19/4/2016, 18:02

CITAZIONE (nunval @ 4/3/2016, 12:15) *
4) CHI E’ MAI QUEL CANNIBALE DEL CAPO SQUADRIGLIA?
Stavolta era veramente difficile capire cosa cantasse Vinicio Sofia nel numero musicale The elegant Captain Hook. La registrazione era veramente scadente, ma ricorrere all’edizione originale avrebbe fugato ogni dubbio. Dunque, quando i pirati cantano che Uncino è il re dei malandrin, Spugna prosegue e, imitando il suono della sveglia del coccodrillo canta: Drin! drin! drin! Il co-coccodrillo sta giù ad aspettar che il capitano caschi in mar! ( i versi originali sono Crook-crook-crickety-crockety-crickety-crook-The croc is after Captain ------ ). Trascrivendo il verso, si è arrivati ad un inverosimile IL CAPO SQUADRIGLIA STA GIU’ AD ASPETTAR CHE IL CAPITANO CASCHI IN MAR!

Se posso contribuire a quest'elenco di bloopers, dirò che i dialoghi che De Leonardis ha scritto per Spugna sono tutti molto ricchi di giochi di parole piuttosto raffinati che con il ridoppiaggio si sono persi. Oltre a quello da te citato, c'è "di pele in maggio" (anagramma di "di male in peggio") che è diventato "di bene in maggio". Quando poi ripete alla ciurma gli ordini impartitigli da Uncino, storpia tutti i comandi ("Alzo 65" - "Calze 65"), così come urla "Tutti in coperta" sempre in maniera diversa distribuendo di volta in volta le consonanti in modo differente, ma nel ridoppiaggio non c'è nulla di tutto ciò. I suoi pseudo-francesismi, poi, o vengono francesizzati totalmente annullando l'effetto comico della sua ignoranza (Sofia leggeva "souvenir" così com'è scritto, Garinei lo dice correttamente) o vengono tradotti rendendo incomprensibili le battute ("A Parigi dicono KERKEZZ LA FÈMMEE" diventato "A Parigi dicono DONNA PORTA DANNO").

CITAZIONE (nunval @ 19/4/2016, 15:02) *
Infine una particolare nota di merito al bravissimo Franco Bolignari, che canta le canzoni di Rudy e si produce in una memorabile esecuzione del brano Crudelia DeMon.

Mi pare sia il nostro comune amico Ernesto Tomasini, anche utente di questo forum col nick "La Pillola Va Giù", che l'ha conosciuto ed in quell'occasione Franco gli ha rivelato che la voce cantante che si sostituisce a Maria Pia Di Meo nel finale cantato è ancora una volta di Tina Centi!

Inviato da: LucaDopp il 19/4/2016, 22:00

CITAZIONE (March Hare = Leprotto Bisestile @ 19/4/2016, 18:02) *
Se posso contribuire a quest'elenco di bloopers, dirò che i dialoghi che De Leonardis ha scritto per Spugna sono tutti molto ricchi di giochi di parole piuttosto raffinati che con il ridoppiaggio si sono persi. Oltre a quello da te citato, c'è "di pele in maggio" (anagramma di "di male in peggio") che è diventato "di bene in maggio". Quando poi ripete alla ciurma gli ordini impartitigli da Uncino, storpia tutti i comandi ("Alzo 65" - "Calze 65"), così come urla "Tutti in coperta" sempre in maniera diversa distribuendo di volta in volta le consonanti in modo differente, ma nel ridoppiaggio non c'è nulla di tutto ciò. I suoi pseudo-francesismi, poi, o vengono francesizzati totalmente annullando l'effetto comico della sua ignoranza (Sofia leggeva "souvenir" così com'è scritto, Garinei lo dice correttamente) o vengono tradotti rendendo incomprensibili le battute ("A Parigi dicono KERKEZZ LA FÈMMEE" diventato "A Parigi dicono DONNA PORTA DANNO").

Davvero un appiattimento desolante. E dire che bastava metterci un po' di impegno e il ridoppiaggio sarebbe potuto essere anche migliore del doppiaggio d'epoca, visto che per quanto mi riguarda casting e interpretazioni sono ottimi e gli aggiornamenti di alcuni dialoghi sono azzeccati. Veramente un peccato.

Inviato da: nunval il 26/4/2016, 19:57

LA SPADA NELLA ROCCIA

IL FILM

The sword in the stone , distribuito in Usa nel dicembre 1963, è tratto da un libro dello scrittore Terence H. White e tratta della giovinezza di re Artù, un orfanello di nome Semola educato dal mago Merlino. Il film è caratterizzato da una buona dose di irriverenza nei confronti della saga di re Artù, soprattutto per quanto riguarda la figura di Merlino, ritratto come un sempliciotto smemorato.
Questo fatto, unito alla non perfetta scelta delle voci originali ha fatto si che il film non divenisse mai molto popolare nei paesi di lingua anglosassone, dove i personaggi del ciclo di Artù sono stati sempre considerati con rispetto e riverenza. In realtà era il film ad essere in anticipo sui tempi: l’irriverenza cinematografica nei confronti di argomenti seri è oggi all’ordine del giorno e i film di Mel Brooks o John Cleese si sono spinti ben più in la del cartone Disney. Disegnato con lo stile grafico della carica dei 101 ma con un occhio ai personaggi della Bella Addormentata, La spada nella roccia è un film ben costruito, piacevole, con personaggi deliziosi anche per i piccoli ruoli e alcune sequenze di grande fascino: pensiamo alla scena in cui Merlino fa i bagagli rimpicciolendo tutto il contenuto della sua capanna o alla deliziosa sequenza in cui i piatti si lavano da soli e sir Ettore e Caio cercano invano di fermare la magia finendo nelle tinozze.
La sequenza finale in cui Semola estrae la spada dalla roccia è molto suggestiva e due scene sono assolutamente irresistibili: quella in cui Merlino offre una dimostrazione pratica del volo di un modellino d’aereo che si impiglia nella sua barba e cola a picco, provocando la celebre risata del gufo Anacleto e la classica sfida tra Merlino e la spassosa strega Maga Magò in cui le trasformazioni a vista dei due in ogni tipo di animali sono esilaranti. Per contro si deve sottolineare, come ha giustamente notato Leonard Maltin nel suo celebre volume The Disney Films, che lo sviluppo dei personaggi risente della direzione di Wolfgang Reitherman, per la prima volta unico responsabile della regia. Tutto ciò che di magico può esservi nel rapporto tra un mago come Merlino e il suo giovane protetto passa in secondo piano; anche le magie e le trasformazioni a vista sono trattate in modo molto realistico e non hanno nulla del fascino delle sequenze con le fate e la strega nella Bella Addormentata e il giovane Artù non ha mai la sensazione che la sua vita stia cambiando, come invece succede a Cenerentola nella sequenza con la fata madrina. L’accento è posto sulle caratterizzazioni comiche e tra i personaggi di secondo piano, oltre a Maga Magò, spiccano un simpaticissimo e sfortunatissimo lupo che, alla maniera del Vilcoyote dei cartoni animati della Warner, cerca senza successo di papparsi Semola e una favolosa zuccheriera, proprietà privata di Merlino, oggetto con una precisa personalità, che si fa largo tra le altre stoviglie a forza di.....cucchiaiate.
Il film si avvale inoltre di un ottimo commento musicale composto da George Bruns, già responsabile dei due classici precedenti. Le canzoni sono invece opera di una coppia di giovani musicisti già sotto contratto con Disney che avevano composto alcune canzoni per i film “dal vero” come Il cow boy col velo da sposa, Magia d’estate , I figli del capitano Grant: Richard e Robert Sherman, che l’anno successivo avrebbero vinto un Oscar con le canzoni di Mary Poppins.Le loro composizioni per Mago Merlino e company non sono diventate degli evergreen, ma sono comunque piacevoli ed orecchiabili: la classica scena d’apertura dei film Disney col libro miniato è sottolineata dal brano La spada nella roccia (The legend of the sword in the stone); Mago Merlino (Higitus Figitus) è la formula magica con cui Merlino rimpicciolisce tutti gli oggetti della sua capanna; Ciò che fa girare il mondo ( That’s what makes the world go round) viene cantata da Merlino nella scena in cui lui e Semola si tramutano in pesci e devono affrontare le fauci di un mostruoso luccio;con La cosa più inebriante ( A most befuddling thing), Merlino spiega a Semola, tramutato in scoiattolo e “ perseguitato” da una deliziosa scoiattolina i misteri dell’attrazione erotica; infine Maga Magò (Mad Madam Mim), è il buffo motivetto con cui la strega fa propaganda al terrorizzato Semola dei suoi poteri magici.

LA VERSIONE ITALIANA

La spada nella roccia, distribuito per la prima volta in Italia per il Natale 1964 a cura della Rank film, ha sempre goduto di grande popolarità presso il nostro pubblico, diversamente da quanto è accaduto in patria: il ciclo di Artù da noi non è mai stato considerato argomento sacro e le voci italiane, al contrario di quelle originali, sono eccellenti, supportate al solito dalla spassosa traduzione di Roberto de Leonardis, autore come sempre anche dei testi delle canzoni. L’ottima direzione musicale di Alberto Brandi, con la collaborazione di Pietro Carapellucci, ha fatto poi si che
gli stessi doppiatori rendessero al meglio anche le parti cantate, con notevoli effetti comici. Il prologo che racconta la leggenda della spada è cantato da Bruno Filippini, voce adattissima per un menestrello. Per la narrazione interviene invece il veterano e famosissimo Emilio Cigoli. Merlino è invece doppiato da Bruno Persa, spassoso nell’interpretazione delle canzoncine e provvisto di una sfumatura acida nella voce che restituisce al personaggio un pò di mistero e superiorità. Al contrario dell’originale, dove Semola aveva ben tre voci diverse, noi per fortuna abbiamo potuto ascoltare Massimo Giuliani che, da adulto, doppierà attori come Michael Douglas, Mel Gibson e John Belushi, che riesce perfettamente a rendere l’entusiasmo, il timore, la curiosità o lo sconforto mostrati dal suo personaggio. Il fratellastro di Semola, il tonto Caio è stato doppiato dal celebre Pino Locchi, in una caratterizzazione divertentissima (praticamente la voce è irriconoscibile) che rende ottimamente l’ottusità e il menefreghismo del personaggio. Sir Ettore ha la robusta voce di Giorgio Capecchi, che aveva doppiato il re Uberto di Sleeping Beauty, personaggio dalle caratteristiche fisiche simili. L’Oscar delle voci va però ai favolosi Lauro Gazzolo (Anacleto) e Lydia Simoneschi (Maga Magò). Si tratta di recitazioni irresistibili, che rendono giustizia alla simpatia dei personaggi e hanno contribuito non poco al successo del film. Gazzolo è scontroso, acido, prepotente, sarcastico, insomma è Anacleto, mentre la Simoneschi continua al meglio la sua serie di doppiaggi Disney : suadente, furiosa, sghignazzante, falsa; la sua Magò è tutto questo e il personaggio ne esce fuori con un risultato triplicato, rispetto alla voce originale, con una particolare menzione di merito per le parti cantate. Lydia Simoneschi regalerà ancora grandi cose alla Disney ( la Fata Smemorina della riedizione di Cenerentola, la favolosa Angela Lansbury del capolavoro Pomi d’ottone e manici di scopa) e avrà il riconoscimento del primo titolo di testa in una lunghissima carriera proprio con un cartone Disney: Robin Hood, dove interpreterà una irresistibile Lady Cocca.
La spada nella roccia è stato rieditato a cinema nel 1973 e nel 1980 ed ha poi trionfato in videocassetta ed in televisione. Tre sono state le edizioni in dvd, mentre la versione in blu ray disc è caratterizzata da un formato d'immagine e da una qualità estremamente deludenti. Straordinaria invece, per resa, definizione e colori, la versione uffciale su pellicola super 8 distribuita in Inghilterra dalla Derann Film, oggi uno dei memorabilia da collezione del film tra i più ricercati e costosi.




Inviato da: Alessio (WDSleepingBeauty) il 29/4/2016, 15:15

Si sbava dinanzi a queste perle, grande Nù wink.gif

Inviato da: Fra X il 3/5/2016, 15:41

Due dei miei classici preferiti! clapclap.gif clapclap.gif clapclap.gif Le riedizioni de "La carica dei 101" da noi sono andate tutte molto bene con la punta della stagione 85-86 dove il film arrivò addirittura in top ten! ^^ Ha fatto meglio solo la riedizione di Biancaneve per il cinquantenario!
Il duello di magia tra Maga Magò e Merlino penso sia uno dei picchi dell'animazione disneyana! ^^ E quella Crudelia assatanata nel finale!?! Oh, mamma!

