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> Pinocchio di Matteo Garrone, 01 Distribution
Daydreamer
messaggio 3/7/2019, 20:19
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Pubblicato oggi il primo trailer del film, cast all-star italiano, atmosfere crepuscolari e fiabesche, inaspettati ed efficaci effetti speciali. Forse ci regaleranno una trasposizione coi fiocchi, incrociamo le dita.

TRAILER

Messaggio modificato da Daydreamer il 3/7/2019, 20:19


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Klauz_star
messaggio 29/8/2019, 17:42
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benigni nel ruolo di geppetto è molto azzecato...
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Daydreamer
messaggio 18/11/2019, 21:00
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Ecco la locandina del film:



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veu
messaggio 19/11/2019, 1:31
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Locandina bellissima!
Garrone sa creare fiabe e le fa molto molto bene.

Speriamo solo Benigni non sia troppo invasivo. Il Pinocchio di Benigni di qualche anno fa l'abbiamo odiato tantissimo. Speriamo che qui come Geppetto sia più contenuto e la storia migliore. Garrone con Il Racconto dei Racconti ha creato un film splendido (poco capito ma davvero splendido). Speriamo che Pinocchio sia altrettanto bello.


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Daydreamer
messaggio 22/11/2019, 17:35
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Ecco il trailer finale...Notevole, questa è l'atmosfera giusta!

*TRAILER FINALE* - Clicca Qui


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veu
messaggio 23/11/2019, 13:55
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Bellissimo il trailer! è ricco di personaggi del romanzo, come la lumaca, il giudice gorilla... chissà se ci sarà il Pescatore Verde e il Serpente Gigante che non ci sono mai negli adattamenti


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Daydreamer
messaggio 27/11/2019, 21:46
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CITAZIONE (veu @ 19/11/2019, 0:31) *
Garrone con Il Racconto dei Racconti ha creato un film splendido (poco capito ma davvero splendido). Speriamo che Pinocchio sia altrettanto bello.


Ragazzi, l'ho recuperato e appena concluso. Semplicemente perfetto: stupore, meraviglia, agonia, orrore, terrore, eccitazione. Un fantasy terrigno come non si vedeva da tempo! Bravissimo Garrone, ho iniziato a immaginarmi mille film con la sua regia e quel talento artigianale ammirevole. Non vedo l'ora di vedere Pinocchio, film numero uno di Natale della mia lista. Di seguito il nuovo poster.



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veu
messaggio 28/11/2019, 1:37
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Bello bello bello bello!
Garrone è un vero artista.
Speriamo che prosegua con la linea fiabesca perchè il suo modo di raccontare e ambientare le fiabe è unico, ha quel tocco di artigianalità e genialità che non si trova altrove


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Daydreamer
messaggio 12/12/2019, 21:58
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Esattamente quel che desideravo potesse essere. Sono elettrizzato, non vedo l'ora di vederlo! Garrone deve continuare e deliziarci con altri fantasy!

Da Cinefacts.it

PINOCCHIO: UNA SONTUOSA MAGIA D'AUTORE - RECENSIONE
di Teo Youssoufian

Quando è stato annunciato il film di Pinocchio per la regia di Matteo Garrone la reazione del grande pubblico è stata per la maggior parte di insofferenza: la percezione è quella di aver già visto tante, troppe volte la storia di Carlo Collodi trasposta sullo schermo e la domanda era sulle bocche di molti: era davvero necessario un ennesimo film su Pinocchio?

La percezione nasce però da un errore di fondo: nonostante non siano poche le versioni cinematografiche realizzate finora di quella che è senza timore di smentita la fiaba italiana più nota al mondo, il Pinocchio cinematografico non ha poi così tanti film degni di essere ricordati.

Il primo Pinocchio del Cinema è italiano, del 1911: un mediometraggio muto per la regia di Giulio Antamoro, di cui potete vedere i primi 6 minuti qui sotto.