CITAZIONE (Alessio (WDSleepingBeauty) @ 29/4/2016, 15:15) *
Si sbava dinanzi a queste perle, grande Nù ;)

Già! ^^

Inviato da: nunval il 4/6/2016, 1:01

MARY POPPINS

IL FILM

Uscito nel 1964, Mary Poppins è il film che può definirsi la “summa” di tutta la poetica di Disney: Tratto da una serie di racconti di Pamela Travers narra di un personaggio di fantasia, una governante capace di volare portata dal vento, che porta una buona dose di serenità in un mondo grigio e sempre uguale a se stesso, lasciando un messaggio di amore e di amicizia. L’interesse di Disney per il soggetto risale ai primi anni ‘40. La figlia stava leggendo il libro e Disney ne comprese subito la potenzialità. Pamela Travers fu però riluttante ad acconsentire alla riduzione cinematografica e si arrese solo dopo circa vent’anni a condizione che il soggetto del film venisse da lei personalmente approvato. Ci volle tutta l’abilità dialettica di Walt per convincerla ad accettare alcune modifiche apportate dagli sceneggiatori, ma alla fine il soggetto venne approntato. Richard e Robert Sherman composero quella che probabilmente resta la loro colonna sonora più mitica, ricca di canzoni memorabili e collaborarono a scegliere i migliori episodi del libro originale in perfetto accordo con Disney. Molti erano scettici sulla decisione di Walt di fare del film un vero musical nella migliore tradizione hollywoodiana, ma il produttore sapeva il fatto suo: molte sequenze dei suoi precedenti film non avevano nulla da invidiare alle migliori cose prodotte nel genere dalla MGM e fu un vero colpo di genio l’ingaggio di Marc Breaux e Dee Dee Wood come coreografi: la danza degli spazzacamini sui tetti di Londra, per citare un solo “numero”, fu straordinaria, degna del celebre balletto ideato da Stanley Donen per Sette spose per sette fratelli. Regista del film fu Robert Stevenson, che aveva già diretto per Disney film famosi come Un professore tra le nuvole e I figli del capitano Grant. Mary Poppins confermò il suo talento. La sceneggiatura venne affidata a Bill Walsh e Don Da Gradi che scrissero un copione irresistibile, con molti spunti satirici nei confronti della Londra di inizio secolo, a cui si può forse solo addebitare l’eccessiva lunghezza della scena con lo zio Albert e di quella nella banca. La Londra del 1910 venne interamente ricostruita negli studi Disney, con uno stile da libro illustrato che contribuisce a creare un atmosfera fiabesca. Gli effetti speciali che permettono a Mary Poppins di operare le sue magie, curati da Peter Ellenshaw, Eustace Lycett e Robert A. Mattey con l’apporto tecnico di Ub Iwerks, sono spettacolari e vennero premiati con un Oscar, per non parlare della splendida fotografia in technicolor di Edward Coleman e del delizioso episodio a cartoni animati affidato alla competente regia di Hamilton Luske, con una fusione perfetta di attori e cartoni. In effetti il mondo di fantasia che ci viene presentato è perfettamente credibile e ancora oggi scene come l’arrivo di Mary Poppins o la danza di Bert con i pinguini lasciano a bocca aperta. Gli attori contribuirono con il loro carisma al trionfo della pellicola, guidati da una Julie Andrews al suo debutto sullo schermo in stato di grazia . Il successo fu completato dall’attribuzione di cinque Oscar: migliore attrice (Julie Andrews), miglior musica e canzone originale ( i fratelli Sherman), miglior montaggio (Cotton Warbuton) e migliori effetti visivi. Per quanto riguarda gli attori, raramente si è visto in un film musicale un cast così simpatico, perfetto, accattivante. E’ noto che Disney pensava, per la parte di Mary Poppins a Mary Martin o Bette Davis, essendo il personaggio della Travers una donna di mezza età. Resosi però conto della qualità del lavoro musicale degli Sherman, cominciò ad orientarsi verso una cantante più giovane.
Julie Andrews era una stella di Broadway dove aveva trionfato con The boy friend e My fair lady, in cui era stata una irresistibile Elisa Doolittle. All’epoca stava recitando nel Camelot di Lerner e Loewe e Disney si recò allo spettacolo, rimanendo colpito dalla sua voce, dalla presenza scenica e dall’irresistibile modo di fischiare. Così propose subito all’attrice il ruolo di governante volante.
Julie esitò ad accettare, in primis perchè un suo provino cinematografico precedente non aveva avuto fortuna e poi perchè sapeva che la Warner Bros stava preparando la versione cinematografica di My fair lady e sperava ovviamente di parteciparvi.. Una visita agli studi Disney la convinse però del fascino del progetto e così firmò un accordo per la parte, subordinato alla clausola che avrebbe abbandonato la produzione se fosse stata chiamata dalla Warner per il ruolo di Elisa Doolittle. Jack Warner invece la ignorò e scelse una delle sue attrici preferite, Audrey Hepburn. La Andrews riversò dunque liberamente tutte le sue energie su Mary Poppins e riuscì a creare una magia che non si è ancora esaurita: in Mary troviamo tutto il suo talento di cantante, ballerina, attrice finissima, con una interpretazione che, come scrisse Christopher Finch, trova la sua chiave nella capacità di “apparire sempre a posto e perbene e tuttavia al tempo stesso di sembrare continuamente sull’orlo di una meravigliosa follia”. Momenti di grande intensità emotiva sono poi raggiunti nel numero musicale Feed the birds, in cui Mary spiega ai bambini la poesia del personaggio della venditrice di mangime per i piccioni, interpretata in un delizioso cameo da Jane Darwell, e nel finale, quando guarda commossa i bambini felici col padre. Irresistibili sono poi l’aplomb con cui affronta il signor Banks ( un bravissimo David Tomlinson) nella scena dell’assunzione o quando vince la corsa dei cavalli e inventa il famoso scioglilingua Supercalifragilistic-espiralidoso. Dick van Dyke, famoso attore televisivo, interpreta con simpatia il ruolo dello spazzacamino tuttofare Bert. Al suo personaggio tocca l’importante compito di far riavvicinare mr. Banks ai propri figli ( e viceversa) oltre a fungere da perfetto accompagnatore per Mary/Julie in alcuni travolgenti numeri musicali. David Tomlinson è perfetto nella parte dell’irreprensibile bancario che vede la propria vita sconvolta dal “ciclone Poppins”. Glynis Johns, che Disney aveva già utilizzato nei film inglesi con Richard Todd come Rob Roy e La spada e la rosa, venne scelta per lo spassoso personaggio di Mrs. Banks, una irresistibile militante suffragetta. La Johns in realtà aspirava al ruolo della protagonista ma poi si lasciò convincere anche perchè i fratelli Sherman adattarono al suo personaggio un numero musicale, Sister suffragette, in origine pensato per Julie Andrews, che avrebbe infatti all’inizio dovuto chiamarsi Practically perfect in every way (praticamente perfetta sotto ogni aspetto). Il numero riuscì benissimo e la Johns fu deliziosa nella parte. I bambini, Karen Dotrice e Matthew Garber, nella parte di Jane e Michael, avevano già interpretato il film Disney The three lives of Thomasina , uscito nel 1964 ( Le tre vite della gatta Tommasina, proiettato da noi solo in TV ). Altrettanto formidabili i caratteristi: Hermione Baddeley e Reta Shaw irresistibili domestiche di casa Banks; Elsa Lanchester nel ruolo cameo di tata Katie, la bambinaia che si licenzia all’inizio del film; Arthur Treacher nella parte dell’agente Jones; il favoloso ammiraglio Boom di Reginald Owen che la mattina sveglia il quartiere a colpi di cannone - segnale orario e infine il divertente zio Albert di Ed Wynn. Una ciliegina sulla torta è poi l’irriconoscibile Mr. Dawes senior, interpretato dallo stesso Dick van Dyke, ottimamente supportato da Arthur Malet nella parte del figlio Mr. Dawes Jr.
Le canzoni hanno poi contribuito in maniera determinante al successo del film. Il lavoro di Richard e Robert Sherman per Mary Poppins è probabilmente il loro capolavoro: 13 brani, la maggior parte dei quali sono oggi dei veri “classici”. I numeri contribuiscono alla narrazione della storia e definiscono al tempo stesso i personaggi: la signora Banks magnifica le virtù delle suffragette con Suffragette a noi ! (Sister suffragette). Le fa eco il marito con Io vivo come un re (The life I lead) elogio del suo stile di vita. Jane e Michael preparano un inserzione per cercare La tata perfetta (The perfect nanny). Mary Poppins, appena autoassunta, coinvolge i bambini nel riordino della nursery con la celebre Un poco di zucchero (A spoonful of sugar): è irresistibile il momento in cui l’immagine riflessa nello specchio funge da seconda voce e decide poi di strafare buttandosi sulle note alte provocando il disappunto di Mary. Il viaggio nel disegno di Bert, la favolosa sequenza animata del film, ci presenta la canzone Com’è bello passeggiar con Mary (Jolly Holiday) e culmina con la cebre danza dei pinguini camerieri. Quando vince la corsa dei cavalli Mary commenta la sua vittoria, come già detto con la travolgente Supercalifragilistic -espiralidoso ( Super-cali-fragilistic-ex -pi -ali-docious). Al rientro Mary canta ai bambini la famosa ninna nanna “al contrario” Stiamo svegli (Stay Awake). La sequenza dello zio Albert che galleggia per aria a causa del troppo ridere presenta la canzone Rido da morire ( I love to laugh) eseguita da Ed Wynn, Julie, Dick van Dyke e dai bambini. Julie e David Tomlinson interpretano poi L’educazione dei bambini ( A british bank), sulla stessa musica di Io vivo come un re. La sequenza successiva, forse la più bella di tutto il film, vede Mary interpretare il già citato brano Sempre, sempre, sempre (Feed the birds), certamente la canzone preferita da Disney stesso tra tutte quelle composte per i suoi film. Dopo il lavoro Walt invitava spesso i fratelli Sherman nel suo studio e gli chiedeva di suonarla per lui al piano. Si tratta in effetti di un brano struggente, interpretato magnificamente da Julie Andrews. La sequenza dei bambini alla banca vede Dick Van Dyke, nella parte di mr. Dawes Sr. eseguire Due penny in banca ( Fidelity fiduciary bank). La scena successiva vede Dick Van Dyke interpretare il brano vincitore dell’Oscar Cam caminì (Chim Chim Cheree) . Nel finale Julie si unisce a lui e gli spazzacamini li festeggiano cantando e ballando con loro Tutti insieme (Step in time), composta dagli Sherman sulla base della canzone popolare inglese Knees up Mother Brown (Su le ginocchia mamma Brown), una delle sequenze più vivaci della storia del cinema musicale. David Tomlinson riflette poi con Dick Van Dyke sulle Amarezze della vita (A man has dreams). La metamorfosi finale del signor Banks è sottolineata da L’Aquilone (Let’s go fly a kite) , cantata da Tomlinson, Glynis Johns e van Dyke e conclusa in un eccitante crescendo dal coro, mentre scorrono i titoli di coda.

LA VERSIONE ITALIANA

Mary Poppins è stato distribuito in Italia a distanza di un anno dall’uscita in patria, nell’ottobre 1965.
La distribuzione era curata dalla Rank Film e la Disney diede grande risalto pubblicitario agli Oscar vinti. Curiosamente dai manifesti sparì ogni accenno ai fratelli Sherman (in Italia i musical non hanno mai avuto molta fortuna); alla volontaria “dimenticanza” si pose rimedio nel manifesto della successiva edizione del 1976. Il doppiaggio italiano del film è al solito, perfetto. Si può anzi senza dubbio affermare che Mary Poppins è l’unico musical, con la possibile eccezione di My Fair Lady e Tutti insieme appassionatamente, in cui la traduzione delle canzoni non stona assolutamente. Anni di esercizio con le canzoni dei lungometraggi animati avevano dato i loro frutti e, al contrario dei pedestri risultati ottenuti con alcuni musical MGM, ascoltare Mary Poppins in italiano è una gioia. Come direbbe la stessa Mary, quando ci vuole ci vuole. Tradotto da Roberto de Leonardis, il film si avvale del tradizionale prezioso contributo dei doppiatori della CDC, al loro meglio.
Le canzoni sono adattate in italiano dallo stesso de Leonardis (Pertitas), con la collaborazione di Antonio Amurri, ad eccezione di Com’è bello passeggiar con Mary e Sempre, Sempre, Sempre adattati dal solo de Leonardis. La traduzione dei testi è fedele in maniera maniacale all’originale e un confronto tra le due versioni lascia sbalorditi. Con la direzione musicale di Alberto Brandi e il coro di Pietro Carapellucci ( bellissimo il doppiaggio di Step in time) tutti gli artisti hanno dato il meglio. Julie Andrews si avvale della deliziosa Maria Pia Di Meo, già voce della principessa Aurora. L’aderenza alla recitazione della Andrews è perfetta, nelle minime sfumature, come quando rimprovera la sua immagine allo specchio o quando, nella sequenza dello zio Albert si avverte il sorriso dietro l’imperturbabilità mentre dice ai bambini “tornate subito giù!”.Sua partner per le canzoni è ancora Tina Centi. La Centi è dotata di un timbro vocale molto dolce, capace di adattarsi con estrema facilità a tutte le sfumature richieste dalle canzoni doppiate. E’ trascinante in Un poco di zucchero, struggente ed intensa in Sempre, sempre sempre, dolce in Com’è bello passeggiar con Mary, travolgente in Supercalifragilistic espiralidoso , queste due cantate in coppia con Oreste Lionello, straordinario doppiatore di Dick van Dyke ancora libero dalle elucubrazioni mentali di Woody Allen. La voce di Lionello è perfetta sia come attore che come cantante ed inoltre il doppiaggio ha eliminato lo sgradevole -e poco riuscito- accento cockney sfoggiato da Dick Van Dyke, sempre criticato in patria. David Tomlinson parla -e canta!- italiano grazie a Giuseppe Rinaldi, vecchia conoscenza dei film Disney, spiritoso nella recitazione e nell’interpretazione di Io vivo come un re e viene egregiamente sostenuto da Rosetta Calavetta, doppiatrice di Glynis Johns, irresistibile nel numero Suffragette a noi. Bruno Persa doppia Ed Wynn-zio Albert mentre i bambini sono affidati ai giovanissimi Sandro Acerbo e Liliana Sorrentino. Alcuni dei nostri più grandi doppiatori recitano poi nei piccoli ruoli del film: Renata Marini doppia Elsa Lanchester -tata Katie; Lydia Simoneschi è irresistibilile nella parte della cuoca signora Brill (Reta Shaw), la cameriera Ellen (Hermione Baddeley ) è doppiata da Dhia Cristiani; l’ammiraglio Boom di Reginald Owen si avvale della spiritosa caratterizzazione di Giorgio Capecchi. I brevi ruoli della vecchietta dei piccioni -Jane Darwell , di mr Dawes, Jr e dell’agente Jones si avvalgono rispettivamente di Maria Saccenti (la Mammy di Via col vento, zia Tempy nei Racconti dello zio Tom) , Lauro Gazzolo (indimenticabile Anacleto de La spada nella roccia) e di Arturo Dominici. Per la riedizione speciale del 30° anniversario anche la versione italiana del film è stata dotata di suono Dolby Stereo e sono stati tradotti integralmente i titoli di testa e di coda. Una curiosità: in quest’ultima versione italiana, nell’elenco finale degli attori, al turno di Mr. Dawes Sr. le lettere che formano l’anagramma del nome di Dick Van Dyke vanno al loro posto e il nome dell’attore viene svelato. In precedenza questa parte dei titoli era sostituita dall’elenco dei cantanti della versione italiana. Purtroppo, nella peraltro splendida versione uscita in dvd e blu ray, nulla dei titoli italiani si è preservato.








Inviato da: March Hare = Leprotto Bisestile il 4/6/2016, 10:14

CITAZIONE (nunval @ 4/6/2016, 1:01) *
sono stati tradotti integralmente i titoli di testa e di coda

"Tradotti" è una parola grossa, ricordo che Sudicio Briccone faceva notare che "nursery" è stato reso con "asilo nido" sick.gif De Leonardis si sarà rivoltato nella tomba...

Inviato da: nunval il 10/6/2016, 23:23

IL LIBRO DELLA GIUNGLA

IL FILM
Walt Disney aveva da molto tempo in mente un lungometraggio tratto dai Libri della Giungla di Rudyard Kipling, ma la difficoltà di strutturare una trama ben precisa ne aveva sempre rimandato la realizzazione. Finalmente, quando si decise a partire col progetto, consegnò una copia del libro allo sceneggiatore Larry Clemmons, raccomandandogli : “la prima cosa che farai sarà di non leggerlo”. Infatti il film conserva dell’originale solo alcuni personaggi e una vaga idea della trama. Walt Disney partecipò alle riunioni di sceneggiatura con lo stesso entusiasmo dei tempi di Biancaneve e, nonostante non ci si trovi di fronte ad una storia molto solida, la ricchezza dei personaggi e lo splendore dei numeri musicali fanno si che la giungla di Disney non faccia assolutamente rimpiangere quella di Kipling. La semplice trama racconta la storia del cucciolo d’uomo Mowgli, allevato nella giungla dai lupi e costretto a lasciare il branco perchè oggetto dell’odio della tigre Shere Khan. Il film descrive il suo viaggio attraverso la giungla per tornare al villaggio degli uomini accompagnato dalla pantera Bagheera e gli animali che incontra, tra cui il simpatico orso Baloo, che lo adotta come figlio ( uno dei più bei personaggi Disney in assoluto), il Colonnello Hathi, che marcia attraverso la giungla con la sua pattuglia di elefanti , le scimmie, che lo rapiscono per volere del loro Re Luigi, ansioso di conoscere il segreto del fuoco , e il serpente boa Kaa. Il ragazzo alla fine sarà aiutato a sconfiggere la tigre da un quartetto di simpaticissimi avvoltoi e dallo stesso Baloo. Nel finale sarà l’incontro con una deliziosa ragazzina a convincerlo a dire arrivederci ai suoi amici e a dirigersi verso il villaggio degli uomini. Tutti i personaggi sono formidabili, dagli elefanti a Kaa, da Bagheera a Baloo ( il duetto -scontro caratteriale pantera /orso è irresistibile), ma la sequenza più memorabile per ritmo e divertimento è quella delle scimmie, in cui Baloo prende tutti in giro travestendosi da scimpanzè per distrarre Re Luigi, mentre Bagheera tenta di recuperare Mowgli. Un altra scena spettacolare è il confronto finale tra Mowgli e Shere Khan, in cui gli effetti speciali (pioggia e fuoco) sono davvero sbalorditivi. In realtà, oltre ai dialoghi spumeggianti ( per la prima volta gli animatori disegnarono i personaggi ispirandosi alle caratteristiche fisiche e vocali degli attori che davano loro la voce), gli effetti e i fondali, ripresi con la favolosa macchina a piani multipli, sono veramente eccezionali e i fiumi e le cascate della giungla sono talmente perfetti da dare l’illusione di poterli toccar con mano. Ovviamente le musiche e le canzoni furono di vitale importanza per la riuscita del progetto. Il commento musicale venne composto da George Bruns, mentre le canzoni furono composte quasi tutte da Richard e Robert Sherman, con l’importante eccezione di The bare necessities (Lo stretto indispensabile), inno ufficiale dell’orso Baloo, composta da Terry Gilkyson. Le altre canzoni sono Colonel Hathi’s March ( La marcia degli elefanti), cantata appunto dalla pattuglia di Hathi; I wanna be like you (Voglio essere come te ), biglietto di presentazione di re Luigi; Trust in me (Spera in me) composta dagli Sherman col preciso intento di sottolineare la pronuncia sibilante di Kaa; That’s what friends are for (Qui siamo noi) , cantata dagli avvoltoi per rincuorare Mowgli. La ragazzina di cui Mowgli si innamora canta My own home (Casa mia) e nel finale Bagheera e Baloo improvvisano un duetto sulle note di Lo stretto indispensabile. Davvero la colonna sonora del Libro della Giungla è una delle più belle e riuscite. Purtroppo Walt Disney, scomparso nel dicembre 1966, non riuscì a vedere completato il suo canto del cigno. La pellicola uscì negli Stati Uniti nell’ottobre 1967 e divenne subito un classico .

LA VERSIONE ITALIANA

Il libro della giungla venne distribuito per la prima volta in Italia nel dicembre 1968, a cura della DCI, (Distribuzione Cinematografica Italiana), una compagnia indipendente che distribuì da noi i film Disney nella stagione 68/69, dopo la chiusura delle agenzie Rank . Ancora oggi Roy de Leonardis e tutto lo staff della Royfilm considerano questo film come uno dei loro preferiti e senza dubbio il più divertente. Infatti l’equipe di Roberto de Leonardis , sempre impegnato in prima persona per i dialoghi e la versione italiana delle canzoni, con Pietro Carapellucci alla direzione delle canzoni (con l’apporto immenso del suo coro) e la sopraffina direzione del doppiaggio del grande Giulio Panicali, seppe superare se stessa. I doppiatori sono sempre i favolosi attori della CDC, che hanno fornito caratterizzazioni superbe, spesso superiori all’originale: infatti la stessa Disney, sempre così severa nel giudicare le edizioni straniere, ha dovuto ammettere che la versione italiana è la migliore dopo l’originale. In considerazione della qualità del lavoro svolto, Roberto de Leonardis chiese ed ottenne che per la prima volta i nomi dei doppiatori e principali collaboratori della versione italiana fossero resi noti sia nei titoli di testa italiani che sulla copertina del disco realizzato nel 1968 dalla Creazioni Walt Disney con la registrazione della colonna sonora italiana.
La prima voce che udiamo è quella di Bagheera (voce originale di Sebastian Cabot), doppiata dal bravissimo Corrado Gaipa, che aveva da poco dato la voce all’indimenticabile Spencer Tracy di Indovina chi viene a cena. I lupi che allevano Mowgli parlano grazie a Manlio Busoni (Akela) e Luciano de Ambrosis (Rama).
Mowgli invece è stato doppiato da Loris Loddi, famoso attore bambino dell’epoca (era stato il figlio della Taylor e Harrison in Cleopatra), mentre per le parti cantate la voce appartiene al bravo Luigi Palma. L’orso Baloo, a cui aveva dato la voce in originale Phil Harris ha la voce del bravissimo e compianto Pino Locchi, che ha caratterizzato il personaggio con grande ricchezza di toni, dalla spavalderia all’allegria, con un tocco di tenerezza e di rabbia, fino alla commozione nel finale. Per le canzoni Baloo si avvale invece della potente voce di Tony De Falco. La tigre Shere Khan, caratterizzata nell’originale dai toni pomposi e suadenti di George Sanders ha nella versione italiana la non meno azzeccata voce di Carlo D’Angelo, famoso attore e doppiatore, che aveva doppiato molti film per la ODI negli anni 50 (ricordiamo Robert Taylor in Quo Vadis e John Barrymore nella riedizione di Grand Hotel). Il serpente Kaa (voce originale del veterano Sterling Holloway) ha trovato la perfetta caratterizzazione nell’eccezionale Sergio Tedesco, già doppiatore del principe della Bella Addormentata, irresistibile nei suoi suadenti e perfidi sibili, mentre Luigi Pavese è stato praticamente la scelta obbligata per quel trombone del colonnello Hathi. La famiglia dell’elefante è degnamente composta dalla moglie Guendalina (un’altra irresistibile caratterizzazione della deliziosa Lydia Simoneschi, impagabile nei suoi sfottò) e dal piccolo Sandro Acerbo, il figlio di Hathi.
Re Luigi parla e canta con la buffa caratterizzazione di Lorenzo Spadoni, mentre la bella voce della ragazza indiana appartiene ad Amalia De Rita. Una piccola chicca sono poi le voci degli avvoltoi che appartengono a Carlo Romano, Bruno Persa e Oreste Lionello, davvero riuscitissime, mentre la loro canzone è affidata allo strepitoso complesso vocale del maestro Carapellucci. L’ascolto di queste magnifiche voci è davvero un piacere e il risultato è davvero tra i più alti mai raggiunti nel doppiaggio italiano. Il film è stato rieditato in Italia per ben tre volte prima dell’uscita in video (1976, 1983 e 1989) sempre con grandissimo successo.







Tra le foto che ho inserito vi prego di notare la maestosità della prima, che proviene dal blog della figlia del grande e compianto Bruno Napoli, Emanuela. Si tratta del bozzetto originale per il manifesto sei fogli orizzontale per la prima edizione del film.

Inviato da: nunval il 28/6/2016, 1:28

GLI ARISTOGATTI

IL FILM

Uscito nel dicembre 1970, The Aristocats è il primo lungometraggio animato realizzato dopo la morte di Walt Disney. Il film ottenne straordinario successo e confermò la leadership della Disney nell’intrattenimento familiare. Tratto da un racconto di Tom Mc Gowan e Tom Rowe, il film narra di una raffinata gatta, Duchessa e dei suoi tre gattini, che vengono nominati eredi universali dalla loro padrona, madame Adelaide e rischiano di essere eliminati dal perfido maggiordomo Edgar, che dovrebbe entrare in possesso dell’eredità alla loro morte. In loro aiuto interviene un simpatico gatto randagio di nome Romeo che, con l’aiuto dei suoi amici (una band di scatenati gatti randagi suonatori di jazz) riuscirà ad eliminare il perfido maggiordomo e a conquistare il cuore di Duchessa. La Parigi del 1910 è ottimamente resa con scenografie realizzate nello stesso stile della Carica dei 101, e la brillante regia di Wolfgang Reitherman, coproduttore insieme a Winston Hibler, rende Gli Aristogatti un vero classico moderno. La deliziosa sceneggiatura inserisce nella trama molti personaggi di contorno davvero divertenti: le varie digressioni non perdono mai di vista il nucleo centrale della trama: si pensi all’ episodio dei due cani Napoleone e Lafayette che assalgono Edgar: la loro carica provoca lo sbalzo del cestino dei gatti dalla motocarrozzetta. Anche i personaggi delle due maldestre oche svolgono il fondamentale ruolo di deus ex machina per il salvataggio del povero Romeo in procinto di affogare. I personaggi vennero ideati ispirandosi alle caratteristiche fisiche e vocali degli attori che prestavano loro la voce, come era già avvenuto per Il Libro della Giungla. In particolare Duchessa ha tutto lo charme europeo di Eva Gabor, mentre Romeo ( il nome completo in originale è Abraham de Lacy Giuseppe Casey Thomas O’ Malley) presenta molte delle caratteristiche di Baloo, essendo la voce quella dell’orso, cioè Phil Harris. La caratterizzazione del gatto randagio che scopre l’istinto paterno è perfetta: l’idillio tra i protagonisti è sviluppato sia in termini visivi, nei gesti e nel gioco di sguardi, sia nella sceneggiatura: Duchessa passa quasi impercettibilmente da un formale monsieur Romeo al semplice Romeo, nella scena in cui il gatto sta per annegare. Impossibile non citare, tra gli animatori del film, alcuni dei "Nine Old Men", realizzatori di scene straordinarie: Milt Kahl, Frank Thomas, Ollie Johnston, John Lounsbery, Eric Larson. Tra i realizzatori dei fondali, c'è anche Al Dempster, illustratore di tanti magnifici libri ricavati dai film Disney.
Al successo del film contribuirono anche le belle musiche di George Bruns e le deliziose canzoni. Per il tema principale The Aristocats, composto da Richard e Robert Sherman, Bill Anderson convinse il grande Maurice Chevalier ad abdicare temporaneamente al suo ritiro dalle scene per cantarlo nei titoli del film; Chevalier , tra lo stupore generale, accettò subito la proposta, come omaggio personale alla memoria di Walt Disney e la sua interpretazione,incisa sia in francese che in inglese, si rivelò una vera e propria chicca. I fratelli Sherman composero anche la deliziosa Scales and arpeggios (Concertino a quattro zampe), la lezione di musica di Minou e Bizet, e She never felt alone, affidata al personaggio di Duchessa (questa canzone è però, nel film, solamente "recitata"dalla protagonista) . La canzone che introduce il personaggio di Romeo Thomas O’Malley (Romeo Swing) è opera invece di Terry Gilkyson, già compositore de Lo stretto indispensabile, mentre Floyd Huddleston e Al Rinker sfornarono l’irresistibile Everybody wants to be a cat ( Alleluia tutti Jazzisti), con cui i gatti randagi si scatenano in onore di Duchessa e dei gattini.