Da lì in poi si passa direttamente al Pinocchio di animazione Disney del 1940, che forse è quello ancora oggi più conosciuto: il secondo Classico dopo Biancaneve e i Sette Nani fu un flop commerciale, principalmente dovuto all'arrivo della Seconda Guerra Mondiale che tagliò del tutto la possibilità di una grande distribuzione a livello globale, ma la critica lo apprezzò e il film con le sue libertà artistiche nei confronti del romanzo è ancora oggi negli occhi di tutti.

Successivamente al Pinocchio Disney furono molte le trasposizioni soprattutto televisive, e da ricordare c'è un film di animazione del 1971 a firma Giuliano Cenci, un film britannico live action del 1996 - co-produzione con USA, Italia, Francia e Germania - su cui è meglio non soffermarsi, e non vanno dimenticati né la serie TV a cartoni animati del 1972 che arrivava dal Giappone né soprattutto il famoso e amato sceneggiato televisivo di Luigi Comencini.

Cinque puntate trasmesse nel 1972 per una versione con Nino Manfredi, Vittorio De Sica, Gina Lollobrigida e la coppia Franco Franchi e Ciccio Ingrassia che nessuno ha mai dimenticato.

Dopo il trionfo mondiale de La Vita è Bella chiunque aspettava il suo Pinocchio, che però deluse tutti: il film fu il più costoso di sempre per il Cinema Italiano e fu un flop commerciale, criticatissimo dal pubblico e bocciato dalla critica.

Per rispondere alla domanda iniziale, quindi, sì: era davvero necessario un ennesimo film su Pinocchio.

Soprattutto se messo nelle mani di un cineasta come Matteo Garrone, che ha già dimostrato di saper tenere le fila sia di storie crude prese dalla realtà - L'imbalsamatore, Gomorra - sia di racconti fantastici e fiabeschi dal budget importante - Il Racconto dei Racconti.

Il suo Pinocchio a mio avviso riesce là dove gli altri non erano riusciti: emoziona.

La storia è inutile raccontarla, ma va sottolineato che nel Pinocchio garroniano si vedono moltissimi personaggi mai visti prima, o che comunque non avevano ricevuto lo spazio che avrebbero meritato; il cast è pregevole e su tutti c'è da tributare un applauso alla prova di Roberto Benigni.

Invecchiato, dimesso, tenero: il suo Geppetto apre il film con la verve solita a cui ci ha abituati l'attore, mentre cerca di barcamenarsi come può per ottenere un boccone da mangiare, ma il tutto viene ammantato da un velo di malinconia che qui trova in Benigni l'interprete perfetto.

Il film è una meraviglia per gli occhi e per il cuore: la fotografia di Nicolaj Brüel riesce a raccontare la fiaba senza mai esagerare né diventare protagonista; tutto è leggero, appoggiato, e le scenografie e i costumi contribuiscono a darci quella sensazione di povertà e mestizia proprie del racconto di Collodi.

Si muore di fame, in Pinocchio, si suda e si fa fatica, non c'è il lusso dell'acqua per lavarsi e gli ambienti sono trasandati, sudici, malconci.

Il teatro dei burattini è una giostra di legno, di sentimenti e di polvere, e se la (doppia) Fata Turchina è soave e pulita i "cattivi" del film appaiono quasi demoniaci, con unghie lunghe e mezze rotte, dita annerite dallo sporco e dalla cenere.
Tutto in questo Pinocchio è materico, tangibile, vero.

L'estetica generale del film è curata in ogni minimo dettaglio, tutti i reparti tecnici contribuiscono all'atmosfera che resta ancorata al reale pur con le sue inevitabili digressioni sul soprannaturale e il fantastico.

La macchina da presa di Garrone sta accanto al suo protagonista restituendoci il suo punto di vista: quando il burattino è in scena, e spesso anche quando non c'è, il punto macchina è a un metro d'altezza, per mostrare allo spettatore quel mondo così come lo vede Pinocchio.

Una scelta che sta a metà tra il famoso punto macchina di Yasujirō Ozu e la cinepresa spielberghiana di E.T. - L'extraterrestre: da una parte spesso la scena si muove all'interno del quadro, senza bisogno di movimenti virtuosi, dall'altra ci fa tornare bambini e ci costringe a guardare cose e persone dal basso verso l'alto, con lo stupore tipico dell'infanzia.