LA VERSIONE ITALIANA

Distribuito in Italia per il Natale 1971 a cura della Cinema International Corporation, Gli Aristogatti divenne istantaneamente un classico e tale è rimasto nel corso degli anni con una popolarità presso il pubblico superata solo da La carica dei 101,Biancaneve e Cenerentola. Molto del merito va anche all’azzeccatissima versione italiana di Roberto de Leonardis, realizzata dalla Fono Roma e diretta da Mario Maldesi, con la collaborazione dei doppiatori della CVD, una compagnia formatasi nel 1970 da una scissione della CDC. De Leonardis tradusse al solito anche tutte le canzoni, il cui doppiaggio venne curato da Pietro Carapellucci, con la partecipazione del suo coro e della deliziosa voce di Gianna Spagnulo per le canzoni di Duchessa, a cui sarebbe toccato l’onore di doppiare l’anno successivo le canzoni di Biancaneve per la nuova edizione del film. Il doppiaggio italiano degli Aristogatti differisce leggermente nella caratterizzazione dei personaggi principali di Duchessa e Romeo. La voce originale di Duchessa, Eva Gabor è molto sofisticata ma dotata di un timbro nasale. Il personaggio acquista moltissimo con la voce di Melina Martello, sofisticata quanto basta, ma ricca di sfumature e di piccoli tocchi di dolcezza che nell’originale si avvertono meno. Piccoli capolavori di intensità emotiva sono la scena in cui Duchessa parla a Romeo del profondo rapporto che la lega a madame Adelaide e il dialogo tra i due sui tetti di Parigi al chiaro di luna. Romeo venne doppiato dal compianto Renzo Montagnani e il risultato è davvero memorabile, paragonabile a quello ottenuto 22 anni dopo da Gigi Proietti col genio di Aladdin. Oltre alla bravura e al calore umano che traspare dalla caratterizzazione dell’attore, a Roberto de Leonardis va il grande merito di aver fatto parlare il gatto con accento romanesco, il che permise a Montagnani di caratterizzare il personaggio con una serie di invenzioni verbali tipicamente dialettali del tutto assenti dalla versione originale. Pur fedelissimo al dialogo della versione inglese, il Romeo italiano resta una creatura di Montagnani e de Leonardis, mentre il Phil Harris dell’originale è effettivamente una replica “felina” di Baloo. Il topo Groviera ha la spassosa voce di Oreste Lionello, all’epoca re delle voci dei cartoons e già doppiatore per la Disney del famoso orsetto Winny Puh ( tra l’altro sia Puh che Groviera hanno la stessa voce originale, Sterling Holloway). Edgar si avvale della bravura di Renato Turi, famosa voce di Walter Matthau, già voce di Gaspare nei 101, eccezionale nel sottolineare tutte le paure e la goffaggine di un cattivo piuttosto imbranato.
Il gatto jazzista Scat Cat ha invece la voce dello straordinario Corrado Gaipa, già ascoltato nella parte di Bagheera.
I tre gattini parlano con i deliziosi toni di tre famosi baby doppiatori dell’epoca, oggi tra i maggiori del settore: Riccardo Rossi ( Matisse); Emanuela Rossi (Bizet) e la favolosa Minou di Cinzia de Carolis. Lo stesso Lionello ritorna nel divertente ruolo di Georges Hautecourt, avvocato di Madame Adelaide, doppiata dalla grande Wanda Tettoni, famosa attrice di teatro, doppiatrice di Katharine Hepburn negli anni 40 e 50, scomparsa subito dopo aver doppiato Gloria Stuart/Rose in Titanic.
I due cani che perseguitano Edgar sono doppiati, sempre in tono dialettale, da Renato Cortesi ( Lafayette) e Mario Feliciani (Napoleone). Come dimenticare poi le oche inglesi Adelina e Guendalina Bla Bla, caratterizzate in modo strepitoso da Solvejg d’Assunta ed Angiolina Quinterno (Non siamo tortore! Siamo ocheee!) I loro scambi di battute con un Romeo/Montagnani da antologia sono indimenticabili. Tra i caratteristi l’oscar della simpatia va però all’irresistibile zio Reginaldo di Gianni Bonagura ', che ha arricchito col suo talento un personaggio già di per sè delizioso: un' oca ubriaca per essersi scolata tutta la pentola del Madera in cui avrebbe dovuto essere rosolata.







Nelle scansioni un flano di una brochure Disney del 1970 , un flano del 1971 per i quotidiani e lo scatolino dell'estratto in 8mm del film che venne stampato quello stesso anno.

Inviato da: LucaDopp il 28/6/2016, 16:03

Grazie per queste chicche Nun! clapclap.gif E visto che siamo vicini al periodo in questione, volevo linkare a chi conosce l'inglese l'interessante racconto della transizione dai Nine Old Men all'arrivo di Katzenberg. Questa storia si intitola Mouse in Transition ed è stata scritta da Steve Hulett (sceneggiatore Disney in quel periodo, ha lavorato a tutti i Classici dal 1981 al 1988) e pubblicata in 19 capitoli su Cartoon Brew nel 2014-2015 e in seguito anche come libro. Il primo capitolo lo trovate http://www.cartoonbrew.com/untold-tales/mouse-in-transition-disneys-newest-hire-chapter-1-99795.html.

Inviato da: Fra X il 29/6/2016, 21:12

Assieme a RH questi due film secondo me costituiscono l'ideale trilogia scanzonata dei classici. biggrin.gif
"... e fegato d' oca annaffiato con madera".
"Fiato da leone. A questo ce l'hanno affogato nel madera".
"Orribile. Essendo inglese avrei preferito con lo cherry".

eheheh.gif Oggi un po improponibile mi sa! dry.gif tongue.gif

CITAZIONE (LucaDopp @ 28/6/2016, 16:03) *
E visto che siamo vicini al periodo in questione, volevo linkare a chi conosce l'inglese l'interessante racconto della transizione dai Nine Old Men all'arrivo di Katzenberg. Questa storia si intitola Mouse in Transition ed è stata scritta da Steve Hulett (sceneggiatore Disney in quel periodo, ha lavorato a tutti i Classici dal 1981 al 1988) e pubblicata in 19 capitoli su Cartoon Brew nel 2014-2015 e in seguito anche come libro. Il primo capitolo lo trovate http://www.cartoonbrew.com/untold-tales/mouse-in-transition-disneys-newest-hire-chapter-1-99795.html.

Si, l'ho letto. Molto interessante con anche momenti poco conosciuti.

Inviato da: nunval il 2/7/2016, 0:04

POMI D’OTTONE E MANICI DI SCOPA

IL FILM
Pomi d’ottone e manici di scopa (Bedknobs and broomsticks, 1971) è il primo grande musical prodotto dalla Disney dopo il trionfo di Mary Poppins e in esso si ritrovano tutti i pregi del film precedente, oltre ad una strabiliante serie di effetti speciali addirittura superiori. Tratto liberamente da una coppia di romanzi della scrittrice inglese Mary Norton, di cui Walt Disney aveva acquistato i diritti ancor prima di quelli di Mary Poppins, venne adattato per lo schermo dagli stessi sceneggiatori Bill Walsh e Don Da Gradi, ai quali si deve l’idea di trasferire l’ambientazione della storia originale all’epoca della seconda guerra mondiale durante l’invasione nazista dell’Inghilterra. La trama ruota attorno al personaggio di Eglantine Price, una simpatica zitella di mezza età che, suo malgrado deve accogliere in casa tre orfani sfollati da Londra. La burbera signorina segue un corso di stregoneria per corrispondenza e proprio grazie ai tre bambini e al suo professore, un simpaticissimo ciarlatano, riuscirà a recuperare nell’isola incantata di Naboombu il medaglione che reca incisa una formula magica con cui dare vita alle cose inanimate. Con la magia l’apprendista strega utilizza le armature di un vecchio museo per mettere in fuga gli invasori nazisti appena sbarcati sull’isola. La prima del film si tenne a Londra nell’ottobre 1971. La regia si deve ancora a Robert Stevenson, senza dubbio uno dei più dotati registi Disney, con all’attivo, oltre a Mary Poppins classici come I figli del Capitano Grant, Zanna Gialla e Il fantasma del pirata Barbanera, senza dimenticare un successo del calibro di Un Maggiolino tutto matto. La brillante sceneggiatura, con la competente direzione artistica di Peter Ellenshaw e i superbi effetti speciali, opera di Eustace Lycett, portarono ad un risultato davvero incantevole. Per la parte di Egalntine Price venne scelta l’impareggiabile Angela Lansbury; altre candidate erano state Lynn Redgrave, Leslie Caron e ovviamente Julie Andrews. La Lansbury si rivelò una scelta perfetta e seppe creare un’indimenticabile Eglantine, ricca di sfumature e capace di passare dal personaggio di zitella irreprensibile delle prime scene alla donna che scopre prima l’amore materno verso i piccoli orfani e poi qualcosa in più per il suo simpatico insegnante. Davvero indovinata fu poi la scelta del veterano Disney David Tomlinson per la parte del professore -ciarlatano Emelius Brown. Tomlinson è adorabile sia quando tenta i suoi maldestri giochi di prestigio, sia quando fa la corte alla sua allieva; è addirittura superbo quando è obbligato a fare da arbitro nella partita di calcio a Naboombu. Straordinari sono poi i tre bambini Ian Weighill (Charlie), Roy Snart (Paul) e Cindy o’Callaghan (Carrie). Ai protagonisti sono poi affiancati ottimi e gloriosi caratteristi tra i quali spiccano Sam Jaffe nel ruolo di un poco raccomandabile libraio, John Ericson (il colonnello nazista Heller) e Roddy Mc Dowall (l’untuoso reverendo Mr. Jelk). Nella deliziosa sezione a cartoni animati diretta da Ward Kimball troviamo i personaggi del Merluzzo, dell’orso marinaio e del formidabile Re Leone di Naboombu, sempre accompagnato dall’irreprensibile uccello segretario. Spassosissimi poi gli animali giocatori di calcio: la iena, il ghepardo, il coccodrillo dall’imbattibile palleggio, lo struzzo fifone e i portieri gorilla ed elefante, ovviamente terrorizzato dai topi. I più simpatici sono però gli avvoltoi incaricati del servizio di pronto soccorso, che sarebbero felicissimi di un incontro ravvicinato con Mr. Brown. Una delle gemme del film è la musica, affidata agli straordinari Richard e Robert Sherman, con i favolosi arrangiamenti di Irwin Kostal. Le belle coreografie sono opera di Donald McKayle. Le canzoni sono :The old home guard, una deliziosa marcia militare; L’età del non mi cucchi ( The age of not believing), in cui Angela Lansbury convince Charlie a credere in un letto che vola; Eglantine , che viene cantata da Emelius per convincere la sua allieva ad unirsi a lui nello show business; Portobello road, uno splendido numero degno di Broadway, in cui la ricerca del libro di formule magiche è l’occasione per scoprire le meraviglie del famoso mercatino; Negli abissi del mare (The beautiful briny), che viene cantata e ballata da Eglantine ed Emelius sul fondo della laguna di Naboombu. Infine, Supercallimagic -extramotus (Substitutiary Locomotion) è eseguita da Eglantine e dai suoi amici durante le “prove” dell’incantesimo. Alcune canzoni vennero tagliate dall’edizione definitiva, tra cui i brani cantati da Angela Lansbury Nobody’s problem e A step in the right direction. Il film venne girato interamente negli studi Disney in cui vennero ricostruiti alcuni straordinari scorci di Portobello Road. Le armature protagoniste della favolosa carica finale erano state precedentemente usate per i film El Cid e Camelot.
Lo sfarzo ed i talenti impiegati nella produzione fruttarono al film l’Oscar per i migliori effetti speciali 1971. Purtroppo, nonostante il buon successo, i risultati al botteghino non furono ritenuti soddisfacenti e la Disney nel 1979 tagliò sciaguratamente la pellicola di ben venti minuti, a scapito di quasi tutte le sequenze musicali. Fortunatamente, purtroppo non in Italia, le riedizioni in videocassetta hanno recuperato le parti tagliate e, nel 1996, è stata realizzata una edizione speciale del 25° anniversario chge aggiunge altri 20 minuti, precedentemente tagliati al montaggio, ai 117 originari; la prima proiezione ufficiale di questa edizione si è tenuta all’ Academy of Motion Pictures arts and Sciencies nel settembre 1996.