Il make up strepitoso è firmato da Mark Coulier: con a curriculum molte creature della saga di Harry Potter e la Meryl Streep di The Iron Lady, in Pinocchio Coulier trasforma gli attori con il trucco prostetico, lasciando perdere la CGI e gli effetti visivi che stanno dominando il fantasy degli ultimi vent'anni.

Il risultato è pura magia, e ci si sorprende nel vedere le espressioni lignee di Pinocchio - un bravissimo Federico Ielapi - tanto quanto le trasformazioni leggere di Massimo Ceccherini e Rocco Papaleo nei panni di Gatto e Volpe e di Gigi Proietti come Mangiafuoco o quelle estreme del Grillo Parlante, della Lumaca, del Tonno, del Gorilla giudice e dei due Corvo e Civetta dottori.

Il Pinocchio di Matteo Garrone inquieta con le atmosfere senza mai spingere troppo il pedale sul gotico, lasciando che siano le sensazioni a fare tutto il lavoro.

Il racconto del burattino che continua a cedere alle tentazioni, la morale in fin dei conti un po' opportunistica che insegna che il Male porta a delle punizioni mentre il Bene a un premio finale resta intatta, comprensibile ed evidente.

Il romanzo originale risale alla fine dell'800, in un periodo in cui l'Italia era appena nata e aveva bisogno di qualcuno e di qualcosa che potesse garantirgli un'identità nazionale, una tradizione nuova, una rettitudine alla quale appoggiarsi e conformarsi.
Cuore, di Edmondo De Amicis, è dello stessso periodo: assieme al Pinocchio di Collodi sono i due romanzi che forse meglio hanno costruito l'italiano nascente, traendo da pezzi di legno senza vita delle persone vere.

Ma se in Cuore il romanticismo e la moralità sono presenti e impersonati da pochi e delineati personaggi, in Pinocchio tutto è più sfumato, sparpagliato, suddiviso nelle maschere degli animali più diversi.
E anche oggi ritroviamo noi stessi in quella anarchica voglia di libertà del burattino, riconosciamo i nostri vizi, i nostri difetti, e nonostante il racconto nasca ormai un secolo e mezzo fa riesce ad essere attuale.

Ed è gelido il brivido che si prova vedendo l'Omino di Burro con tutti quei ragazzini alla sua mercé prima ancora che diventino dei ciuchini, quello sguardo unto e mellifluo che sottintende una malcelata pedofilia è più raggelante di tanta messa in scena esplicita.

Gli unici appunti che mi sento di muovere sono in merito alle musiche, che a volte in alcuni momenti non sono riuscite a comunicarmi il coinvolgimento che mi sarei aspettato, lasciandomi quindi più distaccato dal racconto di quanto avrei voluto, e la presenza di Roberto Benigni.

Il suo Geppetto è talmente riuscito e il carisma e la presenza scenica dell'attore così importanti che il risultato è quello di far calare inevitabilmente il film in tutta la parte in cui lui non c'è.

Ma sono minuzie, dettagli di poco conto all'interno di un'opera che finalmente porta sul grande schermo una storia magnifica e senza tempo, con una dolcezza mai vista nel Cinema Italiano e una malìa in grado di stregare sicuramente sia i piccoli che gli adulti.

Perché fondamentalmente Pinocchio è la storia di tutti noi, il suo Viaggio dell'eroe è il passaggio dall'infanzia all'età adulta, dalle azioni alle quali le conseguenze in fondo non importano granché alle responsabilità e alle prese di coscienza del fatto che ogni cosa che facciamo ha un effetto sul prossimo, su chi ci sta accanto, su chi ci vuole bene.

Matteo Garrone è quindi riuscito secondo me a rompere del tutto quella strana "Maledizione di Pinocchio", che faceva sì che chiunque decidesse di affrontare la storia del burattino che diventa un bambino vero finisse con lo scontrarsi con un insuccesso.

Il suo Pinocchio pulsa di una vita che fa bene al Cinema tutto, non solo a quello patrio, e respira un'artigianalità che andrebbe ricercata, rincorsa e ritrovata da tanti cineasti per ridare vera emozione al racconto per immagini.

Benedetto Croce disse una volta che "Il legno, in cui è tagliato Pinocchio, è l'Umanità".

Garrone ne ha evidentemente fatto tesoro, e ha regalato all'Umanità stessa una perla preziosa, che sorpassa i confini del tempo e dello spazio, pronta per essere accolta e amata dall'abbraccio del mondo.


Messaggio modificato da Daydreamer il 12/12/2019, 21:59


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Daydreamer
messaggio 28/12/2019, 9:47
Messaggio #10


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CITAZIONE (veu @ 23/11/2019, 12:55) *
Bellissimo il trailer! è ricco di personaggi del romanzo, come la lumaca, il giudice gorilla... chissà se ci sarà il Pescatore Verde e il Serpente Gigante che non ci sono mai negli adattamenti


Non sono presenti, come pure la morte della fata. Tuttavia il film non risparmia gioie e dolori della fiaba, anche i momenti più inquietanti. Nel tonno ho rivisto molto Fantaghiró. Un film bizzarro e potentemente italiano. Forse ogni tanto appare asettico da un punto di vista emotivo, ci fosse stata una colonna sonora più potente, il film ne avrebbe giovato. Avrei anche apprezzato di più un gatto e una volpe più animaleschi e meno umani, ma è chiaramente una scelta di stile, forse un omaggio allo sceneggiato tv, perché le creature fantastiche non mancano e sono assurde e intriganti: grillo e lumaca su tutti. Benigni promosso nella sua interpretazione via via più trattenuta e sofferta. Da rivedere. È di ieri la notizia che il film sia primo al box office natalizio! Notizia data su FB dallo stesso regista. Evviva.

Messaggio modificato da Daydreamer il 28/12/2019, 9:49


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Fulvio84
messaggio 28/12/2019, 10:01
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L’ho trovato di una noia mortale.
Purtroppo non sono mai stato amante della fiaba originale e anche quest’ennesima trasposizione seppur piena di pregi visivi non mi ha convinto e profondamente annoiato.
Continuo a riuscire ad apprezzare solo il Pinocchio disney


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chipko
messaggio 28/12/2019, 11:37
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Attenzione spoiler

Film interessante ma non è Pinocchio, al massimo è il Pinocchi di Garrone.

Visto due giorni fa, e capisco quanto detto da Fulvio. È un film lento e che non riesce a prendere il cuore dello spettatore se non in due tre scene.
Non riesco ancora a decidermi sul giudizio. Sull'istante sono rimasto molto deluso, ma il film mi ha spinto ad andare a rileggermi il racconto integrale originale di Collodi.