LA VERSIONE ITALIANA


Pomi d’ottone e manici di scopa è stato distribuito per la prima volta in Italia nell’ottobre 1972 a cura della Cinema International Corporation. Ottenne grande successo e diventò immediatamente un classico. La versione italiana, i cui dialoghi vennero tradotti al solito da Roberto de Leonardis, si avvale della direzione musicale di Pietro Carapellucci, mentre il doppiaggio vero e proprio è diretto da Giulio Panicali, il grande doppiatore che aveva già diretto la versione italiana di molti film Disney. I doppiatori sono quelli della CD, nuova denominazione della CDC dopo la scissione che aveva portato alla fondazione della CVD. Lydia Simoneschi doppia con simpatia ed entusiasmo la grande Angela Lansbury, mentre il simpatico Emelius di David Tomlinson ha la voce di Giuseppe Rinaldi, che aveva già doppiato l’attore in Mary Poppins e, nello stesso periodo fornì una prova esemplare col Marlon Brando del Padrino. Roddy McDowall ha la voce di Massimo Turci, mentre l’infido libraio di Sam Jaffe trova la perfetta controparte italiana in Bruno Persa, già voce del Mago Merlino. Lo sfortunato colonnello nazista interpretato da John Ericson ha la voce del compianto Gianni Marzocchi, ottimo cantante ed attore di teatro: era del resto una vecchia conoscenza della Disney avendo doppiato nel 1963 Nino Castelnuovo per le sue canzoni con Annette Funicello nel film TV Escapade in Florence. Due anni dopo doppierà, ancora per la Disney l’indimenticabile gallo menestrello di Robin Hood. Altri due celebri doppiatori, Franca Dominici ( la matrigna di Cenerentola) e Cesare Polacco (Gongolo nella Biancaneve del 1938) sono le voci di Tessie O’Shea (la signora Hobday) e Reginald Owen (il generale). Bravissimi poi i bambini Loris Loddi (Charlie), Riccardo Rossi(Paul) ed Emanuela Rossi (Carrie), mentre la parte a cartoni animati si avvale di uno spassoso Pino Locchi, orso marinaio balbuziente, Ferruccio Amendola (il signor merluzzo), Vittorio Sanipoli ( il Re Leone) e l’irresistibile Carlo Romano nella parte dell’uccello segretario. La voce di Angela Lansbury per le canzoni è poi quella di Gianna Spagnulo (Duchessa, Biancaneve). Purtroppo la successiva edizione italiana distribuita nel 1981 si uniformò ai tagli imposti dalla Disney nel 1979, che eliminarono quasi tutte le canzoni, mortificando il certosino lavoro della coppia de Leonardis/ Carapellucci. Le videocassette distribuite in Italia e le trasmissioni televisive sono state sempre realizzate seguendo i tagli della riedizione. Solo nel 2003, prestando ascolto alle proteste di molti appassionati, chi scrive compreso, il dvd è stato finalmente realizzato con il master di 117 minuti e, per la colonna sonora, si è utilizzata la pellicola 16 mm del film che, misteriosamente, era rimasta fedele testimonianza della lunghezza originale. Dopo anni di repliche televisive accorciate, poi, finalmente, durante le festività natalizie del 2015, la Disney ha fornito a Raimovie la stessa versione di 117 minuti presente da dieci anni su dischetto digitale e il film è stato seguito con entusiasmo da appassionati vecchi e nuovi, molti dei quali non si erano mai accorti dei tagli.










Inviato da: nunval il 14/8/2016, 12:13

ROBIN HOOD

IL FILM

Mentre Gli Aristogatti era ancora in fase di lavorazione, Ken Anderson suggerì ai responsabili della produzione Disney una nuova versione della leggenda di Robin Hood : tutti i personaggi sarebbero stati degli animali. I dirigenti si dimostrarono entusiasti e Anderson cominciò a scrivere un soggetto e a delineare la psicologia dei personaggi, le cui caratteristiche fisiche e psicologiche furono ideate, come era già successo per Il libro della Giungla, basandosi sulla caratterizzazione fornita dagli attori scelti per le voci. Non c’è dubbio che i veterani animatori Disney Milt Kahl, Frank Thomas, Ollie Johnston e John Lounsbery siano stati aiutati molto nel loro lavoro da attori quali Peter Ustinov (Il principe Giovanni, un leone magro e avido), Terry Thomas (Sir Biss, il suo viscido serpente consigliere) e l’onnipresente Phil Harris nella parte dell’orso Little John. D’altra parte la sceneggiatura di Robin Hood, opera di Larry Clemmons, e i personaggi di Anderson sono talmente simpatici che vivono benissimo di vita propria ( e infatti la versione italiana del film, ovviamente con altre voci è addirittura superiore in qualche caratterizzazione). Tra i protagonisti è doveroso ricordare oltre ai già citati, il grasso lupo Sceriffo di Nottingham, gli avvoltoi sentinella Tonto e Crucco, il tasso Frà Tac, la spassosa gallina dama di compagnia di Lady Marian , Lady Cocca, battagliera e attaccabrighe e ovviamente la coppia romantica Robin Hood ( una volpe) e Lady Marian
( la più affascinante volpacchiotta mai vista sullo schermo). Il film si avvale anche di alcuni spunti di sceneggiatura che avrebbero dovuto essere inseriti in un lungometraggio progettato da Disney fin dagli anni 30, basato sulla leggenda del famoso ladro Reynard la Volpe, una storia ambientata nel dodicesimo secolo. Walt però non riuscì a superare l’handicap di un protagonista essenzialmente negativo e il progetto cadde nel dimenticatoio. Anderson sfruttò la bravura del personaggio di Reynard nei travestimenti per il suo Robin Hood: infatti nel film vediamo la volpe farsi beffe dei cattivi travestito da zingara, da cicogna e da mendicante. Little John è una favolosa spalla comica e la scena del torneo con la mischia finale che degenera in un incontro di rugby è irresistibile. Altrettanto emozionanti la scena dell’arresto e della successiva liberazione di Frà Tac, mentre meno riuscita è la sequenza dei festeggiamenti nella foresta di Sherwood, forse perchè le animazioni del ballo di Robin e Marian furono ricalcate troppo evidentemente da analoghe scene degli Aristogatti e Biancaneve, mentre lo scatenato duetto tra Lady Cocca e Little John era ripreso dalla danza tra Re Luigi e Baloo nel Libro della Giungla. Una delle cose più riuscite del film è la bella colonna sonora che, alle musiche di George Bruns , perfette nel ricreare atmosfere medievali con l’uso di strumenti dell’epoca, unisce una serie deliziosa di canzoni. Il cantante folk Roger Miller, scelto come voce originale del gallo menestrello Cantagallo compose la deliziosa marcetta fischiettata Whistle Stop, che ascoltiamo durante i titoli di testa, la ballata Urca urca tirulero (Oo de lally), che presenta i personaggi di Robin e Little John e la struggente Non a Nottingham (Not in Nottingham) cantata dal menestrello nella prigione. Bruns compose Resterà l’amor (Love) su testo di Floyd Huddleston, interludio romantico di Robin e Marian che si guadagnò una candidatura all’Oscar, mentre il famoso compositore Johnny Mercer fu l’artefice della trascinante Il Re fasullo d’Inghilterra (The phony king of England) con cui Little John mette alla berlina il principe Giovanni.

LA VERSIONE ITALIANA

Robin Hood è uscito in Italia per il Natale 1974, distribuito dalla Cinema International Corporation. Il film è diventato subito popolare, anche grazie alla bella versione italiana, per la quale si ricostituì l’equipe che aveva realizzato il doppiaggio del Libro della giungla. Con i dialoghi di Roberto de Leonardis, autore anche, come Pertitas, dei versi delle canzoni e la direzione di Giulio Panicali, il risultato non poteva fallire e infatti non perde un colpo. I classici doppiatori della CD fecero un lavoro eccellente e, ancora una volta furono giustamente citati nei titoli di testa. Robin Hood è caratterizzato con simpatia e spavalderia da Pino Colizzi , diventato poi famoso per aver doppiato il protagonista del Gesù di Zeffirelli Robert Powell, oltre a doppiare regolarmente Michael Douglas e Jack Nicholson. Per Little John, modellato anche troppo scopertamente su Baloo, abbiamo ovviamente la stessa voce, cioè l’orso ufficiale Disney Pino Locchi, al solito buffo e spiritoso, accompagnato dalla sua controparte canora Tony De Falco, trascinante nel doppiaggio del brano Il re fasullo d’Inghilterra. Il menestrello Cantagallo è un vero trionfo di doppiaggio. La voce originale di Roger Miller, cantante country, non era certo molto adatta ad un menestrello, ma Gianni Marzocchi seppe superare se stesso. Abbiamo già parlato di questo straordinario cantante -attore a proposito di Pomi d’ottone e manici di scopa e Robin Hood rappresenta forse la sua cosa migliore soprattutto per quanto riguarda il doppiaggio della splendida canzone Non a Nottingham, che grazie a Gianni acquista una suggestione in più. Il principe Giovanni venne doppiato da Antonio Guidi, perfetto nella caratterizzazione di questo leone vanesio e arrogante. La voce originale era, come detto, di Peter Ustinov e infatti nella caratterizzazione di Guidi si ritrovano molti dei manierismi usati a suo tempo da Arnoldo Foà per il doppiaggio dello stesso attore nel Quo Vadis. Il perfido consigliere Sir Biss, forse il più simpatico serpente dello schermo, era ovviamente modellato su Kaa e quindi gli è toccata la stessa voce italiana, cioè il bravissimo Sergio Tedesco, irresistibile nei suoi sibili, o quando canticchia la canzone -burla di Little John.
La dolce Lady Marian ha trovato la perfetta caratterizzazione vocale in Micaela Carmosino, più nota come Micaela Esdra, mentre per la romantica canzone Resterà l’amor Gianna Spagnulo è addirittura superiore all’interprete originale Nancy Adams. Manlio De Angelis è uno stupendo Fra Tac, abilissimo nel rendere attraverso le sfumature vocali l’aspetto fisico del tasso. La veterana Lydia Simoneschi, al suo ennesimo lavoro Disney ha avuto finalmente il riconoscimento dei titoli di testa, dopo quasi 40 anni di carriera come doppiatrice (forse la più celebre voce femminile, da Ingrid Bergman a Katharine Hepburn, passando per Bette Davis e Joan Crawford) quale voce della scatenata Lady Cocca, doppiata con evidente entusiasmo: una caratterizzazione davvero perfetta ricca di umorismo, sentimento e ironia . Un altro veterano è il bravissimo Carlo Romano, voce del lupo sceriffo di Nottingham. Tra i piccoli ruoli si riconoscono poi la mamma coniglia di Franca Dominici e il coniglietto Saetta di Fabio Boccanera. Il film venne rieditato nella primavera del 1981, prima di fare il suo debutto in video nel 1985.







Nelle immagini, il bozzetto di Bruno Napoli per il manifesto 2 fogli e la locandina del film; la fascetta della primissima videocassetta italiana del dicembre 1985; la fascetta di un raro VideoCD anni '90.