Il mio titolo è infatti provocatorio, perché quasi tutte le recensioni dicono che il film è molto fedele al libro, ma come san Paolo insegna un conto è la lettera un conto è lo spirito. Il film è fedele nella lettera ma non nello spirito. Questo film è un Pinocchio contemporaneo.
Quella che viene mostrata e narrata non è la storia di un cammino e di una crescita, non parla della "conversione" di Pinocchio. Qui non c'è la cattiveria di Pinocchio (presente invece nello sceneggiato tv di Comecini). Il Pinocchio del film è fondamentalmente buono (al di là di qualche capriccio e birbonata) è il mondo adulto ad essere cattivo, o, meglio ancora, a non avere nulla di buono da offrire. Non c'è dramma, non c'è pentimento, non c'è crescita, se non l'avvenuta consapevolezza della cattiveria del mondo.
Ad eccezione della fata e di Geppetto tutto il mondo adulto è negativo, il grillo e il maestro sono figure negative a differenza del libro. In loro non c'è bontà, o preoccupazione per l'avvenire di Pinocchio. Poco importa quanto alla lettera il grillo ripeta le parole del libro se il tono è quello di un "sotuttoio". Il maestro è addirittura grottesco, con quel suo dire "il maestro è un secondo padre". È un maestro violento e che sembra cerchi il modo di far fallire i ragazzi, per poter esercitare la sua funzione di potere contro chi nulla può controbattere perché debole e piccolo. Significativa la scena in cui l'intera classe è in ginocchio sui ceci con la sola eccezione di Pinocchio.
Il mondo adulto è un mondo vuoto, fatto di orrore, di violenza, di miseria, di sporcizia e di ributtanza. Ed ecco che allora il film si presta a più livelli di lettura, è una critica al mondo odierno, che ripropone i cosidetti valori, ma non crede in essi, li ripropone a pappagallo, per forza di inerzia, ed a motivo di ciò che risultano moralistici e forzati.
Il Pinocchio del film è un Pinocchio che più che esser causa delle sue stesse sventure è vittima del mondo. Significativa anche la scena del Giudice dove (a differenza del libro) Pinocchio mente per scampare la prigione, ma non gli si allunga il naso. Già questo segna un ribaltamento profondo. Mentire è lecito perché il mondo è ingiusto. Ad ingiustizia occorre rispondere con ingiustizia. Fra le righe c'è la condiscendenza alla ribellione giovanile, perché tanto non esiste alcuna autorità che valga la pena rispettare, né giustizia (anche il maestro è ingiusto). Alla fine quando Lucignolo mette il ranocchio nei pantaloni del maestro, il pubblico è con Lucignolo perché quel maestro è odioso fino al midollo.
Anche la fata Turchina bambina è "ribelle" basti pensare al rifiuto dell'andare a dormire o dello sketch sulla velocità della lettura del libro. Di nuovo il film non potrebbe divergere in modo più assoluto dal libro. Perché nel libro la lumaca è simbolo dell'attesa e del fatto che per ottenere risultati occorra pazienza e rispetto della natura delle cose, mentre nel film la lentenzza della lumaca è divenuto motivetto comico, un vezzo da poter alterare magicamente.
Il mondo adulto è un mondo di approfittatori dell'innocenza e della bontà (si veda la scenza iniziale in cui il venditore cerca di approfittarsi di Geppetto per ottenere il più possibile dal suo abbecedario), con delle eccezioni che si contano sulle punte delle dita.
Nel libro invece il modo adulto è duro ma anche giusto e compassionevole. Il libro non fa una distizione generazionale mettendo i buoni da una parte e i cattivi dall'altra.
Le uniche due parti commoventi del film sono al circo (quando la fata guarda Pinocchio) e quando Pinocchio da da bere il bicchiere di latte a Geppetto.
Sono due punti toccanti, ma come separati, avulsi, dall'intera trama del film, due momenti di pietà a sé stanti.
Nel finale si ha la sensazione che sia Pinocchio a salvare Geppetto, a salvarlo da un vita priva di senso e di amore, e se pure nel libro qualcosa di questo messaggio c'è, quello che manca è la salvezza di Pinocchio che in realtà non abbisogna di essere salvato, Pinocchio non dice mai "grazie", quasi che la fata sia un puro accidente, non c'è riconoscenza o consapevolezza dei propri errori.
Perfino il mondo dei balocchi, manca dell'effetto wow, persino la tentazione manca di fascino, la gioia lì espressa è dei bambini, non del luogo o dei giocattoli, il tutto è e rimane povero, tant'è che i bambini vanno a dormire sulla paglia e il paese è vecchio e fatiscente, è la riprosizione del mito "del buon selvaggio", i bambini suono buoni, non c'è cattiveria in loro, sono gli uomini ad essere malvagi.
Il Pinocchio di Garrone è un film rassegnato, dove la morale non ha nulla da dire, è cristallizzata in formule fisse che non hanno impatto, ma che alla fine si apre alla speranza, nonostante il giudizio sulla generazione presente marcia e corrotta, si spera che le nuove facciano meglio medicado quel si può medicare.

Per questo sono indeciso sul giudizio da dare al film, se lo scopo del film è quello di far pensare questo fa sicuramente pensare, ma per come è costruito il film è un pensar faticoso e non immediato, un cammino che lo spettatore può compiere solo in salita.
Alla fine del film ero annoiato e triste, difficile che da questi sentimenti uno spettatore voglia approfondire il perché, in genere il tutto si riduce a "Com'era il film? Una palla".




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