Inviato da: nunval il 18/9/2016, 11:19

LE AVVENTURE DI WINNIE THE POOH

IL FILM

The many adventure s of Winnie the Pooh è un lungometraggio ad episodi distribuito negli Stati Uniti nel marzo 1977 che unisce tre famosi cortometraggi ispirati ai libri di A.A. Milne sulle avventure dell’orsetto di pezza Winny Puh, dei suoi amici animali abitanti il Bosco dei Cento Acri e del suo padroncino Christopher Robin. Le storie di Milne (e le illustrazioni create da Ernest H. Shepard) si adattavano perfettamente allo stile Disney. Comunque, all’epoca della lavorazione del primo dei tre episodi del film Winnie the Pooh and the honey tree (Winnie, l’orsetto ghiottone, 1967) alcuni membri dello studio trovarono il soggetto troppo infantile e troppo marcatamente “inglese” per il pubblico americano, per cui l’originario progetto di lungometraggio venne abbandonato e il film ridotto a soli 30 minuti. I timori degli addetti ai lavori si rivelarono però infondati perchè il cortometraggio, proiettato insieme alla nuova commedia Disney Quattro bassotti per un danese, ottenne grande successo e si guadagnò anche una nomination all’Oscar come miglior cortometraggio animato. Il sequel era inevitabile e così un anno dopo venne presentato Winnie the Pooh and the blustery day (Troppo vento per Winny Puh, 1968) premiato con l’Oscar. Un terzo film, Winnie the Pooh and Tigger too(Winny Puh a tu per tu, 1974) venne distribuito in italia solo in video e un quarto episodio, Winnie the Pooh and a day for Eeyore (Il compleanno di Ih-Oh) , è uscito nel 1983. Il costante successo dei personaggi ha poi convinto la Disney a proseguire la serie in televisione. Il lungometraggio in esame, come accennato, unisce i primi tre episodi con materiale nuovo di raccordo e presenta infine un finale piuttosto malinconico tratto dal libro The house at the Pooh corner, in cui Christopher e Puh si dicono arrivederci, perchè il bambino purtroppo deve cominciare a frequentare la scuola. Pooh era il nome dell’orsetto di pezza del figlio di Milne, che si chiamava proprio Christopher: le storie di Puh sono state scritte proprio per lui. Per evidenziare ancora di più questo aggancio con la realtà, i titoli di testa del film sono girati dal vero in una autentica nursery dove tra i giocattoli spiccano i pupazzi dei protagonisti del film. L’inquadratura si sposta poi sul libro di Milne che si apre e, nella classica tradizione Disney si anima davanti ai nostri occhi. La novità consiste nel fatto che il libro è praticamente vivo e i personaggi spesso saltano letteralmente da una pagina all’altra; nella seconda parte il vento fa volare via le parole dalle pagine e, nel terzo episodio il testo scritto funge da scala per il Tigro, bloccato su un albero. Molto divertente poi l’espediente di far dialogare Puh e i suoi amici a tu per tu col. narratore, che interviene spessissimo nel film.
Stavolta però la ricchezza dei personaggi e la semplicità della storia oltre all’unorismo della narrazione stessa, portano ad un effetto del tutto differente da Bongo e i tre avventurieri: le parti narrate di Winny Puh sono deliziose e reggono pienamente il confronto con i precedenti felici risultati di Musica maestro e Lo scrigno delle sette perle. I personaggi, come già accennato, sono perfetti e fedelissimi all’originale: sono tutti ovviamente dei pupazzi di pezza che vivono nella fantasia di Christopher Robin. Il protagonista Winny Puh, ossessionato dal miele; il coniglio Tappo, il cui peggiore incubo è avere Puh come ospite a pranzo; il porcellino d’india Pimpi; il pomposo gufo Uffa, che delizia continuamente i suoi ospiti con le interessantissime (per lui) storie dei suoi parenti. Tra i personaggi minori troviamo l’iroso signor De Castor, unico personaggio totalmente disneyano, buffa caricatura del classico operaio costosissimo trovato sulle pagine gialle, chiamato per un consulto sulla possibilità di liberare Puh incastrato nella tana di Tappo. Ricalcato sul castoro di Lilli e il vagabondo e affetto dallo stesso difetto di pronuncia, ricorda a tutti la sua natura di personaggio inserito ex novo nella storia col suo tormentone “non mi troverete nell’elenco telefonico!”. Abbiamo poi l’asinello pessimista Ih Oh, il canguro Cangu con il figlio Ro e il simpaticissimo Tigro, una tigre prepotente e pazzerellona il cui passatempo preferito è balzare addosso a tradimento su tutti i suoi amici, ripetendo la frase”Salve, sono il tigro!”. La musica e le canzoni occupano una parte importante nei film di Winny Puh. Il commento musicale, opera di Buddy Baker associa ad ogni personaggio uno strumento specifico, alla maniera di Pierino e il lupo e le canzoni, opera dei veterani Richard e Robert Sherman, sono tutte deliziose; Winny Puh (Winnie the Pooh) ci introduce nel bosco dei Cento Acri e ci presenta tutti i personaggi con una mappa animata del bosco, stampata sui risguardi del libro; Su e giù (Up down and touch the ground) è il motivetto cantato da Puh mentre fa ginnastica a modo suo; I crampi nel pancino (Rumbly in my tumbly) è cantata da Puh mentre si arrampica sull’albero in cerca di miele; con Sono una nuvola nera (Little black rain cloud) l’orsetto cerca di convincere le api di essere una nuvoletta nera; quando rimane incastrato nella tana di Tappo gli amici invitano Puh a riflettere con lo spiritoso coretto Bisogna pensare (Mind over matter); la seconda parte è introdotta da Puh con Troppo vento per Winny Puh (A rather blustery day); il Tigro travolge Puh con La canzone di Tigro (The wonderful thing about Tiggers); gli incubi di Puh sugli Efelanti e noddole (Heffalumps and woozles) che rubano il miele sono descritti da una sequenza irresistibile, spudoratamente ricalcata sulla scena degli elefanti rosa di Dumbo, sulle note della canzone omonima; durante l’alluvione nel bosco ascoltiamo La pioggia cadde giù giù giù (The rain rain rain came down down down); Puh e Pimpi sono festeggiati con Hip hip Puh-rrà (Hip-hip Pooh-ray).

LA VERSIONE ITALIANA

Il lungometraggio di Winny Puh è stato distribuito da noi molto in ritardo, nel novembre 1997, solo in videocassetta e , successivamente, in dvd. In precedenza erano stati distribuiti nei cinema solo i primi due cortometraggi Winnie orsetto ghiottone nel 1967 e Troppo vento per Winny Puh nel 1969, splendidamente tradotti da Roberto de Leonardis sia per i dialoghi che per le canzoni; il terzo cortometraggio, Winnie the Pooh and Tigger too era uscito in video col titolo Winny Puh a tu per tu. Le voci dei primi due erano le classiche dei doppiatori della CDC. Winny Puh trovò la voce ideale in Oreste Lionello, perfettamente a suo agio con le incertezze e i dubbi del nostro orsetto; il grande Luigi Pavese si divertì a caratterizzare Ih Oh; Lauro Gazzolo rese in modo irresistibile l’impazienza e la rassegnata disperazione di Tappo; la pomposità di Uffa venne affidata nel primo film a Giorgio Capecchi, mentre nel secondo episodio passò allo straordinario Corrado Gaipa, indimenticabile Bagheera del Libro della Giungla; in quest'ultimo episodio è pure travolgente la prestazione di Renato Cortesi nell'indimenticabile ruolo di Tigro. Sandro Acerbo era la voce ideale per Christopher Robin mentre il narratore (nell’originale Sebastian Cabot) era Giuseppe Rinaldi, veterano Disney e già narratore del film-documentario Perri. Da notare il cameo di Rosetta Calavetta nel ruolo di Cangu. A tali gioielli vocali si aggiunsero la splendida direzione musicale di Pietro Carapellucci per le canzoni con la partecipazione del suo complesso vocale e della dolcissima ed inconfondibile voce solista di Maria Cristina Brancucci. Ricordiamo che Rinaldi fece da narratore anche nel bel disco tratto da Winnie orsetto ghiottone inciso dalla Disneyland nel 1967 e intitolato semplicemente Winny Puh; la registrazione presentava anche brani di dialogo inediti e una versione ninna nanna della canzone Bisogna pensare affidata alla voce della Brancucci nel ruolo di Cangu. La necessità di dover disporre di voci identiche per tutte le parti del film ha costretto la Royfilm a ridoppiare per intero la versione italiana, utilizzando sempre la traduzione di Roberto de Leonardis, con la collaborazione della SEFIT-CDC e la direzione di Renzo Stacchi. Marco Bresciani è degno successore di Lionello nella parte di Puh; Gil Baroni è uno spassoso Tigro; Ih- Oh si avvale della voce di Paolo Buglioni , mentre Pimpi è doppiato da Fabrizio Vidale, vecchia conoscenza dei cartoon Disney (Toby cucciolo in Red e Toby). Valerio Ruggeri succede a Lauro Gazzolo nella parte di Tappo, mentre Lorenzo de Angelis presta la sua voce a Christopher Robin; Massimo Corvo ,uno dei maggiori doppiatori Disney di oggi (la Bestia, Jafar) è bravissimo nella parte di Uffa, mentre Aurora Cancian, di cui riparleremo per Red e Toby è una Cangu ideale. Massimo Lodolo ripete per De Castor la sua caratterizzazione del castoro nel ridoppiaggio di Lilli e il Vagabondo, mentre Elena Perino doppia Ro. Altrettanto prestigiosa la voce del narratore, affidata a Michele Kalamera (voce attuale di Clint Eastwood). Nel complesso si tratta di un doppiaggio riuscito, anche se le voci degli anni ‘60 avevano qualcosa di irripetibile. E’ discutibile però la decisione della Disney di mantenere nel titolo il nome originale dell’orso Winnie the Pooh, al posto del nostro classico Winny Puh (tra l’altro Kalamera continua da usare il nome italianizzato), come pure la scelta di lasciare a Cangu il nome inglese Kanga: così facendo si perde completamente il gioco di parole tra i nomi di madre e figlio (Cangu e Ro formano canguro, così come Kanga e Roo Kangaroo, canguro appunto) perfettamente reso da de Leonardis. Inoltre ci sono un paio di errori di trascrizione del copione nel dialogo tra de Castor e Uffa: nella prima edizione italiana quando il castoro osservando l’orso incastrato dice che bisogna toglierlo di mezzo perchè “sta sabotando l’operazione”Uffa gli risponde “Fanfaluche! E’ lui l’operazione!” Ora invece fanfaluche è diventato un inspiegabile “fanfarone!”. Inoltre de Castor precisava che lui lavora solo per contanti: nel nuovo doppiaggio i contanti sono diventati un contratto. Infine è doveroso menzionare la bella direzione musicale di Ermavilo, degno successore del maestro Carapellucci nel rendere le minime sfumature delle canzoni dei fratelli Sherman.
Nelle immagini alcuni rari memorabilia: il filmino super 8 del 1969 e due versioni delle buste con i diorama View Master: il libretto europeo anni '70 e la busta USA dello stesso periodo.






Inviato da: March Hare = Leprotto Bisestile il 18/9/2016, 16:04

CITAZIONE (nunval @ 18/9/2016, 11:19) *
Inoltre ci sono un paio di errori di trascrizione del copione nel dialogo tra de Castor e Uffa

Gli errori sono in realtà molti di più, quasi tutti nelle canzoni, ma qualcuno anche nei dialoghi ("Tieni!" invece di "Fiori!", ad esempio). Uno tristissimo è "Si sa che una nuvola vera non ama il miele neppure un po'" che è diventato "Si sa che una nuvola nera": lì Puh vuole convincere le api di non essere un orsetto, ma una vera e propria nuvola che mai le andrebbe a seccare per papparsi il miele, quindi assicura loro d'essere un'autentica nuvola... I pezzi che non riuscivano a capire, poi, o li hanno ricantati farfugliando parole inesistenti (al posto dell'originale "Or vedremo se il digiuno il miracol compirà" non si capisce che cosa dicono adesso) oppure modificando radicalmente i versi con espressioni fuori rima, fuori ritmo e bambinesche ("Sono veramente degli eroi", traduzione praticamente letterale di "Truly they're the heroes of the day" ed in rima col successivo "Qui tra noi", diventa... "Per loro una gran festa si farà"!!!). Meglio poi stendere un velo pietoso su Kalamera che dice "elefanti e noddole" anziché "efelanti e noddole" dry.gif
Colgo l'occasione per salutare Sudicio Briccone con cui tempo fa discussi di questi errori facendogliene notare alcuni ed imparandone al contempo altri da lui.

CITAZIONE (nunval @ 18/9/2016, 11:19) *
Infine è doveroso menzionare la bella direzione musicale di Ermavilo, degno successore del maestro Carapellucci nel rendere le minime sfumature delle canzoni dei fratelli Sherman.

Non sono d'accordo, c'è una bella differenza tra la maestria della direzione di Carapellucci ed il rifacimento curato da Ermavilo. È difficile descriverlo per iscritto, ma il ritmo precisissimo dei due doppiaggi d'epoca è stato fortemente personalizzato da Ermavilo in pezzi come "Val molto più dell'oro, il miele per loro" in cui il finale d'ogni verso (dell'oro, miele, loro) era cantato in maniera assai veloce, mentre nella nuova versione sentiamo "Val molto più dell'oooro, il mieeele per loooro". Ripeto, non mi riesce facile spiegarlo bene per iscritto.

P.S.: vedo che non hai detto niente della voce d'epoca di Pimpi che apparteneva all'eccezionale Isa Di Marzio e nel canto ad Ernesto Brancucci, un'accoppiata ridicola che per fortuna si salva grazie al fatto che Ernesto canta solo quattro parole ("Ed anche di me!") sebbene col consueto accentaccio finto inglese che usava all'epoca.

Inviato da: chipko il 18/9/2016, 16:55

CITAZIONE (March Hare = Leprotto Bisestile @ 18/9/2016, 16:04) *
P.S.: vedo che non hai detto niente della voce d'epoca di Pimpi che apparteneva all'eccezionale Isa Di Marzio

Pensa che quando io ho sentito la voce per la prima volta ho pensato subito a "zampetto d'agnello" nella serie "la tata".
È lei?
http://www.dailymotion.com/video/x2blynd_la-tata-2x20-zampetta-d-agnello-e-servita_tv il video, la voce la trovi al min 7:40

Inviato da: March Hare = Leprotto Bisestile il 19/9/2016, 16:32

CITAZIONE (chipko @ 18/9/2016, 16:55) *
Pensa che quando io ho sentito la voce per la prima volta ho pensato subito a "zampetto d'agnello" nella serie "la tata".
È lei?

Assolutamente sì! In doppiaggi classici del periodo di Winny Puh la trovi come voce del pappagallo ne Il favoloso dottor Dolittle. Mi pare sia sempre lei, stavolta del tutto inascoltabile, che si sostituisce a Flaminia Jandolo nel canto de Il più felice dei miliardari.

Inviato da: nunval il 22/9/2016, 15:39

Vero, non ho citato Isa di Marzio ( queste schede sono state scritte circa 16 anni fa), grazie per l'aggiunta.

Inviato da: naruto97 il 25/9/2016, 17:36

Forse sono uno dei pochi della mia generazione ad essere cresciuto, anche se parzialmente, col primo doppiaggio di Winnie the Pooh (o Winny Puh). Infatti da piccolo comprai con mio papà in videoteca una videocassetta, contenendo unao degli episodi del film col doppiaggio storico. Ovviamente la cassetta sarebbe stata in realtà destinata al noleggio, ma in quella videoteca (come in molte altre) le vendevano comunque. Da piccolo preferivo molto di più il primo doppiaggio, che ascoltavo nella vhs che noleggiavo spesso in biblioteca (cassetta che mi ha anche rovinato un videoregistratore! dry.gif ), ma comunque ero molto affascinato dal doppiaggio storico e mi piaceva ascoltarlo spesso. In effetti, ero un buon intenditore eheheh.gif La mia passata preferenza per le voci moderne (usate dalla fine degli anni 80 per la serie e poi per il film) forse è dovuta al fatto che semplicemente a quelle voci ero più abituato dato che, oltre che nel Classico, le sentivo anche nella serie TV, nel film "T come Tigro" e nel film "Alla ricerca di Christopher Robin".

Inviato da: Fra X il 20/10/2016, 19:38

PD'OEMDS è davvero ancora oggi divertente! La coppia Lansbury-Tomlinson fa faville e anche i ragazzi sono simpatici! Contiene però anche elementi misteriosi come la ricerca del libro di Astarot e la mitica parte finale! Come dimenticare poi la mitica partita di calcio?!? laugh.gif
Qualche anno fa l'ho fatto vedere ai miei cuginetti ed è piaciuto molto anche a loro! biggrin.gif
Grazie a questo forum ho scoperto la magagna dell'edizione italiana dagli anni 80 in poi! post-6-1111346575.gif Mi ero sempre chiesto perché miss Price trasformasse il prof Brown in coniglio in casa! blink.gif tongue.gif
RH è quel tipo di film "bistrattato" a causa come già detto del suo "riciclare" e dell'essere un po' troppo scanzonato e ironico, anche se nella parte finale dell'incendio è molto teso! Lo sceriffo in pigiama che con il suo ghigno mette alle strette Robin mi faceva e fa veramente inquietare! Così come mette "tristezza" la scena dei cittadini messi in galera perché non potevano più pagare le sempre più esose tasse!
Tecnicamente non eccelso, gode come scritto nell'articolo di personaggi davvero ben caratterizzati e di situazioni divertenti! Anche se non mancano, come detto, un paio di momento davvero seriosi.
Si conclude secondo me con questa pellicola un'ideale "trilogia" "leggera"! happy.gif All'epoca sbaglio o il cinema d'animazione di questo tipo non era usuale? Pensare che invece da Shrek in poi la fa alquanto da padrone! °_O
Ah, però! Non sapevo della VHS dell'85! Pensavo che la prima fosse quella dell' 89!

CITAZIONE (nunval @ 2/7/2016, 0:04) *
di uno spassoso Pino Locchi, orso marinaio balbuziente,

CITAZIONE (nunval @ 14/8/2016, 12:13) *
Per Little John, modellato anche troppo scopertamente su Baloo, abbiamo ovviamente la stessa voce, cioè l’orso ufficiale Disney Pino Locchi, al solito buffo e spiritoso,

In quel periodo si era specializzato in orsi! biggrin.gif

CITAZIONE (nunval @ 14/8/2016, 12:13) *
da Pino Colizzi , diventato poi famoso per aver doppiato il protagonista del Gesù di Zeffirelli Robert Powell, oltre a doppiare regolarmente Michael Douglas e Jack Nicholson.

Doppiatore simbolo del periodo come Emilio Cigoli prima e Luca Ward poi! yes.gif Si attende ancora un loro erede!

CITAZIONE (nunval @ 18/9/2016, 11:19) *
Inoltre ci sono un paio di errori di trascrizione del copione nel dialogo tra de Castor e Uffa: nella prima edizione italiana quando il castoro osservando l’orso incastrato dice che bisogna toglierlo di mezzo perchè “sta sabotando l’operazione”Uffa gli risponde “Fanfaluche! E’ lui l’operazione!” Ora invece fanfaluche è diventato un inspiegabile “fanfarone!”. Inoltre de Castor precisava che lui lavora solo per contanti: nel nuovo doppiaggio i contanti sono diventati un contratto.

Anche qui!?! ph34r.gif

CITAZIONE (naruto97 @ 25/9/2016, 17:36) *
Ovviamente la cassetta sarebbe stata in realtà destinata al noleggio, ma in quella videoteca (come in molte altre) le vendevano comunque.

Sì, curiosa pratica. Io nella suddetta versione presi "Dick Tracy"! biggrin.gif

Inviato da: March Hare = Leprotto Bisestile il 26/10/2016, 9:49

CITAZIONE (Fra X @ 20/10/2016, 19:38) *
Mi ero sempre chiesto perché miss Price trasformasse il prof Brown in coniglio in casa! blink.gif tongue.gif

Secondo me aveva una sua logica anche nella versione ridotta: vediamo il sig. Browne importunare Miss Price mostrandole il cartellone pubblicitario de "Il magnifico Emelius", lei si rifiuta di seguirlo nei suoi sciocchi sogni, ma lui insiste dicendole "Mi ascolti, potremmo metterci d'accordo"; da lì è facile immaginare che il professore abbia ancora insistito finché Eglantine non ha retto più e l'ha trasformato in coniglio. Sul piano della trama, secondo me, nell'edizione ridotta funzionava tutto (ha poca importanza anche che Paul ritrovi le parole magiche sul suo libro, visto che veniva eliminata anche la scena in cui la stella si dematerializza nel mondo reale), il problema è sempre lo stesso: un film non si segue per quel che racconta, ma per COME lo racconta, quindi le scene in più (a differenza della versione extra lunga) non erano superflue ma servivano a narrare la vicenda nei giusti tempi, con le giuste trovate, con le opportune canzoni e così via.

CITAZIONE
In quel periodo si era specializzato in orsi! biggrin.gif

La fissità di ruoli nel doppiaggio è uno dei marchi di fabbrica delle direzioni di Giulio Panicali, che non saprei se definire positivamente (è un magnifico retaggio del teatro dove i doppiatori classici s'erano formati) o meno: a teatro credo che in un anno s'allestissero al massimo quattro spettacoli che duravano mesi ognuno, mentre invece di doppiaggi Panicali ne dirigeva centinaia all'anno, quindi far fare di continuo tutti i vecchi grassoni al grandissimo Capecchi, tutti i vecchi magri al mitico Persa, tutte le vecchie alla Simoneschi, tutti gli orsi a Locchi e così via poteva risultare un po' stancante. Le voci che sceglieva erano le migliori in assoluto, ma il fatto che personalmente io, quando guardo un film doppiato sotto la sua direzione, indovini che voce avrà un certo personaggio prima di sentirlo parlare (a volte persino solo dalla descrizione che ne danno gli altri personaggi!) forse non è un fatto del tutto positivo.

Inviato da: Arancina22 il 26/10/2016, 10:58

Riguardo a La Carica Dei 101, sono sicura che non sono solo quelli menzionati i nomi dei cuccioli conosciuti tra i 'famosi 15'. Ricordo bene che c'è almeno un altro cucciolo di cui sappiamo il nome, una femminuccia, tale Belle (dovrebbe essere quella che dice nella scena della TV "Oddio, ha ucciso il povero Fulmine!").

Inviato da: Fra X il 26/10/2016, 17:32

CITAZIONE (March Hare = Leprotto Bisestile @ 26/10/2016, 9:49) *
La fissità di ruoli nel doppiaggio è uno dei marchi di fabbrica delle direzioni di Giulio Panicali

Ah, però!

CITAZIONE (March Hare = Leprotto Bisestile @ 26/10/2016, 9:49) *
che non saprei se definire positivamente (è un magnifico retaggio del teatro dove i doppiatori classici s'erano formati) o meno: a teatro credo che in un anno s'allestissero al massimo quattro spettacoli che duravano mesi ognuno, mentre invece di doppiaggi Panicali ne dirigeva centinaia all'anno, quindi far fare di continuo tutti i vecchi grassoni al grandissimo Capecchi, tutti i vecchi magri al mitico Persa, tutte le vecchie alla Simoneschi, tutti gli orsi a Locchi e così via poteva risultare un po' stancante. Le voci che sceglieva erano le migliori in assoluto, ma il fatto che personalmente io, quando guardo un film doppiato sotto la sua direzione, indovini che voce avrà un certo personaggio prima di sentirlo parlare (a volte persino solo dalla descrizione che ne danno gli altri personaggi!) forse non è un fatto del tutto positivo.

Non posso che quotare!

Inviato da: nunval il 29/10/2016, 17:00

LE AVVENTURE DI BIANCA E BERNIE

IL FILM

The Rescuers (letteralmente "I soccorritori", in Italia Le avventure di Bianca e Bernie, 1977) è un film delizioso, senza eccessive pretese, tratto da due celebri libri per l’infanzia della scrittrice Margery Sharp e narra le avventure di una simpatica coppia di topini, un usciere e una dama raffinata, membri della Società Internazionale di Salvataggio (una specie di ONU dei topi) incaricati di liberare un orfanella, Penny, dalle grinfie della diabolica Madame Medusa, che vuole servirsene per recuperare un favoloso diamante nascosto in una caverna sotterranea. La trama è avvincente e ottimamente sfruttata da abili sceneggiatori quali Larry Clemmons e Ken Anderson, già responsabili dei grandi successi degli Aristogatti e Robin Hood. Inoltre The Rescuers è caratterizzato da alcuni dei migliori personaggi creati in casa Disney negli anni ‘70, per una volta completamente autonomi dagli attori che prestano loro la voce, con la possibile eccezione di Bianca, in cui si ritrova tutto lo charme e il calore di Eva Gabor, sua voce originale. L’orfanella Penny è credibile e tenera e il suo profondo rapporto con il gatto dell’orfanotrofio Rufus è splendidamente sottolineato dal dialogo. Bianca è una topolina splendida e raffinata e la ruspante semplicità del suo compagno Bernie, timido innamorato si accorda perfettamente col suo fascino. Medusa è poi quasi una cugina di Crudelia: mentre costei era però chiaramente una signora della buona società londinese, Medusa, nonostante tutte le sue arie rimane sempre e solo una misera proprietaria di un banco di pegni. Snoops è il suo fedele scagnozzo e compagno di malefatte: il personaggio venne ricalcato sulle caratteristiche fisiche del critico cinematografico John Culhane e le scene tra lui e Medusa sono molto simili a quelle tra Crudelia e Gaspare e Orazio. I due coccodrilli di Medusa, Nerone e Bruto sono cugini del coccodrillo di Peter Pan e quasi altrettanto simpatici: la scena in cui suonano goffamente l’organo del battello di Medusa per stanare i topolini è irresistibile. Molto riusciti anche gli altri animali caratteristi: il favoloso albatross Orville, titolare delle linee aeree omonime, che trasporta in un volo mozzafiato Bianca e un terrorizzato Bernie alla Palude del Diavolo dove Medusa tiene prigioniera Penny; la simpaticissima libellula Evinrude, che funge da motore fuoribordo per la sua barchetta a foglia e infine tutti gli animali che popolano la palude tra cui spiccano i simpatici topi Luke, sempre semiubriaco e sua moglie Ellie Mae, perennemente armata di matterello. Le scene con Orville e Evinrude sono davvero deliziose, come pure la sequenza in cui Penny viene calata nella caverna e rischia di finir sommersa dall’acqua, davvero emozionante. Da antologia poi la scena iniziale con tutti i topi soci della SIS che escono fuori dalle borse dei delegati dell’ONU della loro stessa nazionalità: un modo estremamente efficace di suggerire il parallelo tra le società degli uomini e dei topi. Forse, l'unico neo del film sono le musiche, sinceramente non molto memorabili: ascoltiamo Chi mi salverà (The Journey), invocazione d’aiuto di Penny; SIS SpA (Rescue Aid Society), inno ufficiale della Società Internazionale di Salvataggio; Domani è un altro giorno (Tomorrow is another day), tutte composte da Carol Connors e Ayn Robbins, mentre la musica di C’è chi veglia su di te (Someone is waiting for you ) venne composta dal veterano di canzoni Disney Sammy Fain, su testi di Connors e Robbins. Tutti i brani sono eseguiti, ad eccezione di SIS SpA, fuori campo e fungono da semplice commento alle scene, risultando dunque ancor meno coinvolgenti.

LA VERSIONE ITALIANA

Le avventure di Bianca e Bernie è stato distribuito in Italia per la prima volta nel dicembre 1977, a soli sei mesi dall’uscita in patria. Si tratta del terzo lungometraggio, dopo Gli Aristogatti e Biancaneve , la cui versione italiana venne affidata ai doppiatori della CVD, tutti ottimi attori, tra cui molti provenienti dal teatro. La versione italiana di dialoghi e canzoni è al solito opera di Roberto de Leonardis, mentre il doppiaggio delle canzoni venne curato da Pietro Carapellucci che si avvalse ancora una volta della deliziosa, dolcissima Gianna Spagnulo come voce solista. Il doppiaggio venne diretto da Mario Maldesi con risultati eccellenti. In effetti le voci sono perfette: i timori e le superstizioni di Bernie trovano la perfetta caratterizzazione in Marcello Tusco, mentre Melina Martello, già Duchessa e Biancaneve, ha saputo creare una Miss Bianca entusiasmante, raffinata, piena di calore ed entusiasmo. Madame Medusa è stata perfettamente caratterizzata in italiano dalla bravissima Ada Maria Serra Zanetti, piena di furia e all’occorrenza di falsa tenerezza nei confronti di Penny: ricordiamo che l’attrice quello stesso anno fu protagonista dello splendido doppiaggio “moderno” di Via col vento, eguagliando, se non superando, la pur impeccabile caratterizzazione di Rossella fornita da Lydia Simoneschi ventisette anni prima( purtroppo questo doppiaggio, nonostante il grande successo di pubblico della riedizione con il quale venne utilizzato, è stato presto abbandonato a favore del vecchio). Snoops si avvale della buffa caratterizzazione di Gianni Bonagura, mentre una spassosa Liù Bosisio è la voce della topina Ellie Mae. Il veterano dei cartoons Franco Latini (Paperino, Daffy, Silvestro) ricrea lo spassoso topo Luke, mentre il gatto Rufus è appannaggio di Roberto Bertea. Una caratterizzazione da Oscar è poi quella del bravissimo e irresistibile Silvio Spaccesi nella parte dell’albatross Orville, spaccone, galante e irascibile: un personaggio indimenticabile a cui la voce di Spaccesi dà una marcia in più. Infine da notare il delizioso cameo del compianto Alberto Lionello nella parte del presidente della Società di Salvataggio.

Nelle immagini i manifesti di tutte le uscite italiane del film, 1977, 1984 e 1990


Inviato da: brigo il 29/10/2016, 17:34

Grazie per la scheda Nun, come sempre!
Ma a questo film sono estremamente legato, trattandosi di una delle prime pellicole che vidi in assoluto al cinema (insieme a Lilli e il vagabondo e a La sirenetta). Per non parlare di quanto bramai la prima edizione in vhs di questo lungometraggio, che fortunatamente i miei mi regalarono da bambino, e da me contemplata e venerata quasi come un idolo sacro. A tal proposito, il fatto che io riuscii a vedere questo Bianca & Bernie al cinema, mi fa pensare ad un'edizione per le sale più o meno degli anni fra '87 e '90 (perché fu prima de La sirenetta, lo ricordo bene).
Qualcuno sa se la locandina dell'84 postata da Nunziante è la stessa che fu riproposta per la proiezione fine anni '80 (quindi quella a cui io presi parte)??

Inviato da: nunval il 30/10/2016, 16:14

Ho modificato il post inserendo anche l'immagine del manifesto del 1990, la riedizione che dovresti aver visto tu.

Inviato da: brigo il 30/10/2016, 18:50

CITAZIONE (nunval @ 30/10/2016, 15:14) *
Ho modificato il post inserendo anche l'immagine del manifesto del 1990, la riedizione che dovresti aver visto tu.

Allora sarà stata quella, anche se non ricordo di aver visto con l'occasione "Pippo e il safari". thumb_yello.gif

Inviato da: Fra X il 7/11/2016, 16:25

Spesso Taron viene citato come debutto nei toni dark dei WDAS. A parte che c'era già stato l'episodio finale di "Fantasia", ma se c'è una pellicola che ho sempre trovato in toto o quasi "oscura" è proprio LADBEB! biggrin.gif Poi saranno le atmosfere plumbee, ma mette sempre un pochino di malinconia! happy.gif Dopo la trilogia scanzonata, il film dei due topini riprende una formula un po più seriosa, anche se non mancano come sempre ironia e umorismo.
La scena nella grotta con l'occhio del diavolo che brilla... mamma mia!
Oggi il topo che beve liquore fatto in casa probabilmente non lo proporrebbero! dry.gif
Molto azzeccate secondo me le canzoni fuoricampo. L'essere cantate dai personaggi probabilmente avrebbe spezzato troppo il ritmo secondo me, a meno di non concepire il film in altro modo.
Non so dove e quando sia nato il luogo comune che vuole i classici Disney perlopiù zuccherosi. Basterebbe a chi dice questo far vedere Bianca e Bernie! happy.gif

Inviato da: nunval il 21/11/2016, 17:25

RED E TOBY nemiciamici

IL FILM

Red e Toby nemiciamici (The fox and the hound, 1981) è un film che in qualche modo segna la fine di un’epoca per la Walt Disney . La produzione cominciò nella primavera del 1977 ma la pellicola non venne distribuita che nel luglio 1981; i ritardi furono dovuti in parte all’abbandono dello studio da parte di un gruppo di giovani animatori desiderosi di mettersi in proprio e riproporre un tipo di disegno animato più vicino a quello dell’epoca d’oro di Walt: il gruppo era capeggiato da Don Bluth, Gary Goldman e John Pomeroy. Il film fu anche l’ultimo a cui parteciparono come direttori dell’animazione Frank Thomas e Ollie Johnston, leggendari collaboratori di tutti i classici e l’ultimo coprodotto da Wolfgang Reitherman (insieme ad Art Stevens). Inoltre fu l’ultima volta che nei titoli di testa di un lungometraggio animato comparve il famoso marchio di fabbrica “Walt Disney Productions presenta” che nel 1983 sarà sostituito da un più anonimo “Walt Disney Pictures”. Il soggetto, tratto da un libro di Daniel P. Mannix era ideale per Disney e, in un certo senso, presentava molti punti in comune con la situazione di incertezza dell’epoca allo studio. L’ambientazione è nell’America rurale degli anni ‘20. Red è un cucciolo di volpe allevato dalla dolce vedova Tweed e fa amicizia con Toby, un cucciolo di cane da caccia ultimo arrivato in casa del vicino Amos. Quando Toby cresce, il padrone lo addestra a cacciare selvaggina e Toby diventa sua preda naturale. Quando però la volpe salverà il cane e il cacciatore dall’assalto di un feroce orso, l’amicizia trionferà sull’istinto. La magia della vera amicizia è il tema portante di questa deliziosa e delicata pellicola, degna del migliore Disney, che in molti passaggi richiama le atmosfere e le emozioni di Bambi. Le parti iniziali con Red e Toby cuccioli sono coinvolgenti e commoventi. Quando Toby parte per la sua prima battuta di caccia e Red dichiara a Gran Mà, la civetta sua amica che comunque loro saranno amici per sempre(Gran Mà risponde: -tesoro, sempre è tanto, tanto tempo e il tempo tende sempre a cambiare le cose), l’atmosfera della scena è di una struggente malinconia. Gli stessi fondi scenici e le ambientazioni del film sono pervasi da colori bruni e saturi, tipicamente autunnali e richiamano immediatamente il tema del distacco e della nostalgia. Le scene con i protagonisti ormai adulti sono ricche di tensione e l’espressione di puro odio con cui i due animali si fronteggiano al primo scontro è impressionante. Deliziosi sono poi tutti i caratteristi del film, tra cui spiccano la favolosa civetta Gran Mà e la coppia di uccelli Cippi (un fringuello) e Sbuccia (un picchio), sempre a caccia del bruco Ugo. Le musiche del film, opera del veterano Disney Buddy Baker, sono deliziose composizioni in puro stile “country”, come le canzoni, che si avvalgono degli ottimi arrangiamenti di Walter Sheets. La versione originale può contare sull’ottima interpretazione delle canzoni da parte della grande cantante Pearl Bailey, che ha saputo creare dei pezzi di sapore “jazz” coinvolgenti e originali. I numeri musicali sono Amici per la pelle (Best of friends), composta da Richard O.Johnston, figlio dell’animatore Ollie Johnston su testi di Stan Field, cantato da Gran Mà che commenta l’amicizia di Red e Toby; Impreparazione (Lack of education), in cui Gran Mà, Cippi e Sbuccia mettono in guardia Red dai cacciatori, Notte di luna (A huntin’man), cantata da Amos Slade durante la battuta di caccia, e Sii naturale (Appreciate the lady), lezione di corteggiamento per Red tenuta da Gran Mà, tutte composte da Jim Stafford, mentre Richard Rich, coregista del film assieme a Ted Berman e Art Stevens, ha firmato la melodia di E’ triste dirsi addio, su versi di Jeffrey Patch, che commenta la struggente sequenza in cui la vedova Tweed si vede costretta a portare Red in una riserva di caccia.

LA VERSIONE ITALIANA

Red e Toby è stato distribuito per la prima volta in Italia per il Natale 1981, a cura della CIC, ed ottenne un buon successo, confermato dalla riedizione del 1988. Anche per l’edizione italiana si tratta dell’ultima collaborazione di un veterano: il film è l’ultimo lungometraggio ad essere tradotto da Roberto de Leonardis prima della sua scomparsa.Come al solito il lavoro è esemplare, visto anche il non facile compito di rendere nella nostra lingua canzoni stile “country”. Diretta da Giorgio Bonora, la versione italiana del film si avvale dei doppiatori della DEFIS, mentre la parte musicale è al solito curata da Pietro Carapellucci, che dirige il coro femminile del complesso Akademia’s Sound. Le voci sono azzeccatissime. Vittorio Guerrieri che ha tra gli altri doppiato Patrick Swayze e Jeff Bridges è Red e ha saputo caratterizzare ottimamente il personaggio; suo alter ego per la voce da cucciolo è Massimiliano Alto, tenero e dolcissimo nei suoi dialoghi con Gran Mà; dodici anni dopo sarà la voce di Aladdin nel film omonimo. Claudio Trionfo è Toby e riesce ad esprimere con la sua recitazione tutto l’imbarazzo di dover fare i conti con una ingombrante volpe come amico. Fabrizio Vidale, che era stato la voce del coniglietto Codicillo in Robin Hood si ripropone con la sua bravura nella parte di Toby cucciolo. La grande coppia comica di Cippi e Sbuccia si giova del grande talento vocale di Claudio Sorrentino, ostinato Cippi e di Gil Baroni, un picchio irrimediabilmente tonto. Alberto Melis è la voce del cacciatore Amos, mentre la brava Gabriella Genta è la vedova Tweed, struggente nell’interpretazione del brano “E’triste dirsi addio” e bellicosa nei suoi litigi con Melis -Amos. Vecchio Fiuto, il segugio maestro di vita di Toby si avvale dell’ottima caratterizzazione di Giuliano Persico, odioso ed arteriosclerotico al punto giusto; Pinella Dragani è la voce ideale per la dolcezza e la sottile malizia della volpacchiotta Vicky, compagna di Red. Da ricordare anche le simpatiche voci di Nino Scardina (il porcospino) e Mario Bardella (Il tasso). La voce fondamentale è però la meravigliosa Aurora Cancian, che ha saputo ricreare in italiano il personaggio di Gran Mà in modo indimenticabile: tenera, struggente, comprensiva nei confronti di Red, comica nel trascinante numero “Impreparazione”, insinuante nella canzone “Sii naturale”. Gran Mà esprime tutti questi stati d’animo e la Cancian riesce a sovrapporsi perfettamente alla voce di Pearl Bailey, con risultati a volte superiori al modello.

Nelle foto il bozzetto di Bruno Napoli per il manifesto originale italiano del 1981 (Dal blog su Bruno Napoli : http://emanuelanapoli.tumblr.com/
e il manifesto internazionale per la riedizione del 1988




Inviato da: March Hare = Leprotto Bisestile il 21/11/2016, 17:41

CITAZIONE (nunval @ 21/11/2016, 16:25) *
è l’ultimo lungometraggio ad essere tradotto da Roberto de Leonardis prima della sua scomparsa.Come al solito il lavoro è esemplare

Secondo me, purtroppo, si sente che Roberto era al capolinea: a me questo suo lavoro non dice nulla nel migliore dei casi; nel peggiore trovo grosse sottovalutazioni del copione, come quando Red dice che volendo lui potrebbe infinocchiare Fiuto in ogni momento, laddove il verbo sottolineato è in originale un divertente "outfox" (il significato è quello, ma il gioco di parole si perde. È vero, era difficile renderlo, ma De Leonardis ci aveva abituato a questo ed altro!).

Inviato da: Fra X il 23/11/2016, 17:32

E si comincia con i tutt'ora discussi anni 80 dei WDAS. tongue.gif Questa pellicola benché secondo me presenti qualche peccuccia quà e là come il fatto di non aver troppo approfondito l'infanzia dei protagonisti, ha un fascino tutto suo e il finale è veramente malinconico.

CITAZIONE (nunval @ 21/11/2016, 16:25) *
e l’ultimo coprodotto da Wolfgang Reitherman

Manco si poté godere la pensione. sad.gif

Inviato da: LucaDopp il 25/11/2016, 1:35

CITAZIONE (Fra X @ 7/11/2016, 15:25) *
Spesso Taron viene citato come debutto nei toni dark dei WDAS.

Comunque chi dice questo non sa nulla della Disney. Tu hai citato Fantasia, ma di dark nella Disney ce n'è stato fin dai tempi di Danza degli scheletri. Senza contare poi che in Biancaneve e Pinocchio ci sono scene al cui confronto Taron è un episodio di Peppa Pig.

Inviato da: Nightwish il 25/11/2016, 16:25

CITAZIONE (LucaDopp @ 25/11/2016, 0:35) *
Senza contare poi che in Biancaneve e Pinocchio ci sono scene al cui confronto Taron è un episodio di Peppa Pig.

Confermo, in particolare quando Grimilde si affaccia alla finestra mentre Biancaneve prepara la torta mi fa spaventare anche oggi che ho 31 anni. eheheh.gif

Inviato da: brigo il 25/11/2016, 16:49

CITAZIONE (LucaDopp @ 25/11/2016, 0:35) *
Comunque chi dice questo non sa nulla della Disney. Tu hai citato Fantasia, ma di dark nella Disney ce n'è stato fin dai tempi di Danza degli scheletri. Senza contare poi che in Biancaneve e Pinocchio ci sono scene al cui confronto Taron è un episodio di Peppa Pig.

D'accordo col fatto che il terrore in Disney abbia sempre fatto capolino.
Ma il Taron che è arrivato fino a noi è stato piuttosto... annacquato.


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